K metro 0 – Bruxelles – Il West Nile non è più una presenza episodica nel panorama sanitario europeo. La stagione 2026 sta confermando una circolazione intensa del virus trasmesso dalle zanzare, con l’Italia nettamente in testa per numero di infezioni segnalate e nuovi territori coinvolti nel continente. Secondo l’ultimo aggiornamento del Centro europeo per
K metro 0 – Bruxelles – Il West Nile non è più una presenza episodica nel panorama sanitario europeo. La stagione 2026 sta confermando una circolazione intensa del virus trasmesso dalle zanzare, con l’Italia nettamente in testa per numero di infezioni segnalate e nuovi territori coinvolti nel continente.
Secondo l’ultimo aggiornamento del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), al 23 settembre 16 Paesi europei avevano registrato 1.569 casi umani acquisiti localmente. L’Italia ne conta 696, seguita da Grecia con 355, Spagna con 125, Francia con 102 e Romania con 91. Seguono Macedonia del Nord, Serbia, Paesi Bassi e altri otto Paesi. La Germania registra quattro casi.
Non è soltanto il numero complessivo a richiamare l’attenzione. L’ECDC identifica circolazione del virus in 186 aree europee e sei sono entrate nella mappa per la prima volta soltanto nell’ultima settimana.
Già all’inizio di settembre l’agenzia europea definiva la circolazione del 2026 «intensa»: i 1.086 casi allora registrati superavano nettamente la media di 736 osservata nello stesso periodo nel precedente decennio. Non significa però che l’Europa stia vivendo una stagione senza precedenti. Nel 2018 furono segnalati oltre 2.100 casi e il 2024 rimane l’anno con la diffusione geografica più ampia.
I dati italiani consentono di osservare più da vicino il fenomeno. Il rapporto dell’Istituto superiore di sanità aggiornato anch’esso al 23 settembre registra 700 infezioni confermate, includendo anche alcuni casi importati: 368 hanno sviluppato la forma neuro-invasiva, 239 la febbre West Nile e 88 sono state individuate in donatori di sangue asintomatici.
I decessi notificati sono 54, uno dei quali relativo a un caso importato. Il dato richiede cautela: non significa che il virus abbia una mortalità dell’ordine dell’8 per cento tra tutte le persone contagiate.
La ragione è fondamentale per comprendere le statistiche. Circa l’80 per cento delle infezioni non provoca sintomi e quindi gran parte dei contagi non viene diagnosticata. Circa una persona infetta su cinque sviluppa invece febbre e altri sintomi, mentre meno dell’uno per cento presenta una malattia neuro-invasiva, come encefalite o meningite. Il rischio di forme gravi aumenta soprattutto nelle persone anziane e fragili.
Il West Nile segue inoltre un ciclo particolare. Il principale serbatoio naturale è costituito dagli uccelli selvatici; le zanzare, soprattutto del genere Culex, acquisiscono il virus pungendo animali infetti e possono successivamente trasmetterlo all’uomo. Le persone e i cavalli sono considerati generalmente ospiti terminali: non sviluppano una quantità di virus nel sangue sufficiente a perpetuare normalmente il ciclo attraverso nuove zanzare.
Un’Europa più favorevole alle zanzare
Il fenomeno pone una questione più ampia. L’ECDC segnala che il West Nile continua a comparire in nuove regioni europee e nell’agosto scorso ha chiesto agli Stati di rafforzare sorveglianza e controllo delle zanzare.
Il clima è uno dei fattori, ma non l’unico. Temperature più elevate possono prolungare la stagione di attività delle zanzare e favorire la replicazione del virus, mentre precipitazioni, disponibilità d’acqua, habitat, popolazioni di uccelli e caratteristiche locali determinano differenze importanti tra un territorio e l’altro. Anche sistemi di sorveglianza più efficienti possono aumentare il numero di infezioni individuate.
L’ECDC sottolinea infatti che, nonostante l’elevata circolazione del 2026, non esistono finora indicazioni di una maggiore gravità clinica del virus rispetto al passato.
È forse questa la distinzione più importante. L’Europa non sta affrontando un virus nuovo né necessariamente più aggressivo. Sta osservando piuttosto una malattia trasmessa da vettori che trova condizioni favorevoli per consolidare e ampliare la propria presenza.
E poiché la stagione di trasmissione può proseguire fino all’autunno inoltrato, i 1.569 casi del 23 settembre non rappresentano ancora il bilancio definitivo del 2026. La sfida sanitaria europea sarà sempre meno reagire alle singole emergenze e sempre più imparare a convivere con una nuova geografia delle malattie trasmesse dalle zanzare.













