K metro 0 – Budapest – Il partito di maggioranza ungherese Tisza non sosterrà la nomina dell’ex ministro degli Esteri Peter Szijjarto come vicepresidente dell’Assemblea nazionale, “perchè ha tradito gli interessi del Paese”. Lo ha scritto il leader di Tisza, Peter Magyar, sul proprio profilo X, chiedendo a Fidesz, principale forza dell’opposizione, di presentare un
K metro 0 – Budapest – Il partito di maggioranza ungherese Tisza non sosterrà la nomina dell’ex ministro degli Esteri Peter Szijjarto come vicepresidente dell’Assemblea nazionale, “perchè ha tradito gli interessi del Paese”. Lo ha scritto il leader di Tisza, Peter Magyar, sul proprio profilo X, chiedendo a Fidesz, principale forza dell’opposizione, di presentare un nuovo candidato per la posizione.
Secondo quanto riferisce Nova, l’élite economica ungherese intanto, sta prendendo le distanze dalla rete di potere di Viktor Orban, con alcuni imprenditori che hanno lasciato il Paese o protetto i propri asset all’estero e altri che si preparano a collaborare con il premier entrante Peter Magyar. Lo riferisce il quotidiano britannico “Financial Times”, secondo cui il leader del partito Tisza, ex esponente del sistema di potere orbitante attorno a Orban, ha promesso di colpire funzionari e imprenditori accusati di corruzione nell’ambito del cosiddetto “sistema di cooperazione nazionale” costruito negli anni dal premier uscente. “Diverse famiglie di oligarchi se ne sono già andate”, ha dichiarato Magyar, sostenendo di avere “informazioni precise” su trasferimenti finanziari di alto valore fuori dal Paese da parte di persone vicine al ministro Antal Rogan. Magyar ha citato anche Lorinc Meszaros, amico d’infanzia di Orban e uomo più ricco d’Ungheria, sostenendo che stia preparando una partenza per Dubai.
Il “Financial Times” riferisce inoltre il caso di Adam Matolcsy, figlio dell’ex governatore della Banca centrale Gyorgy Matolcsy, le cui società e i cui associati sono accusati di aver sottratto oltre un miliardo di euro da fondazioni legate alla Banca centrale. Entrambi negano ogni illecito.
Magyar ha annunciato l’intenzione di rafforzare le agenzie anticorruzione e di rivedere i principali appalti pubblici, una condizione chiave per sbloccare fondi europei sospesi da Bruxelles per preoccupazioni su corruzione ed erosione dello stato di diritto. “Se qualcuno ha rubato ricchezza nazionale, che si tratti del genero di Viktor Orban, di Lorinc Meszaros o di Adam Matolcsy, allora deve rendere conto di quel denaro e affrontarne le conseguenze”, ha affermato Magyar. Alcuni imprenditori, intanto, cercano di riposizionarsi: il magnate dei trasporti Gyorgy Waberer si è schierato a favore del cambio di governo, mentre l’investitore Daniel Jellinek ha detto di aver interrotto i rapporti d’affari con membri del sistema Orban nel 2024.
Sandor Csanyi, presidente della banca Otp e da tempo vicino a Orban, ha invece dichiarato che formerà una “cooperazione costruttiva con ogni amministrazione”, sostenendo che il sistema economico legato a Orban potrà scomparire “ripristinando normali condizioni di mercato”.













