Secondo le stime degli esperti internazionali, oggi decine di milioni di mine sono disseminate nei territori di oltre 60 Paesi. Purtroppo, a causa delle guerre e dei conflitti armati ancora in corso, questo numero continua ad aumentare e l’area geografica esposta alla minaccia delle mine continua ad ampliarsi. Anche l’Azerbaigian è uno dei Paesi che
Secondo le stime degli esperti internazionali, oggi decine di milioni di mine sono disseminate nei territori di oltre 60 Paesi. Purtroppo, a causa delle guerre e dei conflitti armati ancora in corso, questo numero continua ad aumentare e l’area geografica esposta alla minaccia delle mine continua ad ampliarsi. Anche l’Azerbaigian è uno dei Paesi che subiscono le conseguenze più gravi di tale minaccia e figura tra i dieci più contaminati dalle mine al mondo.
K metro 0 – Baku – L’Azerbaigian è vittima sia di terrorismo ecologico sia del terrorismo delle mine. Il terrorismo ecologico consiste nel danno deliberatamente inflitto da uno Stato o da un individuo alla flora e alla fauna di un altro Paese, anche attraverso la distruzione delle sue risorse naturali. Secondo la Dichiarazione di Rio de Janeiro sull’ambiente e lo sviluppo, le guerre non devono avere effetti distruttivi sul processo di sviluppo sostenibile. Gli Stati sono pertanto tenuti a rispettare il diritto internazionale, che tutela l’ambiente durante i conflitti armati. Tuttavia, l’Armenia non solo non ha rispettato questi principi, ma li ha anche gravemente violati, devastando la natura nei territori azerbaigiani che aveva occupato. In questo modo, l’Armenia ha violato le convenzioni internazionali in materia di ecologia e ambiente di cui è parte, tra cui la Convenzione delle Nazioni Unite sul divieto dell’uso di tecniche di modifica dell’ambiente a fini militari o ad ogni altro scopo ostile.
Per quanto concerne la questione delle mine, secondo le stime, nel corso della sua politica di occupazione durata trent’anni, l’Armenia ha collocato più di 1,5 milioni di mine sul territorio azerbaigiano. In altre parole, il 12 per cento del territorio nazionale è contaminato da mine e ordigni inesplosi. Tale superficie rappresenta il 28 per cento dei terreni del Paese utilizzabili a fini agricoli.
È evidente che il terrorismo delle mine ha costituito una componente integrante dei crimini di guerra dell’Armenia. Nonostante siano trascorsi circa sei anni dalla fine della guerra, il numero delle vittime continua ad aumentare. Tra le principali cause figurano il rifiuto dell’Armenia di fornire mappe precise delle mine collocate sul territorio azerbaigiano e la posa di mine-trappola lungo le strade, nei cimiteri e presso altre infrastrutture civili situate nelle aree retrostanti l’ex linea di contatto.

Secondo i dati ufficiali, dalla fine della guerra nel 2020 a oggi, 421 cittadini azerbaigiani, per la maggior parte civili, sono rimasti vittime di incidenti causati dalle mine. Di questi, 72 hanno perso la vita e 349 sono rimasti gravemente feriti. Nel complesso, dall’inizio dell’aggressione militare dell’Armenia contro l’Azerbaigian, più di 3.500 azerbaigiani sono stati colpiti dalle mine, tra cui 358 bambini e 38 donne.
A causa dell’assenza di mappe precise, le difficoltà incontrate dall’Azerbaigian nel processo di sminamento ostacolano i lavori di ricostruzione e ripristino e costituiscono un grave impedimento al ritorno nelle proprie case di quasi un milione di ex sfollati interni.
Dopo la Guerra patriottica, il Paese ha avviato, a proprie spese, un’opera di ricostruzione e ripristino su vasta scala dei territori liberati. Allo stesso tempo, è costretto a destinare ingenti risorse finanziarie alla soluzione del problema delle mine.
Oggi le operazioni di sminamento in Azerbaigian vengono condotte utilizzando le tecnologie più moderne e avanzate disponibili a livello mondiale. Grazie al lavoro instancabile e alla dedizione degli sminatori, sono già stati bonificati dalle mine più di 261.000 ettari di territorio. La realtà, tuttavia, è che lo sminamento è un processo che richiede molto tempo. In una regione caratterizzata da un territorio complesso come il Karabakh, tale processo potrebbe protrarsi persino per diversi decenni.
Quanto esposto dovrebbe indurre la comunità internazionale a una seria riflessione. Le autorevoli organizzazioni internazionali dovrebbero esigere dall’Armenia che ponga fine alla propria politica di terrorismo ecologico e di terrorismo delle mine contro l’Azerbaigian e che consegni finalmente alla parte azerbaigiana le mappe precise delle mine collocate nei territori che aveva mantenuto sotto occupazione.
Dovrebbero inoltre sollecitare l’Armenia, che si definisce un «Paese democratico», ad adottare misure concrete in vista della firma di un accordo di pace globale con l’Azerbaigian.
di Salim Balayev













