Israele sfida Bruxelles e interrompe ogni contatto diretto con l’Alta rappresentante dell’UE

Israele sfida Bruxelles e interrompe ogni contatto diretto con l’Alta rappresentante dell’UE

K metro 0 – Bruxelles – Dopo aver sfidato il suo prezioso e fedele alleato Donald Trump, Israele sfida anche l’Europa con gravi accuse nei confronti dell’Alta rappresentante dell’UE per la politica estera, Kaja Kallas. Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha difatti annunciato di voler interrompere ogni contatto diretto. Una scelta arrivata in

K metro 0 – Bruxelles – Dopo aver sfidato il suo prezioso e fedele alleato Donald Trump, Israele sfida anche l’Europa con gravi accuse nei confronti dell’Alta rappresentante dell’UE per la politica estera, Kaja Kallas. Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha difatti annunciato di voler interrompere ogni contatto diretto. Una scelta arrivata in seguito alle indiscrezioni pubblicate da Euractiv, secondo cui la responsabile della diplomazia europea avrebbe paragonato il trattamento riservato da Israele ai palestinesi al sistema di apartheid che per decenni ha caratterizzato il Sudafrica. Un’accusa molto grave nei confronti del Vecchio continente, che non trova al momento alcun fondamento.

Secondo quanto riportato, infatti, le presunte dichiarazioni sarebbero state pronunciate durante alcuni incontri a porte chiuse con rappresentanti del governo messicano nel corso di una visita ufficiale effettuata il mese scorso. Da allora, tuttavia, Kallas non avrebbe né confermato né smentito pubblicamente tali affermazioni, circostanza che ha provocato la dura reazione di Gerusalemme, che sembra voler provare lo scontro ormai anche con l’Europa.

In un messaggio pubblicato sul social network X, Sa’ar ha spiegato di aver deciso di sospendere ogni interlocuzione con la responsabile europea fino a quando non arriverà una chiara presa di posizione. Il ministro israeliano ha accusato Kallas di nutrire da tempo un atteggiamento ostile nei confronti dello Stato ebraico. “Se queste dichiarazioni sono state realmente pronunciate, dovrebbe assumersene la responsabilità. Se invece non le ha mai dette, dovrebbe smentirle apertamente”, ha affermato Sa’ar.

Da Bruxelles è arrivata una risposta improntata alla cautela. Kallas, sempre attraverso X, ha sottolineato che i rapporti tra Unione Europea e Israele restano importanti e che il dialogo rappresenta uno strumento essenziale della diplomazia, soprattutto nei momenti di maggiore divergenza politica. La responsabile europea ha inoltre ribadito la posizione ufficiale dell’UE a favore della soluzione dei due Stati e ha ricordato le critiche espresse da Bruxelles nei confronti degli insediamenti israeliani in Cisgiordania.

Kallas non ha tuttavia affrontato direttamente la questione delle presunte dichiarazioni sull’apartheid, evitando di confermare o smentire il contenuto delle ricostruzioni pubblicate nei giorni scorsi. Nella sua replica, l’ex primo ministro dell’Estonia, ha ribadito difatti di attribuire grande importanza al dialogo con Israele e ha assicurato che l’Unione Europea resta impegnata a mantenere relazioni costruttive con lo Stato ebraico. Tuttavia, non ha fatto alcun riferimento diretto al presunto paragone con il regime di apartheid sudafricano, elemento che continua ad alimentare la polemica, che sembra celare qualcos’altro.

Anche i portavoce della Commissione Europea hanno mantenuto una linea prudente. Nel corso di un briefing con la stampa, non hanno fornito chiarimenti sul contenuto delle affermazioni attribuite a Kallas, limitandosi a ribadire l’impegno dell’Unione a mantenere relazioni costruttive con Israele e a favorire il dialogo politico.

La controversia arriva in un momento particolarmente delicato per i rapporti tra Bruxelles e Tel Aviv. Dall’inizio della guerra nella Striscia di Gaza, nell’ottobre 2023, le posizioni europee e quelle israeliane si sono progressivamente allontanate su numerosi dossier, dalla gestione del conflitto alla situazione umanitaria, fino alla questione degli insediamenti nei territori occupati.

La guerra è scoppiata dopo l’attacco lanciato da Hamas il 7 ottobre 2023 contro Israele, costato la vita a circa 1.200 persone e culminato nel rapimento di centinaia di ostaggi. La successiva offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, avviata con l’obiettivo dichiarato di smantellare Hamas, ha provocato tuttavia un pesante e gravissimo bilancio umano e una crescente pressione internazionale sul governo guidato da Benjamin Netanyahu, che ha sulle spalle 78 mila vittime palestinesi.

Senza dimenticare, inoltre, la tragica vicenda della Flotilla, che vede addirittura casi di violenza sessuale e non solo. “Le denunce diffuse oggi dalla Global Sumud Flotilla parlano di almeno 15 casi di violenza sessuale, proiettili di gomma sparati a distanza ravvicinata, decine di persone con ossa rotte, e rappresentano una gravità inaudita che non può lasciare immobile il governo italiano. Di fronte a queste denunce agghiaccianti, il governo italiano deve agire immediatamente. Raccolga le testimonianze degli attivisti della Flotilla e denunci il tutto alla Corte Penale Internazionale” tuona Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde.

Che aggiunge: “Non è più tempo di dichiarazioni: è il momento di assumere responsabilità istituzionali concrete e far valere la legalità internazionale. La destra, che per tre anni e mezzo ha coperto politicamente il governo criminale di Netanyahu, non può più nascondersi dietro la retorica della finta condanna o dietro le singole sanzioni a coloni e al criminale politico Ben Gvir. Di fronte allo sterminio del popolo palestinese, all’uccisione di quasi 80mila civili, alla devastazione di Gaza, alle violenze in Cisgiordania e alle continue violazioni del diritto internazionale, il governo italiano deve richiedere le sanzioni per tutto il governo criminale di Netanyahu”.

L’Alto rappresentante Ue per la Politica Estera Kaja Kallas ha intanto accettato la richiesta del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani di lavorare a sanzioni contro il ministro israeliano Ben Gvir. Secondo quanto appreso dall’ANSA, durante la riunione dei Rappresentanti Permanenti dei 27 (Coreper II) l’Italia ha chiesto ufficialmente che al Consiglio Affari Esteri del 15 giugno sia discussa la proposta di sanzioni. La richiesta dell’Italia è stata sostenuta da diversi Paesi. Le sanzioni contro un gruppo di coloni israeliani responsabili di atti di violenza saranno invece formalmente approvate la prossima settimana.

Il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, inoltre, da oggi “è interdetto dall’accesso al territorio francese”: lo ha annunciato su X il capo della diplomazia di Parigi, Jean-Noël Barrot. “Questa decisione fa seguito ai suoi comportamenti inqualificabili nei confronti di cittadini francesi ed europei passeggeri della flottiglia Global Sumud”, ha aggiunto, sostenendo comunque che il governo di cui fa parte “disapprova l’iniziativa” della Flotilla stessa. 

“L’Italia è amica di Israele ma abbiamo dato dei segnali affinché si renda conto che c’è un limite oltre il quale non si può andare. Essere amici significa essere sinceri”. Lo ha detto Antonio Tajani, vice premier e ministro degli Esteri, intervenendo in collegamento al Festival dell’economia di Trento.

Sul fronte della Cisgiordania, infine, le organizzazioni internazionali per i diritti umani continuano a segnalare un aumento degli episodi di violenza da parte dei coloni israeliani contro la popolazione palestinese. Una situazione che contribuisce ad aggravare il già complesso quadro regionale e ad alimentare il confronto politico tra Israele e le istituzioni europee.

La vicenda Kallas-Sa’ar segna l’ultimo gravissimo capitolo di un rapporto sempre più difficile tra Bruxelles e Gerusalemme, con il rischio che le divergenze diplomatiche finiscano per riflettersi anche sulla cooperazione politica e strategica tra le due parti.

Alessandro Luongo con la Redazione

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