K metro 0 – Bruxelles – Prezzi dell’energia in aumento, inflazione che torna a salire e crescita economica sempre più debole. La Commissione europea lancia un nuovo allarme sugli effetti economici del conflitto in Medio Oriente, ritenuto il principale fattore di rischio per l’Eurozona nei prossimi mesi. Nelle previsioni economiche di primavera, Bruxelles ha rivisto
K metro 0 – Bruxelles – Prezzi dell’energia in aumento, inflazione che torna a salire e crescita economica sempre più debole. La Commissione europea lancia un nuovo allarme sugli effetti economici del conflitto in Medio Oriente, ritenuto il principale fattore di rischio per l’Eurozona nei prossimi mesi.
Nelle previsioni economiche di primavera, Bruxelles ha rivisto al ribasso le stime di crescita per il 2026, indicando come la nuova crisi energetica stia già producendo ripercussioni sui consumi, sugli investimenti e sulla fiducia dei mercati.
Il nodo centrale resta il costo dell’energia. L’aumento delle tensioni nell’area del Golfo Persico e le difficoltà legate alle rotte marittime dello Stretto di Hormuz hanno spinto il petrolio oltre i 100 dollari al barile, con effetti immediati sui prezzi al consumo e sui costi sostenuti dalle imprese europee.
Secondo il Commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, l’Europa si trova ad affrontare “un nuovo shock energetico” in una fase già caratterizzata da forte instabilità geopolitica e commerciale.
Le nuove stime prevedono per il 2026 una crescita dello 0,9% nell’Eurozona e dell’1,1% nell’intera Unione Europea, valori inferiori rispetto alle precedenti proiezioni della Commissione. Anche il 2027 dovrebbe registrare una ripresa limitata.
Parallelamente torna a crescere l’inflazione. Bruxelles stima ora un aumento dei prezzi al 3,1% nel 2026, alimentato soprattutto dai rincari energetici. Una situazione che rischia di incidere direttamente sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla competitività delle aziende europee.
I segnali di rallentamento arrivano anche dall’industria e dai servizi. L’indice PMI dell’Eurozona elaborato da S&P Global è sceso a 47,5 punti, il livello più basso degli ultimi oltre due anni e mezzo. Un dato che indica una contrazione dell’attività economica e un indebolimento della domanda.
In aumento anche le preoccupazioni sui conti pubblici. Secondo le previsioni della Commissione europea, il rapporto debito/PIL dell’Eurozona continuerà a crescere nei prossimi anni, superando il 91% nel 2027, mentre molti governi saranno chiamati a sostenere famiglie e imprese colpite dal caro energia.
Nonostante il peggioramento del quadro economico, Bruxelles conferma, infine, la linea dura sulle sanzioni energetiche contro Mosca. La portavoce della Commissione Paula Pinho ha ribadito che l’UE non intende modificare le restrizioni sulle importazioni di petrolio e gas russi, anche dopo le recenti aperture di Stati Uniti e Regno Unito su alcuni prodotti raffinati derivati dal greggio russo.
Per la Commissione, il rischio maggiore resta dunque la durata del conflitto in Medio Oriente. In caso di crisi prolungata e prezzi energetici elevati per tutto il 2026, la crescita europea potrebbe rallentare ulteriormente, con un impatto pesante su produzione industriale, occupazione e consumi interni.
Bruxelles sottolinea tuttavia che gli investimenti realizzati negli ultimi anni per diversificare le forniture energetiche e accelerare la transizione verso fonti alternative potrebbero attenuare gli effetti dello shock rispetto a quanto avvenuto dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.
Red/S.D/2026













