Rapporto Dea: azioni contro narcotrafficanti non hanno ridotto l’afflusso di cocaina negli Usa

Rapporto Dea: azioni contro narcotrafficanti non hanno ridotto l’afflusso di cocaina negli Usa

K metro 0 – Washington – Gli attacchi militari ordinati dall’amministrazione degli Stati Uniti contro le imbarcazioni sospettate di narcotraffico non hanno ridotto la quantità di cocaina che entra negli Usa, ma hanno spinto le organizzazioni criminali a sviluppare nuove strategie e tattiche, compromettendo al tempo stesso i metodi investigativi tradizionali. Lo riporta un rapporto

K metro 0 – Washington – Gli attacchi militari ordinati dall’amministrazione degli Stati Uniti contro le imbarcazioni sospettate di narcotraffico non hanno ridotto la quantità di cocaina che entra negli Usa, ma hanno spinto le organizzazioni criminali a sviluppare nuove strategie e tattiche, compromettendo al tempo stesso i metodi investigativi tradizionali. Lo riporta un rapporto riservato della Drug enforcement administration (Dea) visionato dal quotidiano “Washington Post”, confermato anche da un briefing riservato al Congresso e da colloqui con funzionari statunitensi e stranieri. Lo riporta Nova.

Secondo gli analisti della Dea, i raid non hanno inciso né sull’offerta né sul prezzo della cocaina sul mercato statunitense, e hanno indotto i trafficanti a diversificare le rotte, abbandonando le tradizionali imbarcazioni veloci in acque internazionali a favore di natanti più grandi lungo le coste, dove le forze statunitensi hanno minori probabilità di intervenire. In un briefing riservato al Congresso il mese scorso, funzionari del Pentagono hanno riferito ai parlamentari che i raid nelle acque internazionali al largo dell’America centrale e meridionale non hanno inciso sulla purezza della droga sequestrata, un indicatore che secondo un funzionario della Dea segnala una disponibilità di sostanza rimasta costante.

I trafficanti fanno inoltre sempre più ricorso al trasporto aereo da piste di decollo clandestine lungo il confine tra Colombia e Venezuela, dirette verso Guyana e Suriname per evitare le forze statunitensi. Un funzionario della Dea ha descritto il fenomeno paragonandolo alla pressione su un palloncino, che si espande sempre dal lato opposto a quello compresso. Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha difeso l’operazione militare denominata Southern Spear, sostenendo che sta producendo “esattamente ciò per cui è stata concepita”. La portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, ha respinto le conclusioni del rapporto, definendo “ridicola” ogni ipotesi che le misure adottate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non siano state efficaci. Le stime della Dea contraddicono le dichiarazioni pubbliche di Trump, che ha affermato più volte, l’ultima il mese scorso, che i raid avrebbero ridotto il traffico marittimo di droga tra il 97 e il 98 per cento. Dal settembre dello scorso anno le forze statunitensi hanno colpito almeno 67 imbarcazioni, causando la morte di almeno 221 persone. Nello stesso periodo Washington ha inoltre catturato il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ucciso il leader del gruppo criminale Tren de Aragua, Hector “El Nino” Guerrero, e colpito un presunto campo di dissidenti delle Farc in Ecuador.

Un alto funzionario della sicurezza colombiana ha affermato che l’effetto dissuasivo dei raid si è limitato a un solo tipo di trasporto, spingendo i trafficanti verso altri metodi, incluso lo stoccaggio della droga su navi di grandi dimensioni. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, la produzione globale di cocaina, concentrata in Perù, Bolivia e soprattutto Colombia, ha raggiunto livelli record: tra il 2014 e il 2024 la superficie coltivata a coca è triplicata, superando i 1.480 miglia quadrate, mentre la produzione illecita di cocaina è quadruplicata, arrivando a 4.100 tonnellate. L’ex amministratore facente funzione della Dea, Derek Maltz, ha riconosciuto che i raid non sono riusciti a “interrompere il flusso di cocaina”, pur sostenendo la necessità di un maggiore coinvolgimento militare nella lotta al narcotraffico. Il generale dei Marines Francis Donovan, comandante del Comando Sud degli Stati Uniti e responsabile dell’operazione, ha definito gli attacchi militari “probabilmente non lo strumento più efficace” nel contrasto al narcotraffico.

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