K metro 0 – Ankara – Si è concluso ad Ankara il 36° Vertice della NATO, ospitato dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan il 7 e l’8 luglio. L’incontro, il primo nella storia dell’Alleanza a svolgersi in Asia, si è chiuso con l’approvazione della cosiddetta “Ankara Declaration”, documento che conferma gli orientamenti strategici dell’Organizzazione in
K metro 0 – Ankara – Si è concluso ad Ankara il 36° Vertice della NATO, ospitato dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan il 7 e l’8 luglio. L’incontro, il primo nella storia dell’Alleanza a svolgersi in Asia, si è chiuso con l’approvazione della cosiddetta “Ankara Declaration”, documento che conferma gli orientamenti strategici dell’Organizzazione in materia di sicurezza e difesa.
Ad attirare l’attenzione è stata anche la dichiarazione del presidente statunitense Donald Trump, che al suo arrivo ha affermato di aver partecipato al vertice esclusivamente per l’invito del presidente Erdoğan. Al di là delle dichiarazioni, il documento finale ribadisce il principio cardine della NATO: l’impegno alla difesa collettiva sancito dall’Articolo 5 del Trattato Atlantico, secondo cui un attacco contro un alleato equivale a un attacco contro tutti.
Tra le decisioni più rilevanti figura la conferma dell’obiettivo di destinare entro il 2035 il 5% del PIL nazionale alla difesa. Gli Stati membri dovranno presentare piani concreti e credibili per raggiungere il traguardo. Secondo le stime dell’Alleanza, nel biennio 2025-2026 la spesa complessiva per la difesa ha già raggiunto i 258 miliardi di euro.
Sul fronte ucraino, i Paesi alleati hanno confermato un sostegno di 70 miliardi di euro per il 2026, destinati a forniture militari, addestramento e assistenza, con un impegno analogo previsto anche per il 2027. I finanziamenti deriveranno da contributi bilaterali e da un prestito dell’Unione europea, mentre gli Stati Uniti non parteciperanno direttamente al fondo. Nessuna novità, invece, sul percorso di adesione di Kiev alla NATO, con la dichiarazione finale che si limita a ribadire il sostegno politico all’Ucraina.
Grande spazio è stato dedicato all’industria della difesa, con l’annuncio di nuovi contratti per decine di miliardi di dollari a favore delle aziende statunitensi e l’avvio di iniziative per la produzione standardizzata di munizioni da 155 millimetri tra i Paesi alleati.
La Turchia ha inoltre rilanciato il proprio ruolo strategico chiedendo la rimozione delle restrizioni al commercio di materiali militari tra gli alleati e annunciando un investimento di 24 miliardi di euro nel sistema nazionale di difesa aerea “Cupola d’Acciaio”. Sul dossier Iran, infine, i leader hanno ribadito la posizione comune: Teheran non dovrà acquisire armi nucleari e dovrà essere garantita la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.













