K metro 0 – Stoccolma – Domenica 13 settembre si terranno le elezioni parlamentari in Svezia, un appuntamento che potrebbe riportare al potere il Partito socialdemocratico, storico dominatore della politica della nazione scandinava. I sondaggi delle ultime settimane, però, hanno lanciato segnali negativi per i Socialdemocratici e per tutta la coalizione di centrosinistra, che hanno
K metro 0 – Stoccolma – Domenica 13 settembre si terranno le elezioni parlamentari in Svezia, un appuntamento che potrebbe riportare al potere il Partito socialdemocratico, storico dominatore della politica della nazione scandinava. I sondaggi delle ultime settimane, però, hanno lanciato segnali negativi per i Socialdemocratici e per tutta la coalizione di centrosinistra, che hanno visto ridursi progressivamente l’ampio margine di vantaggio sulle formazioni di destra e centrodestra attualmente al governo. Le rilevazioni più recenti, infatti, indicano uno scarto di pochi punti percentuali tra i due blocchi, frutto in particolare della progressiva perdita di consensi dei Socialdemocratici, dati intorno al 35 per cento a inizio anno e scesi ora vicino al 28 per cento. Si tratta sempre di un valore che garantirebbe alla forza di centrosinistra di attestarsi come primo partito in Svezia, ma la relativa debolezza degli alleati – Verdi, Partito della sinistra e quello di Centro – rischiano di rendere piuttosto esiguo il numero di parlamentari sopra la soglia di maggioranza, costringendo a complicati esercizi di bilanciamento interno un eventuale futuro esecutivo guidato dalla leader socialdemocratica Magdalena Andersson, già nel 2021 la prima donna ad assumere l’incarico di prima ministra.
Dall’altro lato dello spettro politico si trovano i Moderati del premier uscente Ulf Kristersson, fermi sotto il 20 per cento nei sondaggi insieme ai Democratici svedesi, formazione di estrema destra che nell’ultima legislatura si è limitata a fornire sostegno esterno al governo. L’esecutivo di minoranza uscente è formato anche da Cristiano democratici e Liberali, la cui presenza o meno nel prossimo Parlamento di Stoccolma, il Riksdag, potrebbe fare la differenza nei calcoli post-elettorali. Una delle sorprese degli ultimi sondaggi è stato infatti il ritorno sopra la soglia del 4 per cento dei Liberali, che sembravano destinati a rimanere esclusi dall’assemblea nazionale dopo anni in cui l’identità del partito sembrava essersi persa a causa della cooperazione governativa con l’estrema destra. Proprio i Democratici svedesi sono invece la forza data maggiormente in crescita, avvicinandosi ai Moderati intorno al 19 per cento e rivendicando quindi un ruolo centrale in un eventuale ritorno al potere della coalizione di destra, abbandonando il mero ruolo di supporto esterno offerto in questi anni.
Temi dominanti nella campagna elettorale sono stati ancora una volta la sicurezza e l’immigrazione, insieme anche alle preoccupazioni per la situazione economica e la possibile revisione dei programmi di welfare. In seno al blocco di centrosinistra sembrano intanto già evidenti alcune tensioni su questioni quali le riforme e la tassazione, oltre alle politiche climatiche e l’impiego dell’energia nucleare, a testimonianza di istanze e punti di vista molto differenti nell’elettorato. Alcuni commentatori hanno del resto accusato Andersson e i Socialdemocratici di aver dimostrato una certa ambiguità in questi mesi di campagna, nel timore di esacerbare le contraddizioni interne alla coalizione. Sul fronte opposto i potenziali diverbi sono stati già “risolti” con un accordo tra il leader dei Moderati Kristersson e quello dei Democratici svedesi, Jimmie Akesson, con quest’ultimo che rinuncerebbe a correre come candidato premier del blocco di destra in cambio di un maggior numero di ministri in un futuro eventuale esecutivo.













