Ucraina, l’Europa cerca un ruolo nei negoziati di pace tra Washington e Mosca

Ucraina, l’Europa cerca un ruolo nei negoziati di pace tra Washington e Mosca

K metro 0 – Bruxelles – L’Europa cerca di rafforzare il proprio peso diplomatico nei tentativi di porre fine alla guerra in Ucraina, mentre Stati Uniti e Russia intensificano i contatti per una possibile ripresa dei negoziati. Il timore dei governi europei è che un eventuale accordo venga definito soprattutto attraverso il confronto tra Donald

K metro 0 – Bruxelles – L’Europa cerca di rafforzare il proprio peso diplomatico nei tentativi di porre fine alla guerra in Ucraina, mentre Stati Uniti e Russia intensificano i contatti per una possibile ripresa dei negoziati. Il timore dei governi europei è che un eventuale accordo venga definito soprattutto attraverso il confronto tra Donald Trump e Vladimir Putin, lasciando ai margini i Paesi direttamente coinvolti nella sicurezza del continente.

La questione è tornata al centro del dibattito dopo la missione in Russia dell’inviato americano Steve Witkoff e le consultazioni svolte a Oslo tra rappresentanti statunitensi, ucraini ed europei. Secondo Politico Europe, nelle capitali dell’Unione cresce la convinzione che sia necessario disporre di un interlocutore riconosciuto, capace di partecipare alle trattative e di rappresentare una posizione condivisa.

Non si tratta ancora di una decisione formale. La discussione riguarda sia l’opportunità di aprire un canale diretto con il Cremlino sia la scelta della figura più adatta a gestirlo. Tra i nomi considerati figura il presidente finlandese Alexander Stubb, che ha partecipato ai recenti incontri diplomatici e mantiene rapporti diretti con Trump.

Sul possibile coinvolgimento di Stubb è intervenuta anche Mosca. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha lasciato intendere che la Russia potrebbe accogliere favorevolmente una sua partecipazione ai colloqui, purché il presidente finlandese non si limiti a riproporre le posizioni già espresse dall’Unione europea. Un’apertura condizionata, che non equivale a un’intesa sul suo ruolo.

A sollecitare una maggiore iniziativa europea è stato anche il presidente ceco Petr Pavel. Secondo Pavel, Putin non riconosce alle istituzioni dell’Unione un’autorità negoziale e ha interrotto il dialogo con diversi leader del continente. Per questo sarebbe opportuno individuare una persona, oppure un gruppo ristretto di rappresentanti, incaricati di parlare a nome dei governi europei sulla base di un mandato comune.

Bruxelles, tuttavia, sottolinea di essere già coinvolta nelle consultazioni. La Commissione europea ha ricordato la presenza di un proprio rappresentante agli incontri di Oslo, dedicati alle questioni territoriali, alle garanzie di sicurezza e alle prospettive economiche dell’Ucraina dopo la guerra.

Intanto, dopo l’incontro tra Putin e Witkoff, il Cremlino ha dichiarato di essere in linea di principio disponibile a riprendere i negoziati trilaterali con Stati Uniti e Ucraina a metà novembre. Tra le possibili sedi viene indicata Abu Dhabi, ma non risulta ancora definito un appuntamento.

Le distanze tra le parti restano profonde. Kiev ha ribadito la disponibilità a discutere un cessate il fuoco lungo l’attuale linea del fronte senza riconoscere la sovranità russa sui territori occupati. Mosca, invece, continua a rivendicare concessioni territoriali e garanzie sulla propria sicurezza.

Per i governi europei, dunque, il problema non è soltanto ottenere un posto al tavolo. È assicurarsi che qualsiasi intesa tenga conto della posizione ucraina e dell’equilibrio di sicurezza del continente, evitando che le decisioni fondamentali siano affidate esclusivamente al dialogo tra Washington e Mosca.

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Joseph Villeroy
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