Tajani: “Roma capitale di pace, le violenze dei coloni ostacolano la soluzione a due Stati”

Tajani: “Roma capitale di pace, le violenze dei coloni ostacolano la soluzione a due Stati”

K metro 0 – Roma – L’avvio dell’Alleanza globale per la soluzione a due Stati “è un riconoscimento del ruolo centrale che ha l’Italia in questa fase: Roma capitale di pace, non soltanto per la riunione di oggi e domani, ma anche per i dialoghi tra israeliani e libanesi in programma il 4 agosto, per

K metro 0 – Roma – L’avvio dell’Alleanza globale per la soluzione a due Stati “è un riconoscimento del ruolo centrale che ha l’Italia in questa fase: Roma capitale di pace, non soltanto per la riunione di oggi e domani, ma anche per i dialoghi tra israeliani e libanesi in programma il 4 agosto, per procedere anche lì verso una soluzione della situazione”. Lo ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un’intervista a “Rai News”.

“Siamo stati scelti perché siamo in grado di interloquire con tutti. La riunione di oggi e domani servirà ad aggiungere un altro tassello in una situazione veramente complicata, per guardare a un futuro del Medio Oriente nel quale possano convivere uno Stato israeliano sicuro e uno Stato palestinese riconosciuto da Israele e che riconosca Israele”, ha affermato Tajani. “Non è facile. Quello che stanno facendo i coloni israeliani non agevola questo percorso, però non bisogna mai arrendersi: bisogna sempre guardare al futuro con determinazione e ottimismo”, ha aggiunto. Secondo il ministro, “è certamente un errore non rispettare l’integrità del territorio governato dall’Autorità nazionale palestinese, che è un’autorità dialogante, certamente non è Hamas, anzi è il grande avversario di Hamas”. “I coloni sbagliano, sono spesso violenti, attaccano chiese, moschee e anche villaggi cristiani. Questo è veramente inaccettabile”, ha affermato. “Come Unione europea abbiamo sanzionato i coloni più violenti e ora bisogna che il governo israeliano, una volta finita la campagna elettorale, abbia il coraggio di dire basta, bloccare queste persone, continuare a lavorare per costruire la pace e rafforzare l’Autorità nazionale palestinese, per poi lavorare alla soluzione dei due Stati”, ha proseguito Tajani. Il ministro ha quindi ricordato la richiesta italiana di sanzioni europee contro il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir.

“Noi abbiamo chiesto di sanzionare il ministro Ben Gvir per quello che ha fatto nei confronti di cittadini italiani in occasione dell’arresto illegale di alcuni militanti che partecipavano all’iniziativa della Flotilla”, ha dichiarato. “Indipendentemente da quello che penso dell’iniziativa della Flotilla, il rispetto della persona è un dovere da parte di chiunque governi, soprattutto da parte di un rappresentante di un governo eletto democraticamente come quello israeliano”, ha aggiunto. “Israele è una democrazia e Ben Gvir non si è comportato da ministro di un Paese democratico. Noi chiediamo sanzioni contro di lui per quello che ha fatto: dipenderà ora dall’Unione europea e dagli altri Paesi rispondere alla nostra richiesta”, ha osservato Tajani. Quanto alle possibili misure commerciali, il ministro ha spiegato: “Per i prodotti che provengono dalle zone occupate dai coloni esamineremo la proposta della Commissione europea. Riteniamo che sia una scelta che richiede l’unanimità, perché si tratta di una decisione politica e non semplicemente commerciale. Valuteremo le proposte della Commissione e ne parleremo”. Tajani ha quindi ribadito il sostegno italiano alla prospettiva dei due Stati.

“Prima bisogna raggiungere la pace. Una volta raggiunta, bisogna convincere Israele dell’importanza, proprio per la sua sicurezza, di avere uno Stato palestinese democratico e libero, non un’area governata dai terroristi di Hamas”, ha affermato. “Pensiamo a un’Autorità nazionale palestinese anch’essa rinnovata, ma certamente a una realtà che riconosca il diritto di Israele a esistere. Bisogna lavorare molto, ma i buoni progetti non devono mai essere abbandonati. Sarà difficile, ma alla fine ce la faremo”, ha aggiunto. Secondo Tajani, durante la campagna elettorale israeliana “è difficile che possano essere compiute scelte nella giusta direzione”, ma “appena conclusa, il nuovo governo dovrà impegnarsi per normalizzare la situazione a Gaza e in Cisgiordania, fermare la violenza dei coloni e avviare un percorso che permetta a Gaza di tornare a vivere”. “Noi siamo assolutamente favorevoli allo Stato palestinese, altrimenti non parteciperemmo all’evento di oggi e domani. Bisogna però prima costruire la Palestina: oggi esistono due Palestine, Gaza, dove di fatto c’è Hamas, e la Cisgiordania, dove c’è l’Autorità nazionale palestinese”, ha osservato. “Bisogna disarmare Hamas, fare in modo che Gaza torni libera, unificare le due realtà e lavorare affinché Israele riconosca il nuovo Stato e il nuovo Stato riconosca Israele. Ci vuole tempo, ma servono scelte serie e concrete per garantire la pace, non decisioni più provocatorie che efficaci”, ha concluso.

“L’Italia è protagonista di pace. In Libano svolgeremo un ruolo importante: siamo ancora presenti con Unifil e siamo pronti a partecipare a una nuova missione internazionale quando finirà il mandato di Unifil, il 31 dicembre di quest’anno. Siamo anche pronti a continuare a formare le Forze armate libanesi, come facciamo da anni con una missione bilaterale”, ha aggiunto. Per quanto riguarda i Territori palestinesi, Tajani ha ricordato che “siamo presenti con i nostri carabinieri, che formano la polizia dell’Autorità nazionale palestinese, e credo che a breve ci sarà anche un ufficiale dei carabinieri alla guida della missione europea a Rafah”. “È la dimostrazione che l’Italia svolge un ruolo di grande mediazione e di grande equilibrio, perché siamo amici dei palestinesi e degli israeliani, e abbiamo ottimi rapporti con i libanesi e con gli Stati Uniti”, ha affermato.

“Le nostre Forze armate presenti in territori così complicati sanno svolgere anche un ruolo diplomatico, integrarsi con la popolazione e non essere mai divisive”, ha proseguito. Tajani ha quindi sottolineato che “Hezbollah deve essere disarmato e non può continuare ad attaccare Israele, perché questo significa mettere a repentaglio la popolazione civile e provocare la reazione israeliana”. “Israele deve tornare nel proprio territorio con le sue Forze armate e lasciare il pieno controllo del territorio alle Forze armate libanesi, non a Hezbollah”, ha affermato. “Il disarmo di Hezbollah è lo strumento migliore per garantire stabilità in quell’area e una frontiera che non sia luogo di scorribande e attacchi, ma permetta sia ai libanesi sia agli israeliani di sentirsi sicuri”, ha aggiunto. Secondo Tajani, “finché ci sarà una minaccia per Israele e verranno lanciati missili e razzi contro il Paese, è ovvio che Israele non rinuncerà a occupare alcune porzioni di territorio”. “Dobbiamo contribuire affinché la situazione si normalizzi, Israele possa sentirsi sicuro e le sue truppe possano rientrare. Non è però soltanto una responsabilità israeliana: anche Hezbollah e soprattutto l’Iran, che guida i suoi alleati e i suoi proxy, devono fare in modo che queste forze non siano un elemento di disturbo e non minino la pace e la stabilità in Medio Oriente”, ha concluso, riporta Nova.

“L’Ucraina è Europa, l’Ucraina è Occidente. Sta resistendo a un attacco portato dalla Russia che avrebbe dovuto concludersi in qualche settimana e invece, dopo anni, Mosca non riesce ad andare né avanti né indietro. Moralmente l’Ucraina ha vinto la guerra con la Russia, ma ora bisogna arrivare a un confronto diretto tra Zelensky e Putin per concludere questa stagione di guerra che non giova a nessuno”, ha affermato. “Centinaia e centinaia di migliaia di morti rappresentano una ferita profonda per tutta l’umanità”, ha aggiunto Tajani. “Mi associo alle parole di Papa Leone quando lancia appelli a favore della pace, sia per quanto riguarda il territorio ucraino sia per quello russo, sia per quanto riguarda l’intero Medio Oriente”, ha concluso.

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