India: movimento degli “scarafaggi” fa tremare il governo Modi

India: movimento degli “scarafaggi” fa tremare il governo Modi

K metro 0 – New Delhi – I “bacarozzi” hanno fatto vedere i “sorci verdi” al governo indiano. Fuor di metafora, migliaia di giovani che hanno dato vita al Cockroach Janta Party o Partito degli scarafaggi, come si sono autoironicamente chiamati, hanno lanciato una delle sfide più inaspettate al governo di Narendra Modi.    Dopo

K metro 0 – New Delhi – I “bacarozzi” hanno fatto vedere i “sorci verdi” al governo indiano. Fuor di metafora, migliaia di giovani che hanno dato vita al Cockroach Janta Party o Partito degli scarafaggi, come si sono autoironicamente chiamati, hanno lanciato una delle sfide più inaspettate al governo di Narendra Modi.   

Dopo settimane di manifestazioni, sit-in e scioperi della fame in tutto il paese, le proteste sono diventate uno dei segnali più evidenti di dissenso pubblico contro il governo negli ultimi anni.  Migliaia di persone sono tornate in piazza anche dopo l’uso di gas lacrimogeni e manganelli da parte della polizia, intervenuta per disperdere i manifestanti che tentavano di raggiungere il Parlamento.

Tutto è iniziato come una campagna satirica online, ribaltando un insulto rivolto loro dal Presidente della Corte Suprema Surya Kant. Durante un’udienza a maggio, Kant ha criticato quelli che ha definito “parassiti” che prendono di mira le istituzioni e ha paragonato alcuni giovani disoccupati e attivisti agli scarafaggi.

La reazione è stata quella di fondare un partito politico parodistico che utilizza lo scarafaggio come simbolo. E ha preso piede fra i giovani scolarizzarti di varie comunità della cosiddetta Gen Z (i nati fra il 1997 e il 2012) che hanno  chiesto da mesi la testa del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan dopo uno scandalo legato a un test di medicina.

Il governo aveva annullato in risultati del test, denunciando una presunta fuga di notizie riguardo le domande, costringendo centinaia di migliaia di vincitori a rifare daccapo il test. Venticinque ragazzi si sono suicidati.

Il malcontento, alimentato dall’indignazione per le presunte inefficienze del sistema di esami indiano e da una più ampia frustrazione tra i giovani, ha provocato un’ondata di cortei e di scioperi della fame da parte di giovani che hanno subito anche una dura repressione, con arresti e violenze della polizia contro migliaia di manifestanti che cercavano di marciare verso Sansad Bhava, il parlamento di Nuova Delhi. Centinaia di manifestanti erano rimasti accampati a Jantar Mantar,  il più grande osservatorio senza strumenti ottici del mondo costruito dagli astronomi musulmani e indù all’alba del XVIII secolo (nel (1724) chiedendo le dimissioni del Ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, che le ha infine rassegnate. 

Ma chi sono i membri del movimento degli “scarafaggi”, come si sono formati e quali sono i loro scopi e obiettivi? Nato sul web come pagina social satirica per rovesciare un insulto istituzionale contro i giovani, il movimento Cockroach Janta Party (CJP), la cui sigla è una citazione ironica del Bharatiya Janata Party (BJP) il partito suprematista indù al governo, si è rapidamente trasformato in una piattaforma per milioni di giovani indiani   che hanno espresso la propria frustrazione per la disoccupazione, l’aumento del costo della vita, le fughe di notizie sugli esami e la mancanza di trasparenza da parte del governo.

Attraverso meme, brevi video e satira online, il gruppo ha trasformato l’umorismo in una forma di protesta politica. Lo scarafaggio è stato scelto per la sua reputazione di sopravvivenza in condizioni difficili, diventando un simbolo ironico di resilienza tra i giovani che si sentono ignorati da chi detiene il potere.

Così in poco tempo il numero dei simpatizzanti del CJP è salito a 22 milioni di follower su Instagram. Con lo scopo dichiarato di condurre una “protesta pacifica” e di dare voce ai giovani indiani della Generazione Z.

Questo ha generato un   movimento trasversale fra persone di classi sociali diverse, superando le barriere di religione, lingua, geografia e casta. Alle proteste hanno partecipato anche molte donne e ragazze, cosa non scontata in una società dove il sessismo resta diffuso.

Un portavoce del movimento ha dichiarato ad Al Jazeera che gli scarafaggi intendono ampliare il proprio raggio d’azione, criticando non solo il sistema educativo ma denunciando anche altri problemi della società indiana.

Il movimento ha trovato sostegno anche in alti esponenti politici, come Raoul Ghandi, leader dell’opposizione nella Lok Sabha (la camera bassa del parlamento indiano) che ha anche partecipato alle proteste di piazza ed è stato arrestato e poi rilasciato. 

“Dobbiamo capire che cinque anni fa nessuno era disposto a parlare contro Modi o il governo. I tempi stanno cambiando”, ha affermato Abhijeet Dipke, fondatore del CJP, anche grazie alla crescita della percentuale di giovani.  Oltre il 40% della popolazione totale (1,4 miliardi di persone) ha meno di 25 anni e la percentuale si avvicina al 60%   considerando gli under 35. Il malcontento in questa fascia   demografica è molto alto, perché la disoccupazione è un problema reale e costante – riguarda il 40% dei diplomati fra i 15 e i 25 anni – nonostante i risultati macroeconomici molto pubblicizzati del governo Modi.

I critici del CJP, molti dei quali sostenitori di Modi, hanno liquidato il movimento come una trovata politica online allineata con l’opposizione, sottolineando i precedenti legami del fondatore Dipke con l’Aam Aadmi Party, il Partito dell’Uomo Comune, nato sulla scia del vasto movimento anticorruzione indiano del 2011.

Sostengono inoltre che la popolarità del movimento difficilmente durerà, affermando che si tratta di una campagna sui social media piuttosto che di un autentico movimento di base.

Ma Dipke insiste sul fatto che la campagna si è estesa oltre internet: “Questo è il movimento che è arrivato in India… cambierà il discorso politico”, ha affermato. “Continuerà online e, se necessario, si manifesterà anche sul territorio”.

Nonostante lo stop ai blocchi stradali e alle proteste attive, i leader del movimento hanno dichiarato che questo traguardo è “solo l’inizio”. Le dimissioni del ministro Pradhan, sono indubbiamente un successo politico della Gen Z indiana. Ma  la sua sostituzione con Pralhad Joshi, esponente dell’RSS (Rashtriya Swayamsevak Sangh: “Unione Volontaria Nazionale” un’organizzazione paramilitare di destra, di stampo suprematista indù)” rivela la continuità del potere autoritario, mentre le proteste  si spaccano tra chi vuole fermarsi e chi vorrebbe andare oltre.

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