K metro 0 – Erevan – Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan in un video diffuso dai media armeni di domenica, ha definito il movimento per l’unificazione della regione del Karabakh con l’Armenia “un errore fatale”. il premier ha sostenuto difatti che il Karabakh non era armeno ma bensì della Repubblica dell’Azerbaigian. Pashinyan ha anche
K metro 0 – Erevan – Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan in un video diffuso dai media armeni di domenica, ha definito il movimento per l’unificazione della regione del Karabakh con l’Armenia “un errore fatale”. il premier ha sostenuto difatti che il Karabakh non era armeno ma bensì della Repubblica dell’Azerbaigian.
Pashinyan ha anche criticato la gestione passata della regione, sottolineando che la presenza di infrastrutture armene non significava automaticamente sovranità sul territorio. “Abbiamo costruito scuole, asili, fabbriche, abbiamo vissuto lì. Ma non era nostra”, ha insistito il premier.
Le dichiarazioni arrivano in un momento cruciale per la politica estera armena. Erevan sta infatti accelerando il proprio avvicinamento all’Unione europea e, in parallelo, punta a consolidare il processo di pace con l’Azerbaigian dopo decenni di tensioni e guerre nel Caucaso meridionale. Il Karabakh, nonostante la contesa riconosciuto a livello internazionale come parte dell’Azerbaigian, è stato al centro di un conflitto di lunga durata tra le due nazioni del Caucaso meridionale in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. L’Azerbaigian ha ripreso il pieno controllo sulla regione nel 2023 dopo un’operazione militare che ha portato ad un trattato di pace siglato nel 25 a Washington.
“Un Caucaso meridionale stabile e prospero è il fondamento del futuro dell’Armenia e l’Unione europea continuerà a sostenere i processi di pace e normalizzazione regionali, collaborando con voi per costruire insieme tale futuro”, ha detto il Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, ai margini del vertice UE-Armenia di maggio. Ha elogiato inoltre gli sforzi volti a istituzionalizzare ulteriormente la pace tra Armenia e Azerbaigian e a garantire che il trattato di pace sia firmato e ratificato.

Le dichiarazioni del primo ministro armeno Nikol Pashinyan hanno scosso profondamente l’opinione pubblica armena segnando una svolta storica nel dibattito pubblico tra i due paesi. Le sue parole rappresentano uno dei passaggi politici più delicati dalla fine del conflitto con l’Azerbaigian. La nuova linea politica è stata confermata anche durante il recente vertice della Comunità politica europea a Yerevan, dove il presidente francese Emmanuel Macron ha lodato il cambio di rotta dell’Armenia. Macron ha parlato di “una nuova era” per il Paese, sottolineando come Erevan stia scegliendo consapevolmente un percorso europeo dopo anni di forte dipendenza dalla Russia.
Con le elezioni previste per giugno, Pashinyan sembra voler così consolidare l’immagine di un’Armenia orientata verso l’Europa, la stabilità regionale e nuove opportunità economiche. Una strategia che passa inevitabilmente anche dalla normalizzazione dei rapporti con Baku.
Nel frattempo, il presidente azero Ilham Aliyev ha lanciato un avvertimento alle forze politiche armene ostili all’Azerbaigian, sostenendo che un ritorno del nazionalismo radicale potrebbe danneggiare la stessa Armenia. Durante una visita nella città di Zangilan, nel Karabakh, Aliyev ha ribadito l’obiettivo di trasformare la regione in un importante hub logistico e commerciale per tutto il Caucaso meridionale. Il leader azero ha inoltre criticato alcuni “leader stranieri” che, a suo dire, si presentano come protettori dell’Armenia. “Non avevamo intenzione di distruggere l’Armenia”, ha dichiarato Aliyev, sostenendo che Baku abbia già raggiunto i propri obiettivi strategici.
Sul delicato equilibrio regionale è intervenuto infine il presidente russo Vladimir Putin, che ha suggerito all’Armenia di indire un referendum sul proprio futuro europeo dopo il raffreddamento dei rapporti tra Erevan e Mosca.
Putin ha avvertito che un eventuale avvicinamento definitivo all’Ue potrebbe portare a una “separazione civile” tra Russia e Armenia, richiamando anche il precedente ucraino.













