Polizia penitenziaria, Di Giacomo: «Agente ausiliario con un mese di formazione, una follia. Così si mette a rischio la sicurezza delle carceri»

Polizia penitenziaria, Di Giacomo: «Agente ausiliario con un mese di formazione, una follia. Così si mette a rischio la sicurezza delle carceri»

K metro 0 – Napoli – Il segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria (F.S.A-C.N.P.P./S.PP.) attacca la manovra del Governo: «Servono professionisti preparati, non precari sottopagati. Già oggi 1.200 neoassunti lasciano il Corpo durante il corso o nei primi mesi di servizio. È una follia anche soltanto pensare che un agente ausiliario di Polizia penitenziaria, con appena

K metro 0 – Napoli – Il segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria (F.S.A-C.N.P.P./S.PP.) attacca la manovra del Governo: «Servono professionisti preparati, non precari sottopagati. Già oggi 1.200 neoassunti lasciano il Corpo durante il corso o nei primi mesi di servizio. È una follia anche soltanto pensare che un agente ausiliario di Polizia penitenziaria, con appena un mese di formazione, possa assolvere a un ruolo delicatissimo e sempre più complesso come quello svolto quotidianamente nelle carceri italiane». È durissimo Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria, (F.S.A-C.N.P.P./S.PP.), nel contestare l’introduzione della nuova figura dell’agente ausiliario prevista dalla manovra finanziaria.

Nel mirino del sindacato c’è l’articolo 96, che mette a disposizione due fondi per oltre 250 milioni di euro annui a regime dal 2031, destinati a finanziare, attraverso successivi provvedimenti, l’istituzione delle figure del finanziere ausiliario, dell’agente ausiliario della Polizia di Stato e dell’agente ausiliario della Polizia penitenziaria.

«Non si può pensare di affrontare l’emergenza carceraria inventando figure professionali con una preparazione ridotta al minimo. Già oggi, su 9mila neoassunti, circa 1.200 abbandonano il Corpo tra lo svolgimento del corso e i primi mesi di attività, proprio per le difficoltà che incontrano nell’impatto con una realtà lavorativa durissima. Tra queste, soprattutto, le aggressioni e le violenze».

Un quadro destinato, secondo Di Giacomo, a peggiorare. «Quest’anno si arriverà al record di 6mila agenti penitenziari aggrediti, costretti a ricorrere alle cure dei sanitari e, in numerosi casi, persino al ricovero ospedaliero. È questa la realtà con cui devono fare i conti gli uomini e le donne della Polizia penitenziaria. Pensare che un mese di formazione possa essere sufficiente per affrontarla significa non avere la minima percezione di quello che accade dentro gli istituti».

A rendere ancora più pesante la situazione sono gli orari di servizio. «È ormai prassi che negli istituti penitenziari gli agenti siano costretti a svolgere turni che arrivano a 16-20 ore. Intanto il ministro Nordio promette 10mila nuove assunzioni in due anni, senza però chiarire dove saranno reperite le risorse necessarie e come si intenda garantire una formazione adeguata».

Per il segretario generale del sindacato, il problema non è soltanto il numero degli agenti, ma l’assenza di una strategia complessiva per il sistema penitenziario.

«Questo Governo va avanti da troppo tempo senza una vera progettualità sul carcere. Diminuiscono educatori, assistenti sociali e psicologi, mentre si immagina di introdurre nuove figure di poliziotti penitenziari precari, sottopagati e poco formati. È un doppio segnale di abbandono: nei confronti degli operatori e nei confronti dei detenuti».

Una contraddizione che emerge con maggiore evidenza davanti ai numeri del sovraffollamento. Al 30 settembre il tasso nazionale aveva raggiunto il 129%, mentre continua a crescere la popolazione detenuta. «Anche le politiche repressive del Governo contribuiscono ad alimentare questa pressione. Aumentano i detenuti, ma diminuiscono gli operatori che dovrebbero lavorare accanto a loro. Senza educatori, psicologi e mediatori culturali non si può pensare di governare una realtà penitenziaria nella quale un terzo dei detenuti è di nazionalità straniera e questa componente è in crescita».

Di Giacomo richiama infine anche l’ipotesi, sulla quale starebbe lavorando il Governo Meloni secondo alcune organizzazioni sindacali, di innalzare l’età pensionabile per tutte le forze di polizia da 60 a 62 anni.

«Siamo davanti a un paradosso senza senso: mentre si abbassa l’età media dei detenuti e dei minorenni imputabili, si vorrebbe aumentare quella dei poliziotti. Invece di investire sul ricambio generazionale, sulla formazione e sul rafforzamento degli organici, si cerca di tamponare le carenze prolungando la permanenza in servizio del personale».

La conclusione del segretario generale è un atto d’accusa alla politica penitenziaria del Governo: «Le carceri non hanno bisogno di personale improvvisato, ma di professionisti adeguatamente formati, tutelati e messi nelle condizioni di lavorare. La sicurezza non si costruisce risparmiando sulla preparazione degli agenti e moltiplicando forme di precariato. Un carcere senza personale qualificato, senza figure educative e senza una prospettiva di reinserimento è destinato a diventare soltanto un luogo di tensione, violenza e abbandono».

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