K metro 0 – Tel Aviv – A poche settimane dalle elezioni legislative israeliane del 27 ottobre, il sistema politico entra nella fase decisiva della campagna con un dato destinato a riaprire gli scenari: il blocco del premier Benjamin Netanyahu scende a 47 seggi, mentre l’opposizione si avvicina alla soglia dei 61 necessaria per conquistare
K metro 0 – Tel Aviv – A poche settimane dalle elezioni legislative israeliane del 27 ottobre, il sistema politico entra nella fase decisiva della campagna con un dato destinato a riaprire gli scenari: il blocco del premier Benjamin Netanyahu scende a 47 seggi, mentre l’opposizione si avvicina alla soglia dei 61 necessaria per conquistare la maggioranza alla Knesset.
Il dato più significativo, tuttavia, non è soltanto la distanza tra i due schieramenti. È la crescente difficoltà di Netanyahu nel trasformare il consenso del campo conservatore in una maggioranza parlamentare stabile. Il sistema politico israeliano, fondato sulla rappresentanza proporzionale, rende infatti decisivo il peso delle formazioni minori: pochi seggi possono determinare la nascita o la caduta di un governo.
Secondo il sondaggio citato da Anadolu Agency, l’opposizione di area sionista arriverebbe a 57 seggi. A questi potrebbero aggiungersene altri quattro qualora la nuova formazione guidata da Yoaz Hendel e Yaron Zelekha decidesse di sostenere il fronte anti-Netanyahu. In questo scenario, l’opposizione raggiungerebbe esattamente quota 61, senza dover necessariamente ricorrere ai partiti arabi.
È proprio questa possibilità a rendere il quadro particolarmente interessante. La questione non è più soltanto se Netanyahu possa perdere voti, ma se l’opposizione sia finalmente in grado di trasformare la propria frammentazione in un progetto di governo. Il generale Gadi Eisenkot, leader di Yashar ed ex capo di Stato maggiore, emerge in questo contesto come uno dei principali punti di riferimento dell’alternativa al premier. Altri sondaggi recenti lo collocano davanti a Netanyahu nelle preferenze personali per la guida del governo.
Il vantaggio dell’opposizione, però, rimane tutt’altro che definitivo. I sondaggi delle ultime settimane hanno mostrato oscillazioni considerevoli: solo pochi giorni fa un’altra rilevazione assegnava 57 seggi all’opposizione contro 51 al blocco di Netanyahu, mentre altri sondaggi hanno registrato una sostanziale situazione di equilibrio.
Per Netanyahu la partita diventa quindi soprattutto una questione di aritmetica politica. Il premier sta tentando di ricomporre un fronte della destra sempre più frammentato, consapevole che il mancato superamento della soglia elettorale da parte di alcuni partiti potrebbe trasformare migliaia di voti in seggi persi.
Il voto di ottobre potrebbe dunque rappresentare qualcosa di più di un semplice referendum sulla lunga stagione politica di Netanyahu. Potrebbe diventare il momento in cui Israele decide se proseguire lungo la traiettoria politica degli ultimi anni oppure aprire una fase nuova.
Ma, ancora una volta, la domanda decisiva non sarà soltanto chi vincerà le elezioni. Sarà chi riuscirà a costruire una maggioranza capace di governare un Paese profondamente diviso.













