La riforma passa a scrutinio segreto con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Nuovo sistema proporzionale con premio di maggioranza, preferenze e indicazione del candidato premier. Schlein denuncia una forzatura delle regole democratiche, Conte attacca il governo. Tajani esclude elezioni anticipate. K metro 0 – Roma – La nuova legge elettorale è legge. Dopo un
La riforma passa a scrutinio segreto con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Nuovo sistema proporzionale con premio di maggioranza, preferenze e indicazione del candidato premier. Schlein denuncia una forzatura delle regole democratiche, Conte attacca il governo. Tajani esclude elezioni anticipate.
K metro 0 – Roma – La nuova legge elettorale è legge. Dopo un percorso parlamentare segnato da tensioni politiche e contrasti anche all’interno della maggioranza, la Camera ha approvato definitivamente la riforma sostenuta dal governo di Giorgia Meloni. Il voto, a scrutinio segreto, si è concluso con 227 favorevoli e 164 contrari, confermando la tenuta del centrodestra. Immediata la protesta delle opposizioni, che hanno esposto cartelli con le scritte «Legge truffa» e «No all’imbroglio», trasformando l’ultimo passaggio parlamentare in un duro confronto politico.
Il provvedimento modifica profondamente il sistema di voto italiano, sostituendo l’attuale modello misto con un impianto proporzionale accompagnato da un premio di maggioranza. La coalizione che raggiungerà almeno il 42% dei consensi potrà beneficiare di seggi aggiuntivi, entro limiti prestabiliti. La riforma introduce inoltre il voto di preferenza, pur mantenendo i capilista bloccati, e prevede l’indicazione preventiva del candidato alla presidenza del Consiglio, senza modificare le prerogative costituzionali del capo dello Stato.
Per Meloni, l’approvazione rappresenta una vittoria politica e la dimostrazione della compattezza della coalizione. La presidente del Consiglio rivendica soprattutto il ritorno delle preferenze, sostenendo che gli elettori potranno scegliere direttamente i propri rappresentanti. L’obiettivo dichiarato è garantire governi più stabili e un rapporto più diretto tra cittadini e istituzioni. La premier sottolinea anche l’introduzione del voto fuori sede per determinate categorie di elettori.
Di segno opposto la valutazione della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, che accusa il governo di modificare le regole elettorali per convenienza politica. Secondo la leader dem, il centrodestra starebbe concentrando le proprie energie sulla conservazione del potere mentre il Paese affronta difficoltà economiche, rincari energetici ed emergenze sociali. Schlein contesta inoltre l’indicazione del candidato premier, interpretandola come un tentativo di introdurre elementi del premierato attraverso una legge ordinaria.
Ancora più severo Giuseppe Conte. Il presidente del Movimento 5 Stelle denuncia l’innalzamento del numero di firme richieste alle nuove formazioni politiche per partecipare alle elezioni, ritenendolo un ostacolo al pluralismo. Critica inoltre l’impostazione della riforma, che a suo giudizio favorirebbe un’eccessiva concentrazione del potere politico.
Dal governo, Antonio Tajani respinge le accuse e rivendica il risultato parlamentare. Il leader di Forza Italia esclude inoltre la necessità di anticipare il voto, ribadendo la propria preferenza per la conclusione naturale della legislatura.
La battaglia politica, tuttavia, non si esaurisce con l’approvazione della legge. Restano aperti gli interrogativi sulla compatibilità costituzionale di alcune disposizioni e sui possibili effetti della riforma sulla rappresentanza parlamentare.
Il nuovo sistema nasce con l’ambizione dichiarata di rafforzare la governabilità, ma senza un consenso trasversale sulle regole del voto. Ed è proprio questa frattura, tra l’esigenza di stabilità rivendicata dalla maggioranza e le garanzie democratiche invocate dalle opposizioni, a delineare il prossimo terreno di scontro della politica italiana.













