Gli Usa vietano i robot umanoidi cinesi, mentre va in crisi il mercato asiatico dei chip

Gli Usa vietano i robot umanoidi cinesi, mentre va in crisi il mercato asiatico dei chip

K metro 0 – Washington – L’amministrazione Trump ha annunciato ieri il divieto di importazione di robot umanoidi provenienti dalla Cina. Il provvedimento è stato adottato nel tentativo di proteggere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti e di rispondere alle minacce alla sicurezza nazionale. Intanto sono crollate le azioni delle maggiori aziende produttrici di

K metro 0 – Washington – L’amministrazione Trump ha annunciato ieri il divieto di importazione di robot umanoidi provenienti dalla Cina. Il provvedimento è stato adottato nel tentativo di proteggere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti e di rispondere alle minacce alla sicurezza nazionale. Intanto sono crollate le azioni delle maggiori aziende produttrici di chip negli Stati Uniti e in Asia.

Il blocco all’importazione dei robot è stato adottato dalla Commissione federale per le comunicazioni (FCC) e riguarda sia i robot umanoidi sia quelli quadrupedi, prodotti in maniera massiccia in Cina. È stata inoltre vietata l’importazione di inverter, dispositivi utilizzati nei data center e nei pannelli solari, poiché potrebbero rappresentare un rischio per l’economia statunitense.

Questa misura giunge in un momento in cui l’amministrazione Trump sta cercando sempre più di impedire l’ingresso della tecnologia cinese negli Stati Uniti. L’ambasciata cinese a Washington ha dichiarato che Pechino si oppone alla “politicizzazione” di questioni commerciali da parte degli Stati Uniti e alle sanzioni basate su “pretesti infondati”. L’ambasciata ha inoltre affermato che la Cina “esorta gli Stati Uniti ad ascoltare le voci obiettive e razionali delle comunità imprenditoriali di entrambi i Paesi”.

Il presidente della FCC, Brendan Carr, ha invece puntualizzato che l’agenzia sta agendo “per garantire la sicurezza delle catene di approvvigionamento critiche degli Stati Uniti”. I funzionari della FCC, nella loro valutazione della minaccia rappresentata dai robot, hanno scritto: “I dispositivi robotici avanzati raccolgono dati che potrebbero essere sfruttati da soggetti malintenzionati per sorvegliare i cittadini americani, potenziare le capacità dei servizi segreti stranieri o controllare a distanza i robot”.

Nelle stesse ore in cui l’amministrazione americana annunciava il provvedimento, sono crollate le azioni delle principali aziende produttrici di chip, a causa dell’intensificarsi delle vendite di titoli legati all’intelligenza artificiale. Le aziende maggiormente colpite sono quelle di Giappone, Corea del Sud e Taiwan.

Le contrattazioni sull’indice di riferimento sudcoreano Kospi sono state temporaneamente sospese ieri mattina dopo un calo dell’8%. Alla ripresa degli scambi, dopo la sospensione di 20 minuti, l’indice ha ampliato le perdite fino a chiudere a -10,8%. Il crollo è stato trainato dalle aziende tecnologiche, con Samsung Electronics e SK Hynix che hanno entrambe perso oltre il 13% in Borsa. Il ribasso è arrivato dopo che, lunedì a New York, il titolo del colosso dei chip per l’intelligenza artificiale Nvidia aveva ceduto il 5%, permettendo ad Apple di tornare a essere la società quotata di maggior valore al mondo.

L’indice Kospi, fortemente influenzato dal settore tecnologico, è stato più volte sospeso quest’anno a causa di un meccanismo di mercato noto come “circuit breaker”, progettato per contenere le vendite di titoli dettate dal panico. L’indice era più che raddoppiato dall’inizio dell’anno fino a metà giugno, ma da allora ha perso circa un terzo del suo valore.

In Cina il comparto tecnologico ha mostrato una maggiore tenuta sui mercati finanziari. Restano tuttavia le difficoltà legate alle restrizioni statunitensi, che continuano a rappresentare una sfida commerciale e diplomatica per il governo di Pechino.

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Edoardo Adario
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