K metro 0 – Roma – Gli sbarchi di migranti in Italia sono diminuiti del 55,75 per cento nei primi nove mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo i dati del ministero dell’Interno aggiornati alle 8 del primo ottobre, sono arrivate via mare 22.891 persone, contro le 51.731 registrate alla stessa data
K metro 0 – Roma – Gli sbarchi di migranti in Italia sono diminuiti del 55,75 per cento nei primi nove mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo i dati del ministero dell’Interno aggiornati alle 8 del primo ottobre, sono arrivate via mare 22.891 persone, contro le 51.731 registrate alla stessa data dello scorso anno: 28.840 in meno.
La Libia rimane nettamente il principale Paese di partenza delle imbarcazioni dirette in Italia, mentre l’Algeria consolida il sorpasso sulla Tunisia già emerso nel bilancio dei primi otto mesi. Si conferma così una redistribuzione delle rotte all’interno di un quadro generale di forte contrazione degli arrivi.
Il mese di settembre ha rafforzato questa tendenza. Fra gli aggiornamenti del primo settembre e del primo ottobre sono stati contabilizzati 3.290 ulteriori sbarchi, contro gli 8.385 registrati tra le stesse rilevazioni del 2025: il 60,76 per cento in meno. Il calo complessivo dall’inizio dell’anno si è quindi ampliato dal 54,78 per cento rilevato un mese fa al 55,75 per cento attuale. La conclusione della stagione estiva non ha invertito l’andamento emerso nei mesi precedenti.
Secondo elaborazioni di Agenzia Nova sui Paesi di partenza dei natanti, dalle coste libiche sono arrivati in Italia 17.748 migranti, contro i 43.531 dello stesso periodo del 2025, con una diminuzione del 59,23 per cento. La rotta libica rappresenta il 77,53 per cento degli sbarchi, oltre tre arrivi su quattro, pur riducendo il proprio peso rispetto all’84,15 per cento di un anno fa.
In termini assoluti, gli arrivi dalla Libia sono scesi di 25.783 persone: è la componente principale della flessione complessiva. Anche fra le rilevazioni di settembre e ottobre il ridimensionamento è evidente, con 2.178 arrivi aggiuntivi contro i 5.299 del corrispondente intervallo del 2025.
In controtendenza l’Algeria, dalla quale sono giunte 2.963 persone, contro le 1.083 di un anno fa: un aumento del 173,59 per cento. La rotta algerina vale ora il 12,94 per cento del totale e rafforza la propria posizione davanti alla Tunisia, dalla quale sono arrivati 2.087 migranti, contro i 3.901 del 2025, con un calo del 46,50 per cento e una quota del 9,12 per cento.
Nell’ultimo intervallo mensile gli arrivi dall’Algeria sono aumentati di 671 persone, quelli dalla Tunisia di 441. Il sorpasso algerino si consolida dunque anche nei dati più recenti, ma le dimensioni della rotta restano molto inferiori a quelle della direttrice libica. Quasi azzerati, infine, gli arrivi dalla Turchia: 93 contro 1.216, il 92,35 per cento in meno.
La distribuzione degli sbarchi sul territorio italiano conferma la centralità della Sicilia e il crescente peso della Sardegna. La Sicilia ha accolto 16.654 persone, pari al 72,75 per cento del totale, contro le 43.012 del 2025: una flessione del 61,28 per cento. La Sardegna passa invece da 1.395 a 3.149 arrivi, con un incremento del 125,73 per cento, e concentra il 13,76 per cento degli sbarchi. Un andamento coerente con la crescita della rotta dall’Algeria, che ha nelle coste meridionali sarde il principale approdo italiano.
Nelle altre regioni i numeri sono più contenuti: 604 arrivi in Toscana, 583 in Puglia, 472 in Calabria, 340 in Emilia-Romagna e 337 in Liguria. In Calabria il calo rispetto alle 2.064 persone del 2025 supera il 77 per cento; in Campania gli arrivi scendono da 972 a 102.
Anche la graduatoria delle nazionalità dichiarate al momento dello sbarco presenta una novità rispetto a un mese fa. Il Bangladesh resta al primo posto con 5.685 persone, il 24,84 per cento del totale, ma l’Algeria sale in seconda posizione con 2.721, davanti alla Somalia con 2.652. Seguono Sudan con 1.745 persone, Eritrea con 1.711, Pakistan con 1.561, Egitto con 1.410 e Tunisia con 1.200. La presenza di cittadini del Corno d’Africa e dell’Asia meridionale conferma l’eterogeneità dei flussi diretti in Italia.
Piantedosi: oltre 6.500 rimpatri nel 2026
Alla riduzione degli arrivi si affiancano le iniziative sui rimpatri. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riferito il 30 settembre alla Camera che nel 2026 sono stati effettuati “oltre 6.500 tra rimpatri forzati e volontari assistiti”.
“Rispetto allo stesso periodo degli ultimi anni, non si era mai registrato un numero così elevato di persone rimpatriate, soprattutto tenendo conto della riduzione degli arrivi”, ha affermato il ministro.
Piantedosi ha richiamato il ruolo degli accordi con i Paesi di origine e di transito e ha confermato l’avvio delle procedure per la realizzazione di sei nuovi Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr): uno in Campania, due in Trentino-Alto Adige, uno in Calabria, uno in Toscana e uno in Emilia-Romagna. Il governo sta inoltre lavorando all’attivazione di ulteriori 106 posti nelle strutture esistenti in Sicilia, Sardegna e Lazio.
I programmi di ritorno volontario proseguono anche nei Paesi nordafricani. Secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri tunisino, dall’inizio del 2026 sono 5.077 i migranti rientrati volontariamente nei Paesi d’origine attraverso il meccanismo di ritorno e reintegrazione facilitato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Il numero complessivo dei beneficiari dall’avvio del programma è così salito a 25.351. A questi si aggiungono i ritorni volontari effettuati attraverso voli commerciali regolari organizzati dalle autorità tunisine.
Il calo degli sbarchi in Italia, tuttavia, non esaurisce il quadro dei movimenti lungo la rotta libica. Secondo i dati diffusi dall’Oim a metà settembre, 17.067 migranti sono stati intercettati in mare tra gennaio e metà settembre e riportati in Libia, sulla base dei dati della Guardia costiera libica monitorati dall’organizzazione.
Resta infine il costo umano delle traversate. Secondo il Missing Migrants Project dell’Oim, consultato il primo ottobre, dall’inizio del 2026 almeno 998 persone risultano morte o disperse lungo la rotta del Mediterraneo centrale. L’Oim precisa che si tratta di una stima minima: numerosi naufragi e sparizioni non vengono documentati e il bilancio effettivo può quindi essere più elevato.













