K metro 0 – Parigi – Il Senato francese non cambia maggioranza, ma cambia geografia politica. Le elezioni del 27 settembre confermano il predominio della destra e del centro nella Camera alta, mentre producono due novità destinate a pesare sulla prossima legislatura: il Rassemblement national raggiunge per la prima volta una consistenza parlamentare sufficiente a
K metro 0 – Parigi – Il Senato francese non cambia maggioranza, ma cambia geografia politica. Le elezioni del 27 settembre confermano il predominio della destra e del centro nella Camera alta, mentre producono due novità destinate a pesare sulla prossima legislatura: il Rassemblement national raggiunge per la prima volta una consistenza parlamentare sufficiente a costituire un proprio gruppo e La France insoumise entra al Palais du Luxembourg.
Il voto riguardava 178 dei 348 seggi, secondo il sistema di rinnovo per metà che caratterizza il Senato francese. A eleggere i senatori non sono direttamente i cittadini, ma un collegio di grandi elettori composto per circa il 95 per cento da rappresentanti dei comuni. Per questo le senatorie costituiscono soprattutto una fotografia dei rapporti di forza territoriali emersi dalle precedenti elezioni locali.
La fotografia del 2026 mostra innanzitutto una sostanziale continuità. Les Républicains e i loro alleati centristi conservano il controllo della Camera alta, anche se la componente LR perde alcuni seggi. Le proiezioni immediatamente successive al voto attribuiscono al gruppo repubblicano circa 124-126 senatori e all’Union centriste 56-58. La composizione definitiva dei gruppi sarà però formalizzata soltanto il 5 ottobre, e questi numeri possono ancora cambiare per effetto delle adesioni dei singoli eletti.
La stabilità complessiva nasconde tuttavia una trasformazione importante.
Il Rassemblement national ha eletto nove nuovi senatori, che si aggiungono ai tre conquistati nel 2023. Con gli eletti dell’Union des droites pour la République di Eric Ciotti, l’area RN-UDR potrebbe arrivare a circa quindici componenti. Per la prima volta questa famiglia politica disporrebbe quindi di un gruppo autonomo al Senato.
Non è soltanto una questione simbolica. La costituzione di un gruppo comporta maggiori risorse, tempi di parola, rappresentanza nelle commissioni e nella conferenza dei presidenti e la possibilità di utilizzare spazi parlamentari riservati ai gruppi. Il RN resta numericamente molto distante dalla maggioranza, ma acquisisce strumenti istituzionali che finora non possedeva nella Camera alta.
Il risultato segnala inoltre un radicamento territoriale più ampio. Le senatorie dipendono in larga misura dagli amministratori locali e il progresso del RN arriva dopo le elezioni municipali di marzo. Il partito, tradizionalmente molto più forte nelle consultazioni nazionali che nella rappresentanza locale, mostra così una maggiore capacità di raccogliere consensi anche all’interno del collegio dei grandi elettori.
All’estremo opposto dello spettro politico arriva un’altra prima volta. La France insoumise entra al Senato con l’elezione di Gabriel Amard nel Rhône; il movimento rivendica anche Marc Péré, eletto in Haute-Garonne su una lista comune con Génération.s e gli Ecologisti. La loro collocazione nei gruppi parlamentari dovrà essere definita entro l’apertura della nuova sessione.
Nel complesso la sinistra mantiene buona parte delle proprie posizioni: il gruppo socialista resta la seconda forza del Senato, mentre gli ecologisti arretrano di alcuni seggi. Il blocco che fa riferimento all’area macronista rimane invece relativamente debole nella Camera alta, con il gruppo RDPI stimato tra 15 e 17 componenti.
È questo contrasto a rendere politicamente interessante un’elezione apparentemente poco rivoluzionaria.
Il Senato rimane una camera dominata dalla destra repubblicana e dal centro, e il suo presidente Gérard Larcher dovrebbe conservare il proprio ruolo. Ma ai margini di quella continuità avanzano forze che fino a pochi anni fa erano assenti o quasi assenti dal Palais du Luxembourg.
A pochi mesi dalle presidenziali del 2027, le senatorie non consentono di misurare direttamente gli orientamenti dell’elettorato francese: il voto è indiretto e riflette soprattutto il potere territoriale dei partiti. Il segnale istituzionale è però chiaro. Il sistema politico francese continua a frammentarsi anche nella sua camera tradizionalmente più stabile.
La maggioranza non cambia. Cambiano, lentamente, coloro che siedono intorno ad essa.













