K metro 0 – l’Aja – La Corte penale internazionale (Cpi) sostiene che l’ufficiale libico Khaled al Hishri avrebbe agito insieme ad altri vertici delle Forze speciali per il contrasto al terrorismo e al crimine organizzato (Rada), tra cui Osama Almasri, Abdelraouf Kara e Aldawi Nazzam, nella gestione del sistema di detenzione del carcere di Mitiga, a Tripoli, dove sarebbero stati
K metro 0 – l’Aja – La Corte penale internazionale (Cpi) sostiene che l’ufficiale libico Khaled al Hishri avrebbe agito insieme ad altri vertici delle Forze speciali per il contrasto al terrorismo e al crimine organizzato (Rada), tra cui Osama Almasri, Abdelraouf Kara e Aldawi Nazzam, nella gestione del sistema di detenzione del carcere di Mitiga, a Tripoli, dove sarebbero stati commessi crimini contro centinaia di detenuti tra il 2015 e il 2020. Nel corso dell’udienza preliminare di conferma delle accuse a L’Aia, la vice procuratrice della Corte, Nazhat Shameem Khan, ha dichiarato che il caso rappresenta “un passo importante” nel percorso di giustizia internazionale sui crimini commessi in Libia dopo il 2011. Secondo la procura, Al Hishri e altri dirigenti della Rada avrebbero condiviso “un piano comune” per controllare i detenuti attraverso arresti arbitrari, torture, persecuzioni, violenze sessuali e altri abusi sistematici.
La procura della Cpi – riferisce Nova- sostiene che Al Hishri sia penalmente responsabile di 17 capi d’accusa, tra cui crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi all’interno della struttura di Mitiga, controllata per anni dalla Forza di deterrenza speciale guidata da Abdelraouf Kara. Secondo quanto illustrato in aula, le accuse riguardano almeno 945 detenuti e comprendono tortura, detenzione arbitraria, schiavitù, stupro, violenza sessuale e persecuzioni per motivi politici, ideologici, razziali e di genere. La vice procuratrice Khan ha definito Al Hishri un “torturatore famigerato”, riferendo che alcuni detenuti lo soprannominavano “l’angelo della morte”. Secondo le testimonianze raccolte dalla procura, avrebbe partecipato personalmente a pestaggi, torture e violenze contro i detenuti, imponendo un clima di paura permanente all’interno del carcere. Secondo la procura della Cpi, Al Hishri non sarebbe stato un semplice subordinato ma una figura di vertice all’interno della struttura di comando della Rada e dell’apparato di gestione del carcere. Il caso rappresenta inoltre la prima comparizione davanti alla Corte di un imputato accusato di crimini commessi in Libia dall’apertura del dossier libico nel 2011.
Nel procedimento è emerso anche il nome di Osama Almasri, già direttore del carcere di Mitiga e ricercato dalla stessa Corte penale internazionale. Arrestato in Italia nel gennaio 2025 su mandato della Cpi, Almasri era stato successivamente scarcerato e rimpatriato in Libia con un volo di Stato italiano, in un caso che aveva provocato forti tensioni politiche e diplomatiche tra Roma e L’Aia. Nei mesi successivi, tuttavia, la Procura generale libica ne ha disposto l’arresto nell’ambito di un’inchiesta nazionale sulle violazioni commesse nel carcere di Mitiga. Lo scorso dicembre il procuratore generale Al Siddiq al Sour aveva affermato che Almasri si trovava detenuto sotto la supervisione diretta della magistratura libica.
La vicenda continua ad avere forti implicazioni politiche anche per gli equilibri interni di Tripoli, dove negli ultimi mesi la Rada è entrata in crescente tensione con il Governo di unità nazionale (Gun) di Abdulhamid Dabaiba e con la Brigata 444, formazione armata vicina al premier. Il confronto si inserisce nella più ampia lotta per il controllo degli apparati di sicurezza, delle infrastrutture strategiche e dei centri di detenzione della capitale. Per anni la Rada, guidata da Abdelraouf Kara, ha agito come una sorta di “Stato nello Stato”, mantenendo il controllo dell’aeroporto di Mitiga, dell’omonima base aerea e del carcere dove sarebbero stati commessi molti degli abusi oggi al centro dell’inchiesta della Cpi. Dopo gli scontri dello scorso maggio tra la Brigata 444 e le Forze di supporto alla stabilità (Ssa) di Abdel Ghani al Kikli (“Ghneiwa”), il premier Dabaiba ha tentato di ridimensionare progressivamente anche il peso politico e militare della Rada all’interno della capitale, cercando di riportare sotto controllo statale il sistema carcerario e gli apparati di sicurezza paralleli.
La difesa di Al Hishri ha respinto le accuse formulate dalla Corte penale internazionale (Cpi) nel procedimento sui presunti crimini commessi nel carcere di Mitiga, sostenendo che i fatti contestati “sono stati formulati in contrasto con la realtà”. Nel corso dell’udienza preliminare di conferma delle accuse all’Aia, gli avvocati di Al Hishri hanno contestato la ricostruzione della procura della Cpi, affermando che il carcere di Mitiga “era affiliato alla Procura generale ed era soggetto alla supervisione del ministero della Giustizia”, e non direttamente controllato dalla Forza speciale di deterrenza. Secondo la difesa, la Rada non sarebbe una milizia armata ma “un organismo governativo istituito con decisioni sovrane dello Stato libico”, respingendo quindi la tesi della procura secondo cui il gruppo avrebbe operato come struttura armata autonoma responsabile di un sistema di detenzione parallelo.













