K metro 0 – Wicklow – Ucraina, Iran e sicurezza dello Stretto di Hormuz, Gaza e Cisgiordania, Libano, Mediterraneo e capacità dell’Unione europea di incidere sulle grandi crisi internazionali. È un’agenda dominata dai dossier di sicurezza quella che attende i ministri degli Esteri dell’Ue alla riunione informale Gymnich ospitata dalla presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue
K metro 0 – Wicklow – Ucraina, Iran e sicurezza dello Stretto di Hormuz, Gaza e Cisgiordania, Libano, Mediterraneo e capacità dell’Unione europea di incidere sulle grandi crisi internazionali. È un’agenda dominata dai dossier di sicurezza quella che attende i ministri degli Esteri dell’Ue alla riunione informale Gymnich ospitata dalla presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue nella contea di Wicklow.
Dopo la cena di benvenuto prevista nella serata del primo settembre, i lavori politici si concentreranno mercoledì 2 settembre al Druids Glen Resort, con tre sessioni di lavoro. La riunione sarà presieduta dall’Alta rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas e ospitata dalla ministra degli Esteri e del Commercio irlandese Helen McEntee.
Il formato Gymnich, che riunisce ogni sei mesi i ministri degli Esteri europei e prende il nome dal castello tedesco dove si tenne il primo incontro nel 1974, non prevede l’adozione di decisioni o conclusioni formali. La sua funzione è piuttosto quella di consentire un confronto politico più libero e strategico, capace di preparare le successive decisioni del Consiglio Affari esteri. Per Dublino, che dal primo luglio esercita per l’ottava volta la presidenza del Consiglio dell’Ue, la riunione si inserisce nei tre pilastri scelti per il semestre: competitività, valori e sicurezza, con il sostegno all’Ucraina e il rafforzamento dell’azione globale dell’Europa tra le priorità trasversali.
Per l’Italia parteciperà il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha indicato con chiarezza il significato politico dell’appuntamento. La riunione, ha spiegato, “servirà a fare il punto sulla situazione internazionale: Hormuz, Iran, quella in Medio Oriente, in Ucraina e naturalmente anche la situazione del Mediterraneo, l’immigrazione”. Secondo Tajani, Wicklow sarà quindi “un momento importante per confrontarci e far sì che l’Europa possa giocare da protagonista anche nelle prossime settimane, nei prossimi mesi”.
La prima sessione sarà dedicata alla guerra russa contro l’Ucraina, con un’attenzione particolare alla difesa aerea, alla sicurezza energetica e alla situazione nel Mar Nero. Al confronto prenderanno parte anche il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, la commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos e rappresentanti di Canada, Islanda, Norvegia, Regno Unito e Svizzera. Il dossier arriva al Gymnich dopo un’estate segnata da un’intensificazione degli attacchi russi e da una crescente pressione sulle infrastrutture portuali ucraine, soprattutto nell’area di Odessa. Secondo la scheda preparatoria, nella prima metà di agosto i flussi di cereali ucraini sono diminuiti di circa il 75 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre attraverso le infrastrutture interessate dagli attacchi transita circa il 90 per cento delle esportazioni cerealicole del Paese. Il confronto riguarderà dunque non soltanto il sostegno militare a Kiev, ma anche le conseguenze della guerra sulla sicurezza alimentare, sulle rotte commerciali del Mar Nero e sull’approvvigionamento energetico europeo. L’Ucraina continua a indicare la difesa aerea tra le proprie priorità, mentre a Bruxelles resta aperto il confronto sulle risorse militari e finanziarie da destinare a Kiev. Dall’inizio del conflitto l’assistenza complessiva dell’Ue ha superato i 220 miliardi di euro; nel quadro del prestito da 90 miliardi per il biennio 2026-2027 è prevista entro la fine dell’anno l’erogazione di 45 miliardi. La presidenza irlandese ha indicato il mantenimento del sostegno politico, militare e finanziario all’Ucraina e l’aumento della pressione sulla Russia tra le proprie principali priorità di politica estera.
Ma uno dei passaggi politicamente più significativi del Gymnich sarà probabilmente la seconda sessione, dedicata all’azione esterna dell’Unione. I ministri discuteranno di come rendere più efficaci, incisive e rapide le decisioni europee in politica estera e di come aumentare il peso dell’Ue nelle organizzazioni multilaterali. Sullo sfondo c’è un dibattito che riguarda i meccanismi decisionali della Politica estera e di sicurezza comune (Pesc), il ruolo dell’Alta rappresentante, il coordinamento tra Consiglio europeo e Consiglio Affari esteri e, più in generale, la capacità dei Ventisette di tradurre il proprio peso economico e finanziario in influenza politica. La stessa presidenza irlandese presenta come obiettivo del Gymnich il rafforzamento dell’”efficacia, dell’impatto e dell’agilità” dell’azione esterna dell’Ue. È su questo terreno che si inserisce anche il messaggio politico portato da Tajani. “Serve un’Europa politicamente in grado di essere protagonista per la costruzione della pace nel Medio Oriente, nella costruzione della pace in Ucraina”, ha affermato il ministro. Per il titolare della Farnesina occorre “un’Europa che sappia agire da protagonista e sappia essere interlocutore credibile di tutte le forze che sono in campo”. Una maggiore capacità politica europea, secondo Tajani, è necessaria anche “per rinforzare la nostra credibilità all’interno dell’Alleanza atlantica”, alla luce di quello che il ministro ha definito “un lento ma progressivo disimpegno americano”. “Noi siamo alleati e abbiamo il diritto e il dovere di tutelare i nostri interessi”, ha aggiunto.
La terza sessione sposterà il baricentro sul Medio Oriente, con al centro la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, la situazione iraniana, Gaza e Cisgiordania, il sostegno all’Autorità Palestinese e la stabilizzazione del Libano. La presidenza irlandese indica esplicitamente la sicurezza della navigazione a Hormuz, la crisi umanitaria nella Striscia, il deterioramento della situazione in Cisgiordania, la soluzione a due Stati e il sostegno a Beirut tra i temi destinati a essere affrontati. Per l’Italia la sicurezza marittima assume anche una dimensione operativa: Roma ha manifestato disponibilità a contribuire a un’eventuale iniziativa multilaterale e difensiva nello Stretto di Hormuz, mentre continua a partecipare alla missione europea Aspides nel Mar Rosso. Il Mediterraneo sarà inoltre uno dei dossier che Tajani intende portare nel confronto, a partire dall’immigrazione e dagli sviluppi a Ceuta. Il ministro ha respinto l’interpretazione secondo cui la proroga italiana per 15 giorni dei controlli temporanei nell’ambito di Schengen rappresenterebbe un atto ostile verso la Spagna. “Assolutamente no”, ha affermato, sostenendo che il governo ha “il dovere di garantire la sicurezza interna” e di proteggere una frontiera marittima italiana di circa settemila chilometri che è al tempo stesso frontiera europea. Tajani ha collegato la decisione alla situazione ancora non normalizzata nell’exclave spagnola, indicando tra i rischi da prevenire possibili infiltrazioni terroristiche e nuovi flussi di immigrazione irregolare. La riunione di Wicklow si presenta così come un test soprattutto politico per mettere a confronto i Ventisette sulla capacità dell’Europa di muoversi con maggiore coesione in una fase nella quale le crisi dell’Ucraina, del Golfo e del Mediterraneo si intrecciano sempre più con la sicurezza economica ed energetica del continente. È il terreno sul quale Dublino vuole applicare il motto scelto per la propria presidenza,
“Ní neart go cur le chéile”, “la forza viene dall’unità”. Ed è anche il punto sul quale insiste la posizione italiana: trasformare il peso dell’Ue per fare in modo che non si limiti a reagire alle crisi ma sappia prevederle e adottare i giusti strumenti per affrontarle.













