Calabria, la Regione conferma i medici cubani nonostante le pressioni degli Usa

Calabria, la Regione conferma i medici cubani nonostante le pressioni degli Usa

K metro 0 – Catanzaro – Il sistema sanitario calabrese è attualmente sostenuto da circa 300 medici inviati da Cuba, impiegati nella regione italiana con la più grave carenza di personale ospedaliero. Nell’ultimo anno gli Stati Uniti hanno esercitato diverse pressioni affinché la Calabria interrompesse la collaborazione con L’Avana. Un reportage dell’Associated Press, rilanciato dal

K metro 0 – Catanzaro – Il sistema sanitario calabrese è attualmente sostenuto da circa 300 medici inviati da Cuba, impiegati nella regione italiana con la più grave carenza di personale ospedaliero. Nell’ultimo anno gli Stati Uniti hanno esercitato diverse pressioni affinché la Calabria interrompesse la collaborazione con L’Avana. Un reportage dell’Associated Press, rilanciato dal Washington Post, ha portato il caso all’attenzione internazionale.

I medici cubani operano da decenni in numerosi Paesi, soprattutto in via di sviluppo, come Gambia e Venezuela, contribuendo ai sistemi sanitari locali in contesti caratterizzati da una forte carenza di personale e risorse. Durante la pandemia di Covid-19, L’Avana inviò i primi contingenti sanitari anche in Italia, per fronteggiare l’emergenza. In Calabria, specificamente, i primi medici arrivarono nel dicembre 2022, in seguito a un accordo promosso dal presidente della Regione Roberto Occhiuto per far fronte alla cronica mancanza di personale negli ospedali. Oggi i medici cubani presenti nella regione sono oltre 300.

Gli Stati Uniti, decisi ad isolare il governo cubano, guardano con ostilità alle missioni mediche organizzate dall’isola in diversi Paesi del mondo. Sotto la pressione di Washington, alcuni Paesi dei Caraibi e dell’America Centrale, tra cui Giamaica, Honduras e Guatemala, hanno annunciato modifiche ai rispettivi programmi di cooperazione sanitaria con Cuba. Diversa la posizione della presidente messicana Claudia Sheinbaum, che a marzo ha difeso il personale medico cubano, affermando che fornisce un’assistenza essenziale alle fasce più vulnerabili della popolazione.

Il segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha definito le missioni mediche cubane una “forma di tratta di esseri umani”, sostenendo che il governo dell’Avana trattenga la maggior parte degli stipendi dei medici e, in alcuni casi, confischi i loro passaporti. “Le brigate mediche cubane sono una fonte fondamentale di denaro contante per il regime in declino”, ha dichiarato Rubio.

Anche in Italia l’amministrazione statunitense ha cercato di convincere le autorità locali a interrompere la collaborazione con Cuba. A febbraio, l’incaricato d’affari statunitense all’Avana, Mike Hammer, si è recato in Calabria insieme al console generale degli Stati Uniti a Napoli, Terrence Flynn, per invitare il presidente della Regione Roberto Occhiuto a ricorrere ad altre fonti internazionali di reclutamento del personale sanitario. “Ho subito pressioni anche durante l’amministrazione Biden, ma sono aumentate sotto Trump”, ha dichiarato Occhiuto.

Esponente di Forza Italia e proveniente da una tradizione politica fortemente anticomunista, Occhiuto si è tuttavia espresso più volte a favore della cooperazione sanitaria con Cuba. “I medici cubani stanno consentendo di mantenere aperti gli ospedali e i pronto soccorso della Calabria. Sono ancora una necessità per la nostra Regione, perché la mia priorità assoluta è assicurare il diritto alla cura dei cittadini calabresi, che già convivono con un sistema sanitario in condizioni di grande difficoltà”, ha affermato il Presidente della Regione.

Tuttavia, anziché corrispondere i compensi all’agenzia governativa cubana che coordina le missioni mediche, la Calabria ha stipulato contratti individuali con i medici e versa gli stipendi direttamente sui loro conti bancari italiani. Come riportato dall’Associated Press, diversi medici cubani hanno dichiarato di continuare comunque a destinare circa la metà del proprio stipendio al governo cubano. “Siamo tutti consapevoli della situazione economica che Cuba sta attraversando. È un contributo che diamo volontariamente perché Cuba ci ha formati, ci ha istruiti e ci ha resi medici”, ha dichiarato Arevalo Cruz. Anche la cardiologa Daisy Luperon Loforte ha espresso una posizione analoga: “Non ci consideriamo affatto schiavi moderni, come qualcuno ha affermato. Amiamo il nostro Paese, diamo un contributo economico e siamo felici di farlo”.

La Calabria è la regione economicamente meno sviluppata d’Italia. I salari sono inferiori di circa il 30% rispetto al resto del paese e il tasso di disoccupazione è il doppio della media nazionale. Il sistema sanitario regionale è inoltre reduce da 17 anni di commissariamento, segnati da deficit di bilancio, scandali di corruzione e infiltrazioni della criminalità organizzata. Secondo il Ministero della Salute, la Calabria occupa l’ultimo posto tra le regioni italiane per qualità e accesso all’assistenza sanitaria pubblica, mentre la maggior parte dei medici neolaureati sceglie di costruire la propria carriera altrove.

I medici cubani hanno raccontato di essere rimasti sorpresi dalle difficoltà riscontrate negli ospedali calabresi. “Per un Paese del primo mondo come l’Italia avevamo un’idea completamente diversa. Non pensavamo che la carenza di medici fosse così grave”, ha affermato il medico trentottenne Arevalo Cruz. “In questo ospedale c’erano attese che arrivavano fino a otto o dodici ore. Ora, grazie al nostro lavoro, un paziente viene visitato in meno di un’ora.”

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Edoardo Adario
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