Greenpeace, oltre 13 milioni i nuovi sfollati interni nel 2025 per eventi climatici estremi

Greenpeace, oltre 13 milioni i nuovi sfollati interni nel 2025 per eventi climatici estremi

K metro 0 – Amburgo – Uno studio condotto dall’Università di Amburgo per conto dell’organizzazione ambientalista Greenpeace ha posto i riflettori sulle persone costrette a fuggire all’interno dei propri paesi a causa di disastri naturali, eventi meteorologici estremi e guerre. Il rapporto “Cambiamento climatico, migrazione e conflitto” ha mostrato come gli sfollati interni siano aumentati

K metro 0 – Amburgo – Uno studio condotto dall’Università di Amburgo per conto dell’organizzazione ambientalista Greenpeace ha posto i riflettori sulle persone costrette a fuggire all’interno dei propri paesi a causa di disastri naturali, eventi meteorologici estremi e guerre. Il rapporto “Cambiamento climatico, migrazione e conflitto” ha mostrato come gli sfollati interni siano aumentati dai 9,9 milioni del 2024 ai 13,6 milioni del 2025, raggiungendo numeri più alti di quelli registrati dopo la Seconda guerra mondiale.

Secondo lo studio, pubblicato venerdì 19 giugno, gli eventi meteorologici estremi sono in costante aumento a causa del cambiamento climatico. A pagare il prezzo maggiore sono le popolazioni del cosiddetto “Sud globale”. Inoltre, si sottolinea come anche i conflitti armati e gli episodi di violenza si confermino un’altra importante causa di sfollamento interno forzato.

La ricerca si è basata sui dati e sulle informazioni fornite dal Centro di monitoraggio degli sfollati interni (IDMC). Nel 2025 si contano circa 82,2 milioni di persone nel mondo che non vivono nei propri villaggi e città d’origine, dato in diminuzione rispetto agli 83,5 milioni del 2024. Al contempo, il bilancio globale per la cooperazione allo sviluppo e l’assistenza umanitaria nel 2025 è stato ridotto di quasi un quarto, attestandosi a 175 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente.

Lo studio di Greenpeace si è soffermato sul caso dell’Afghanistan. Il paese dell’Asia centrale è un perfetto esempio di come più fattori possano contribuire a costringere le persone alla fuga. Lo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya minaccia infatti l’approvvigionamento di acqua potabile e l’irrigazione agricola, mentre periodi di siccità estrema sono seguiti da improvvise inondazioni catastrofiche. Kabul rischia così di diventare la prima città al mondo a rimanere senza acqua potabile. Tutto questo in un paese esausto dopo decenni di guerra e con un’economia ancora molto fragile.

“Mentre le famiglie del Sud del mondo perdono le loro case a causa dei disastri climatici, i Paesi ricchi tagliano i fondi destinati agli aiuti”, ha dichiarato Fawad Durrani, esperto di migrazioni per Greenpeace Germania, esortando i paesi industrializzati a ridurre rapidamente le emissioni di gas serra e ad aumentare il sostegno alle nazioni più vulnerabili.

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Edoardo Adario
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