K metro 0 – Pechino – La Cina stringe il controllo sui viaggi dei propri cittadini all’estero. Le nuove disposizioni ampliano i casi in cui le autorità possono impedire l’uscita dal Paese. Nel mirino ci sono soprattutto le questioni legate alla sicurezza nazionale, al controllo delle esportazioni e alle tecnologie considerate strategiche. Le nuove norme del
K metro 0 – Pechino – La Cina stringe il controllo sui viaggi dei propri cittadini all’estero. Le nuove disposizioni ampliano i casi in cui le autorità possono impedire l’uscita dal Paese. Nel mirino ci sono soprattutto le questioni legate alla sicurezza nazionale, al controllo delle esportazioni e alle tecnologie considerate strategiche.
Le nuove norme del Consiglio di Stato sulla gestione dell’ingresso e dell’uscita dal territorio cinese sono entrate in vigore il 15 settembre. L’articolo 4 prevede, tra i casi in cui può essere impedita la partenza, anche la violazione delle norme sul controllo delle esportazioni e sull’import-export di tecnologie. La condizione è che tali violazioni possano mettere a rischio la sicurezza industriale o tecnologica nazionale.
L’articolo 10 disciplina invece l’attività degli intermediari che assistono i cittadini nelle procedure di ingresso e uscita dal Paese. La norma stabilisce specifici limiti e obblighi di segnalazione nei casi previsti dalla legge.
La stretta arriva mentre Pechino considera sempre più strategici settori come i semiconduttori, l’intelligenza artificiale e le tecnologie avanzate. La competizione tecnologica con Washington si è intensificata. E la tutela delle tecnologie sensibili è diventata una componente centrale della politica cinese di sicurezza nazionale.
Le nuove disposizioni si inseriscono inoltre in un sistema di controlli che già riguardava alcune categorie di funzionari pubblici e personale di organismi statali. Per queste categorie esistono da tempo regole specifiche sui viaggi all’estero. Le autorità possono inoltre richiamare l’attenzione dei cittadini sui rischi legati a viaggi verso Paesi o regioni considerati ad alto rischio.
Un caso emblematico si era verificato già a marzo. Secondo quanto riferito da Reuters e da altre testate internazionali, ai cofondatori di Manus, Xiao Hong e Ji Yichao, era stato impedito di lasciare la Cina. La società specializzata nell’intelligenza artificiale era allora al centro dell’operazione per la sua acquisizione da parte di Meta. Il caso precede l’entrata in vigore delle nuove disposizioni e non costituisce quindi un’applicazione della normativa introdotta a settembre.
Le nuove regole hanno attirato l’attenzione anche a Taiwan. Le autorità di Taipei hanno invitato i propri cittadini a prestare particolare attenzione durante i viaggi nella Cina continentale. Il timore riguarda soprattutto l’ampliamento dei poteri delle autorità cinesi in materia di ingresso e uscita dal Paese. Pechino considera Taiwan parte del territorio cinese. Taipei non riconosce però la sovranità della Repubblica Popolare Cinese sull’isola.
Tom Kellogg, direttore esecutivo del Center for Asian Law della Georgetown University, ha definito le crescenti restrizioni ai viaggi “profondamente preoccupanti”. Secondo Kellogg, rappresentano un ulteriore segnale del rafforzamento del controllo statale sotto la leadership di Xi Jinping.
Il docente ha richiamato anche il periodo di Mao Zedong. In quegli anni i viaggi internazionali dei cittadini cinesi erano fortemente limitati. La situazione è cambiata con le riforme e l’apertura economica avviate alla fine degli anni Settanta e proseguite negli anni successivi. Secondo Kellogg, alcune delle nuove misure ricordano quel periodo di forte limitazione della mobilità.
La piattaforma cinese Piyao ha respinto l’interpretazione secondo cui le nuove norme introdurrebbero un controllo generalizzato sui viaggi dei cittadini comuni. Secondo quanto riferito dalla piattaforma, le disposizioni non mirano a limitare indiscriminatamente gli spostamenti all’estero. Avrebbero invece una funzione preventiva e riguarderebbero soprattutto destinazioni considerate ad alto rischio e situazioni ritenute anomale.
Nella spiegazione fornita dalle autorità rientra anche il contrasto ad attività criminali che coinvolgono cittadini cinesi all’estero. Tra gli obiettivi dichiarati ci sono il contrasto alle truffe, al gioco d’azzardo illegale e ai casi in cui persone vengano indotte con l’inganno a lasciare il Paese per essere poi coinvolte in attività illecite.
Gli analisti segnalano tuttavia che l’ampliamento degli strumenti di controllo potrebbe avere conseguenze anche per persone impegnate in settori considerati sensibili. Tra questi viene indicato anche quello della difesa dei diritti umani.
“Questo è un altro strumento progettato per controllare ciò che i cittadini cinesi fanno e dicono all’estero”, ha affermato Kellogg. Secondo il direttore esecutivo del Center for Asian Law, in alcuni casi le autorità di sicurezza avrebbero utilizzato il mancato rilascio o rinnovo dei passaporti per limitare la possibilità di espatrio di persone impegnate nella difesa dei diritti o in attività critiche nei confronti del governo cinese.
Queste ultime valutazioni devono essere distinte dal contenuto specifico delle nuove disposizioni. Il regolamento non introduce un divieto generale di espatrio per i cittadini cinesi. Amplia però gli strumenti attraverso i quali le autorità possono limitare l’uscita dal Paese in determinate circostanze, comprese quelle legate alla sicurezza nazionale, alle tecnologie sensibili e alla violazione delle norme sul controllo delle esportazioni.













