Polonia-Ucraina: tensioni politiche e sociale, la difficile estate nei rapporti tra Varsavia e Kiev

Polonia-Ucraina: tensioni politiche e sociale, la difficile estate nei rapporti tra Varsavia e Kiev

K metro 0 – Varsavia – In Polonia, la fase più difficile degli ultimi anni nei rapporti con l’Ucraina si sta sovrapponendo a una sequenza di aggressioni, insulti e intimidazioni ai danni di cittadini ucraini. Tra luglio e i primi giorni di agosto gli episodi sono stati numerosi e distribuiti in diverse città, da Bielsko-Biala

K metro 0 – Varsavia – In Polonia, la fase più difficile degli ultimi anni nei rapporti con l’Ucraina si sta sovrapponendo a una sequenza di aggressioni, insulti e intimidazioni ai danni di cittadini ucraini. Tra luglio e i primi giorni di agosto gli episodi sono stati numerosi e distribuiti in diverse città, da Bielsko-Biala a Legnica, da Breslavia a Kozuchow. Lo riporta Nova.

Non si può parlare di un rapporto causale diretto tra lo scontro politico che ha contrapposto il presidente polacco Karol Nawrocki all’omologo ucraino Volodymyr Zelensky e i singoli atti di violenza: in alcuni casi il movente xenofobo è stato contestato formalmente dagli inquirenti, in altri è ancora da accertare e in almeno un episodio è stato escluso dalle prime verifiche della polizia. La concomitanza, tuttavia, è evidente. La controversia sulla memoria storica ha riportato nel dibattito pubblico polacco temi altamente divisivi e si è inserita in un quadro nel quale la disponibilità della società verso i profughi ucraini era già in diminuzione. Nei primi sei mesi del 2026 la polizia ha ricevuto 180 segnalazioni relative a presunti reati d’odio contro cittadini ucraini, il 30 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di segnalazioni e non di altrettanti reati definitivamente accertati, ma la tendenza ha attirato l’attenzione delle autorità.

La frattura politica ha un’origine precisa. A fine aprile Zelensky ha intitolato un’unità militare agli “Eroi dell’Upa”, ossia l’Esercito insurrezionale ucraino (Upa), formazione nazionalista e indipendentista che in Ucraina è ricordata da una parte della società per la lotta contro l’Unione sovietica, ma che si è macchiata del massacro di decine di migliaia di civili polacchi in Volinia e Galizia orientale tra il 1943 e il 1945, un eccidio che in Polonia è stato riconosciuto come genocidio. Migliaia di ucraini morirono a loro volta nelle rappresaglie che seguirono. La decisione di Kiev ha quindi toccato uno dei punti più sensibili della memoria nazionale polacca.

Un sondaggio dell’istituto polacco Cbos pubblicato il 17 luglio mostra che, per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni, i contrari all’accoglienza dei profughi ucraini provenienti dalle zone di guerra sono diventati più numerosi dei favorevoli: 52 contro 42 per cento. Il 54 per cento considera inoltre eccessiva l’assistenza fornita agli ucraini. Il quadro, tuttavia, è meno uniforme di quanto questi due dati possano suggerire. Il 58 per cento degli intervistati, per esempio, si oppone alla revoca dell’alloggio gratuito nei centri collettivi alle madri ucraine con figli piccoli. La stanchezza verso l’accoglienza e la richiesta di maggiori condizioni non si traducono quindi in automatico in un atteggiamento ostile verso gli ucraini come comunità. Qui emergono le differenze tra la presidenza e il governo: Nawrocki ha scelto una linea fortemente simbolica e identitaria sulla memoria della Volinia, trasformando la questione dell’Upa in una condizione politica anche per l’adesione dell’Ucraina all’Ue. Il suo entourage continua comunque a sostenere che interrompere l’assistenza militare a Kiev sarebbe irresponsabile, perché una vittoria o un avanzamento russo rappresenterebbero una minaccia diretta alla sicurezza polacca.

Tusk usa una grammatica politica diversa. Il premier non ha accantonato le rivendicazioni storiche: il 3 luglio ha affermato che l’Ucraina dovrà “fare i conti con la propria storia” se vuole entrare nell’Ue, perché non può esserci integrazione europea senza riconciliazione. Ha anche invitato alla prudenza su ulteriori impegni finanziari polacchi, ricordando i costi sostenuti da Varsavia per la protezione della frontiera orientale dell’Ue. Tuttavia, rispetto a Nawrocki, Tusk considera prioritario impedire che il contenzioso storico travolga la cooperazione strategica e ritiene che l’inasprimento della retorica possa produrre conseguenze interne indesiderate.

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