Dal Medio Oriente agli F-35, come naufraga il feeling Trump-Netanyahu

Dal Medio Oriente agli F-35, come naufraga il feeling Trump-Netanyahu

K metro 0 – Washington – È la possibilità che il presidente americano Donald Trump decida di vendere i caccia F-35 alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso dei rapporti, sempre meno rosei, tra il tycoon e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. O meglio, il fatto che quest’ultimo si sia espresso

K metro 0 – Washington – È la possibilità che il presidente americano Donald Trump decida di vendere i caccia F-35 alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso dei rapporti, sempre meno rosei, tra il tycoon e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. O meglio, il fatto che quest’ultimo si sia espresso contro la vendita degli F-35 al leader turco, che Netanyahu definisce un ”dittatore antisemita” che ”sostiene Hamas”. Ma per Trump ”Bibi non ha alcun diritto” di pesare sulle sue decisioni e così, ”furioso” come lo hanno definito a lui vicine, ha deciso di annullare l’incontro previsto con il premier israeliano alla Casa Bianca. Già il mese scorso Trump avrebbe definito Netanyahu “un pazzo” e lo avrebbe accusato di ingratitudine, dicendogli che sarebbe già in carcere se non fosse stato per l’intervento del presidente. “Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo”, avrebbe detto Trump a Netanyahu durante un colloquio telefonico. Mentre al G7 a Evian, pubblicamente, ha invitato Netanyahu a essere ”più responsabile” sostenendo che ”senza di me Israele non esisterebbe”. Mettendo fine a quella che sembrava una vera e propria bromance tra i due leader.

Solo lo scorso anno, infatti, Netanyahu aveva parlato di Trump come del ”migliore amico che Israele abbia mai avuto”. Molto probabilmente, nessuno era più felice di Netanyahu dopo la vittoria elettorale di Trump nel novembre 2024, come sottolinea un’analisi dell’autorevole think tank Chatham House. Netanyahu, secondo quanto riferito, durante l’amministrazione Biden temporeggiava, rinviando decisioni cruciali su Gaza e gli ostaggi fino al ritorno di Trump alla Casa Bianca. Lo dimostra il fatto che il gabinetto israeliano abbia approvato l’accordo di cessate il fuoco con Hamas, che ha permesso il rilascio di 33 ostaggi, giusto in tempo per l’insediamento di Trump. Ma da quel momento in poi Trump e Netanyahu hanno faticato a restare in sintonia. Trump ha iniziato il suo mandato con un piano per “trasferire”palestinesi da Gaza alla Libia e la promessa che ci sarebbero state “gravi conseguenze” per Hamas se gli ostaggi non fossero stati rilasciati. Solo pochi mesi dopo ha presentato il suo piano di pace in 20 punti e ha di fatto imposto un cessate il fuoco sia a Israele sia a Hamas.

La guerra con l’Iran

Ma è la guerra con l’Iran che ha fornito la prova definitiva che Netanyahu e Trump hanno visioni del mondo e obiettivi geopolitici molto diversi. Con il protrarsi della guerra, Trump ha aumentato la cooperazione con Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Pakistan per garantire un cessate il fuoco. Netanyahu, per contro, ha voluto mantenere la pressione militare sia sull’Iran sia su Hezbollah in Libano, nonostante il prezzo elevato della guerra, anche se le Forze di Difesa Israeliane ammettevano che sradicare Hezbollah senza un’invasione su vasta scala è irrealistico.

E’ svanito, quindi, il sogno di Netanyahu che Trump avrebbe concesso carta bianca a Israele a Gaza, in Libano e in Iran. Mentre Trump desiderava vittorie rapide per tornaconto nazionale e personale, Netanyahu era più interessato a quel tipo di “guerra infinita” che i presidente americano aveva promesso di evitare. La divergenza tra i loro obiettivi è diventata ancora più evidente quando gli Stati Uniti hanno firmato un memorandum d’intesa con l’Iran e chiesto a Israele di interrompere le sue attività militari in Libano. Le truppe israeliane possono restare nel Libano meridionale fino al disarmo di Hezbollah e Netanyahu ha detto che lo faranno, anche per evitare ulteriori tensioni interne in vista delle elezioni. Trump, nel frattempo, ha disperatamente bisogno che questo cessate il fuoco duri per stabilizzare la situazione in Iran. Resta da vedere quanta pressione eserciteranno gli Stati Uniti per far rispettare l’accordo. Finora, le tempistiche sono vaghe e le richieste a Israele sono minime, ma la situazione potrebbe cambiare.

Gli scenari

Netanyahu si presenterà alle elezioni parlamentari di ottobre indebolito dalla sua rottura con Trump e con molte relazioni internazionali già tese a causa della guerra a Gaza. La recente dichiarazione del vicepresidente statunitense JD Vance secondo cui Trump è l’ultimo potente leader alleato di Israele suona dolorosamente vero, nota Chatham House. I sondaggi in Israele indicano che Netanyahu al momento non è in grado di formare una coalizione e il sostegno al primo ministro e al suo partito Likud è stato eroso dagli attentati di Hamas del 7 ottobre 2023, dalla sua gestione della prolungata crisi degli ostaggi e dall’incapacità di ottenere una vittoria decisiva su Hamas, nonché dalla riforma giudiziaria e dalla corruzione. Resta da vedere se il memorandum d’intesa con il Libano avrà un impatto sui sondaggi, ma per ora non sembra essere un elemento di svolta.

Più difficile stabilire se la rottura con Trump abbia avuto un impatto. Nel 2015, Netanyahu ha abilmente sfruttato il suo scontro con l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama sull’accordo Jcpoa per vincere le elezioni. Ora, 11 anni dopo, tenterà di fare lo stesso con Trump. I sondaggi indicano che una parte degli israeliani ritiene che le politiche di Trump siano dannose per Israele, mentre i media filo-Netanyahu descrivono il presidente americano come debole e indeciso. Pertanto, mentre alcuni elettori potrebbero essere preoccupati dalla spaccatura, resa pubblica, tra Israele e gli Stati Uniti, altri sembrano trarne ispirazione.

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