K metro 0 – New York- Le primarie americane di martedì 23 giugno hanno messo in evidenza due fenomeni destinati a pesare sugli equilibri politici dei prossimi mesi: la crescita dell’ala progressista del Partito Democratico e le difficoltà di Donald Trump nel mantenere intatta la propria immagine di dominatore delle primarie repubblicane. Secondo l’Associated Press,
K metro 0 – New York- Le primarie americane di martedì 23 giugno hanno messo in evidenza due fenomeni destinati a pesare sugli equilibri politici dei prossimi mesi: la crescita dell’ala progressista del Partito Democratico e le difficoltà di Donald Trump nel mantenere intatta la propria immagine di dominatore delle primarie repubblicane.
Secondo l’Associated Press, il protagonista della giornata è stato il sindaco di New York, Zohran Mamdani, che ha deciso di spendere apertamente il proprio capitale politico a favore di alcuni candidati progressisti in diverse sfide per la Camera dei Rappresentanti.
La scommessa si è così rivelata vincente. Claire Valdez ha difatti conquistato la nomination democratica nel collegio lasciato libero dalla deputata Nydia Velázquez, superando Antonio Reynoso, sostenuto dalla stessa parlamentare uscente. Ancora più significativa la sconfitta del deputato Adriano Espaillat, battuto da Darializa Avila Chevalier, candidata alla sua prima esperienza elettorale e vicina all’area dei Democratic Socialists of America.
A completare il successo del sindaco è arrivata la vittoria di Brad Lander contro il deputato Dan Goldman. Durante la campagna elettorale, uno dei temi più divisivi è stato il conflitto di Gaza, con Lander che ha accusato Goldman di non aver assunto posizioni sufficientemente critiche nei confronti del governo israeliano.
I tre collegi interessati sono considerati saldamente democratici e, salvo sorprese, i vincitori delle primarie entreranno al Congresso il prossimo gennaio. Per Mamdani significherebbe dunque poter contare su un gruppo di alleati politici a Washington e consolidare una leadership che ormai supera i confini della città di New York.
Le primarie hanno inoltre mostrato quanto il dibattito sull’intelligenza artificiale stia prendendo piede nella politica americana. La corsa per il seggio lasciato libero dallo storico deputato Jerry Nadler si è trasformata difatti in una battaglia indiretta tra diverse anime dell’industria tecnologica.
Alex Bores, ex dipendente di Palantir e sostenitore di una regolamentazione più rigorosa dell’intelligenza artificiale, è diventato il bersaglio di una campagna finanziata da gruppi legati a investitori vicini a OpenAI. A sostenerlo sono invece intervenute organizzazioni riconducibili all’orbita di Anthropic.
Tra pubblicità, comitati e finanziamenti esterni sono stati spesi milioni di dollari, ma il risultato finale ha premiato Micah Lasher, candidato sostenuto dall’establishment democratico.
Sul fronte repubblicano, l’attenzione era rivolta alla South Carolina. Nelle ultime settimane Trump aveva visto cadere due candidati da lui sostenuti nelle primarie per la scelta dei futuri governatori in Iowa e Georgia, un dato insolito per un leader che ha costruito gran parte della propria forza politica sulla capacità di orientare le scelte degli elettori repubblicani.
Nel ballottaggio della South Carolina l’ex presidente ha scelto una strada diversa. Dopo aver appoggiato inizialmente la vicegovernatrice Pamela Evette, ha deciso di sostenere anche il procuratore generale Alan Wilson. Una mossa che ha attirato non poche osservazioni negli ambienti politici statunitensi, poiché consentiva a Trump di rivendicare comunque la vittoria indipendentemente dall’esito finale. Alla fine è stato Wilson a prevalere. Il procuratore generale ha ringraziato pubblicamente l’ex presidente, che poche ore dopo ha celebrato il risultato sui social definendolo una nuova conferma del peso del proprio endorsement.
Le consultazioni di martedì suggeriscono comunque che qualcosa si stia muovendo in entrambi i partiti. Nei democratici cresce l’influenza della componente progressista, soprattutto nelle grandi aree urbane. Nei repubblicani, invece, Trump resta la figura dominante, ma le recenti sconfitte e la scelta di appoggiare contemporaneamente due candidati nella South Carolina mostrano come il suo controllo sul partito non sia più incontrastato come in passato.
di Sandro Doria













