Ravenna, false certificazioni mediche per stranieri nei Cpr: in corso perquisizioni

Ravenna, false certificazioni mediche per stranieri nei Cpr: in corso perquisizioni

K metro 0 – Ravenna – La Polizia di Stato, tramite il Servizio Centrale Operativo e la Squadra Mobile di Ravenna, è impegnata in un’attività di polizia giudiziaria finalizzata all’esecuzione di plurimi decreti di perquisizione locale, personale e informatica emessi dalla Procura di Ravenna nell’ambito di un procedimento concernente la presunta formazione e il rilascio di certificazioni mediche false, presumibilmente destinate a

K metro 0 – Ravenna – La Polizia di Stato, tramite il Servizio Centrale Operativo e la Squadra Mobile di Ravenna, è impegnata in un’attività di polizia giudiziaria finalizzata all’esecuzione di plurimi decreti di perquisizione locale, personale e informatica emessi dalla Procura di Ravenna nell’ambito di un procedimento concernente la presunta formazione e il rilascio di certificazioni mediche false, presumibilmente destinate a impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari presso i Centri di permanenza per i rimpatri.

Destinatari dei decreti di perquisizione sono, a eccezione di un solo caso, medici non iscritti nel registro delle persone nei cui confronti si svolgono le indagini preliminari. L’attività giudiziaria interesserà oltre venti professionisti e sarà eseguita nelle città di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese, con il concorso delle Squadre Mobili territorialmente competenti.

Due dei medici coinvolti nell’inchiesta lavorano al Policlinico Sant’Orsola di Bologna. La conferma è arrivata dalla direttrice generale del Policlinico, Chiara Gibertoni. “Essendo noi per le malattie infettive il riferimento per tutta l’area metropolitana, siamo coinvolti: sono due colleghe che però, ci tengo a precisare, non sono indagate ma solo chiamate per accertamenti – ha chiarito Gibertoni commentando la convocazione in Questura dei medici – . Per il resto le informazioni che ho sono pochissime per cui – ha concluso – tenderei a evitare di commentare, non ho elementi per capire la dinamica di questa iniziativa”.

L’Ordine dei medici: “Nostro dovere curare”

“Esprimiamo vicinanza ai colleghi coinvolti e confidiamo nel lavoro della magistratura, alla quale spetta accertare i fatti e le eventuali responsabilità individuali, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza”. Così il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli interviene – a nome del Comitato Centrale della Federazione, riunito oggi a Roma – sugli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Ravenna relativa a presunte false certificazioni mediche per impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr).

“Invitiamo tutti, a partire da chi ricopre responsabilità istituzionali, a rispettare i medici che ogni giorno, con competenza e dedizione, si prendono cura delle persone – afferma Anelli – senza discriminazioni e spesso in condizioni difficili. La falsificazione di una certificazione medica, qualora accertata, costituisce una condotta grave, che dovrà essere valutata nelle sedi competenti. Non possono però essere la politica o il clamore mediatico ad anticipare giudizi e sanzioni”. La Federazione richiama poi, ancora una volta, la necessità di mantenere distinti il ruolo del medico e le responsabilità delle istituzioni preposte alla sicurezza pubblica. “I medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza – sottolinea Anelli – ma professionisti della cura, il cui mandato fondamentale è tutelare la salute e la dignità di ogni persona. La tutela della sicurezza pubblica appartiene ad altre istituzioni e non può essere trasferita sui medici, né può condizionarne il giudizio clinico”, sottolinea il presidente.

Questa distinzione di ruoli non significa contrapposizione alle istituzioni: gli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri sono enti sussidiari dello Stato e tutelano gli interessi pubblici connessi all’esercizio professionale. “Non esiste una contrapposizione tra i medici e lo Stato – precisa Anelli – e gli Ordini, quali enti sussidiari dello Stato, hanno proprio nell’interesse dei cittadini il dovere di vigilare sul corretto esercizio della professione e, nello stesso tempo, di difenderne l’autonomia e l’indipendenza. Il rispetto delle regole e la libertà del giudizio clinico non sono principi in conflitto, ma garanzie che devono procedere insieme”.

“Proprio per evitare situazioni capaci di generare un conflitto tra i doveri deontologici del medico e finalità di sicurezza che non gli competono – conclude Anelli – avevamo già auspicato una modifica della normativa, nel senso di introdurre una netta distinzione tra l’atto medico, quale la certificazione sanitaria, finalizzata esclusivamente alla valutazione dello stato di salute della persona, e l’atto autorizzativo del provvedimento di trattenimento o trasferimento nei Cpr. Ribadiamo quindi con fermezza che l’autonomia e l’indipendenza della professione medica costituiscono garanzie poste a tutela di tutti. Devono essere esercitate con rigore, responsabilità e nel rispetto della legge, ma non possono essere sottoposte a pressioni politiche o ideologiche”, conclude Anelli.

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