Caso Abderrahim Fakir: un nuovo video mostra una chiazza di sangue sotto la testa

Caso Abderrahim Fakir: un nuovo video mostra una chiazza di sangue sotto la testa

K metro 0 – Bologna – Ci sono nuove immagini che mostrano gli attimi immediatamente successivi alla morte di Abderrahim Fakir, avvenuta il 19 luglio durante un intervento della polizia a Bologna. Le immagini mostrano un’agente della scientifica che scopre il corpo del 42enne. Sotto la testa di Fakir che è supino e ha la bocca aperta,

K metro 0 – Bologna – Ci sono nuove immagini che mostrano gli attimi immediatamente successivi alla morte di Abderrahim Fakir, avvenuta il 19 luglio durante un intervento della polizia a Bologna. Le immagini mostrano un’agente della scientifica che scopre il corpo del 42enne. Sotto la testa di Fakir che è supino e ha la bocca aperta, c’è una macchia di sangue. Lo riporta Nova.

Secondo l’esame autoptico svolto all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, l’uomo sarebbe morto per schiacciamento e per la presenza di sangue vivo nei polmoni. Già secondo le indiscrezioni circolate nella giornata di ieri, la Tac preliminare  aveva evidenziato una compromissione delle vie respiratorie e la presenza di sangue nei polmoni, un quadro compatibile con un’ipotesi di asfissia, ma che non consente ancora di stabilire la causa definitiva della morte né il rapporto con le modalità dell’immobilizzazione.

Un tono forte, ma più prudente sul piano medico, è stato adottato anche da “Médias24”, che ha titolato: “La morte di un marocchino durante un arresto scuote l’Italia”. Nel ricostruire il caso, la testa marocchina ha sottolineato come i filmati, le richieste di aiuto di Fakir e l’immobilizzazione a terra pongano “pesanti interrogativi” sui metodi impiegati dalle forze dell’ordine. Ancora più marcata è la lettura sociale proposta dal settimanale francofono “TelQuel”, storicamente collocato nell’area liberal, laica e maggiormente critica della stampa marocchina. “Arrivato in Italia a sette anni, mai diventato italiano”, ha scritto la testata nella presentazione del caso, aggiungendo che Fakir è morto “sotto il peso di due agenti”. Il riferimento alla mancata cittadinanza sposta l’attenzione dalla sola dinamica dell’intervento alla condizione degli immigrati di lunga durata e al tema dell’integrazione. Il portale “Yabiladi”, punto di riferimento informativo per i marocchini residenti all’estero, ha riassunto invece il sentimento della diaspora con la frase: “A Bologna, il lutto e la rabbia si mescolano”. La testata ha posto al centro la richiesta di giustizia della famiglia e l’attesa per il rientro della salma in Marocco.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha difeso l’operato degli agenti coinvolti nella vicenda. Ospite della trasmissione L’Aria che Tira su La7, ieri il titolare del Viminale ha commentato gli sviluppi dell’inchiesta, soffermandosi sui filmati acquisiti dagli investigatori. “Dai video emerge la correttezza dei poliziotti”, ha dichiarato Piantedosi. “È l’ennesimo episodio che testimonia la complessità del lavoro delle forze di polizia. Dai video si evince che i poliziotti si siano approcciati con la delicatezza che ci vuole in questi casi”.

Abdelrahim Fakir “non era malato, non aveva il cancro, non soffriva di disturbi psicologici né di altre patologie. Era un uomo sano, lavorava, si allenava e conduceva una vita normale” ha detto alcuni giorni fa Maryam Fakir, moglie del cittadino marocchino all’emittente “Al Intifada”. La donna, intervistata nella sua abitazione a Chichaoua, nel Marocco centrale, ha respinto le informazioni circolate nei giorni successivi alla morte del marito secondo cui l’uomo avrebbe sofferto di gravi problemi di salute. La famiglia ha contestato anche altre ricostruzioni apparse sui media, mentre la zia di Fakir, intervenuta su un’altra emittente locale, ha accusato la polizia di averlo “giustiziato”, parlando di un “terribile crimine contro l’umanità”.

L’ambasciatore d’Italia in Marocco, Pasquale Salzano, e il console generale d’Italia a Casablanca hanno incontrato la vedova di Fakir. A quanto si apprende dall’ambasciata italiana a Rabat, l’incontro è avvenuto su indicazione del ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani. Nel corso del colloquio, svoltosi presso il Consolato generale a Casablanca, sono state espresse, a nome del Governo italiano, “le più sentite condoglianze e la sincera vicinanza delle istituzioni italiane alla famiglia”. L’ambasciatore e il console generale hanno inoltre confermato “la piena disponibilità ad assicurare ogni possibile assistenza alla famiglia nelle prossime fasi della vicenda”.

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