K metro 0 – Roma – Il ministro della Difesa pakistano incontra Crosetto e parla all’Ambasciata di Roma: dal patto militare con Arabia Saudita e Turchia alla mediazione tra Stati Uniti e Iran, fino alle tensioni con Afghanistan e India. E apre alla possibilità di una cooperazione con Italia. Il Pakistan è pronto a difendere
K metro 0 – Roma – Il ministro della Difesa pakistano incontra Crosetto e parla all’Ambasciata di Roma: dal patto militare con Arabia Saudita e Turchia alla mediazione tra Stati Uniti e Iran, fino alle tensioni con Afghanistan e India. E apre alla possibilità di una cooperazione con Italia.
Il Pakistan è pronto a difendere l’Arabia Saudita mettendo a disposizione «qualsiasi mezzo» previsto dai propri impegni, ma vuole contemporaneamente mantenere aperti i canali con l’Iran e ritagliarsi un ruolo di mediazione nella crisi mediorientale.
È la doppia linea tracciata a Roma dal ministro della Difesa pakistano Khawaja Muhammad Asif, che dopo un incontro con il ministro Guido Crosetto ha partecipato a un confronto con giornalisti e studenti organizzato dall’ambasciatore del Pakistan in Italia, Ali Javed.
Quaranta minuti nei quali Asif ha affrontato quasi tutti i dossier che attraversano la politica estera di Islamabad: Medio Oriente, Arabia Saudita, Iran, Afghanistan, India e cooperazione militare.
Con Crosetto il confronto si è concentrato sulla necessità di una de-escalation mediorientale e sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, passaggio decisivo per commercio ed energia. Il ministro italiano ha sottolineato l’importanza degli sforzi diplomatici per arrivare a «una prospettiva di stabilità duratura».
Il Pakistan rivendica un ruolo nella difficile mediazione tra Stati Uniti e Iran. Asif ha richiamato l’“Accordo di Islamabad” e sostenuto che esista ancora una volontà delle parti di raggiungere una stabilizzazione regionale.
Il ministro si è detto fiducioso sulla possibilità di riaprire il percorso verso un’intesa con Teheran sul nucleare. Ha inoltre osservato che Houthi yemeniti e milizie sciite irachene, pur essendo nati nell’orbita iraniana, avrebbero progressivamente acquisito margini di autonomia.
«Difenderemo l’Arabia Saudita»
Il passaggio strategicamente più significativo ha riguardato il patto di difesa di Makkah tra Pakistan, Arabia Saudita e Turchia. «Questo accordo è di natura prettamente difensiva. Non abbiamo alcuna intenzione aggressiva nei confronti di nessuno», ha spiegato Asif.
Ma sul significato dell’impegno pakistano è stato categorico: Islamabad difenderà l’Arabia Saudita da un’aggressione, comprese eventuali minacce provenienti dagli Houthi. «Quando dico che siamo vincolati da questo accordo a difendere l’Arabia Saudita, intendo che qualsiasi mezzo a nostra disposizione sarà a disposizione anche dell’Arabia Saudita». Asif ha affermato che “un conflitto una volta iniziato, non si può più controllarne l’esito. Non si può controllare la sua evoluzione”, ha affermato.
Dietro l’accordo c’è una valutazione più ampia: secondo il ministro, i Paesi del Golfo stanno comprendendo che non possono affidare la propria sicurezza a un solo garante. Questo non significa, ha precisato, mettere in discussione il rapporto strategico con gli Stati Uniti.

Afghanistan, India e il fronte orientale
Toni ancora più duri sull’Afghanistan. Asif ha ricordato le vittime degli attacchi nelle province del Khyber Pakhtunkhwa e del Balochistan e ha accusato l’India di sostenere e finanziare le attività ostili al Pakistan attraverso il territorio afghano. Nuova Delhi respinge tradizionalmente le accuse pakistane di sostegno al terrorismo.
Il ministro ha inoltre rivendicato il risultato militare ottenuto dal Pakistan nello scontro con l’India dello scorso anno e ricordato l’accoglienza di milioni di profughi afghani nell’arco di quattro decenni, lamentando l’assenza di riconoscenza da parte di Kabul. Ha però confermato l’esistenza di mediazioni dei Paesi del Golfo e colloqui con le autorità talebane per ridurre le tensioni.













