Trattato sulle acque dell’Indo, l’ambasciatore del Pakistan in Italia Javed: «L’India rispetti gli accordi internazionali»

Trattato sulle acque dell’Indo, l’ambasciatore del Pakistan in Italia Javed: «L’India rispetti gli accordi internazionali»

K metro 0 – Roma – La crisi idrica tra Pakistan e India, il rispetto del diritto internazionale e il ruolo della diplomazia europea al centro di un’intervista esclusiva. Il Trattato sulle acque dell’Indo, firmato nel 1960, torna al centro delle tensioni diplomatiche tra Pakistan e India dopo la sentenza della Corte arbitrale del 31

K metro 0 – Roma – La crisi idrica tra Pakistan e India, il rispetto del diritto internazionale e il ruolo della diplomazia europea al centro di un’intervista esclusiva.

Il Trattato sulle acque dell’Indo, firmato nel 1960, torna al centro delle tensioni diplomatiche tra Pakistan e India dopo la sentenza della Corte arbitrale del 31 agosto 2026. Islamabad ribadisce la validità dell’accordo e contesta la decisione unilaterale di Nuova Delhi di sospenderne l’applicazione.

In un’intervista esclusiva, l’ambasciatore del Pakistan in Italia Ali Javed sottolinea l’importanza strategica delle risorse idriche per la sicurezza alimentare, l’agricoltura e la stabilità regionale, ribadendo la disponibilità del proprio Paese a riaprire il dialogo con l’India.

Particolare attenzione viene riservata al ruolo della comunità internazionale, dell’Unione Europea e dell’Italia, chiamate, secondo Islamabad, a favorire il rispetto degli accordi e una soluzione diplomatica della controversia.

Un confronto che affronta una delle questioni più delicate dell’Asia meridionale, dove la gestione dell’acqua si intreccia con il diritto internazionale, la sicurezza e il futuro di milioni di persone.

di Nizar Ramadan

Eccellenza, la recente sentenza della Corte arbitrale del 31 agosto 2026 ha confermato che il Trattato sulle acque dell’Indo del 1960 tra Pakistan e India resta pienamente in vigore. Quale rilevanza politica e giuridica attribuisce Islamabad a questa pronuncia e quali conseguenze potrebbe avere sui futuri rapporti con l’India?

Il Pakistan accoglie con favore la sentenza emessa il 31 agosto 2026 dalla Corte arbitrale (CoA) istituita ai sensi del Trattato sulle acque dell’Indo (IWT). Va sottolineato che si tratta di una «decisione unanime», che conferma la posizione coerente e fondata su principi del Pakistan: l’IWT, in quanto accordo vincolante per entrambe le parti, non può essere né «sospeso» né accantonato da nessuna di esse. La posizione unilaterale e pregiudiziale dell’India, secondo cui il Trattato sarebbe «in sospeso», risulta dunque priva di fondamento, poiché contraria al Trattato stesso. La Corte ha riaffermato il principio pacta sunt servanda: i trattati vanno rispettati in buona fede.

Il Trattato ha resistito a diverse guerre e a decenni di rapporti difficili. È considerato uno dei sistemi di condivisione delle risorse idriche più solidi al mondo, e la sua credibilità è un interesse comune. Sul piano politico, il Pakistan guarda alla sentenza come un’opportunità e non come a un motivo di scontro. La stiamo esaminando con attenzione per favorire un dialogo bilaterale nel quadro del Trattato.

Il Pakistan ha un’economia agricola, sempre più sotto pressione a causa dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale. Il sistema idrico dell’Indo è vitale per la nostra agricoltura, così come per la sicurezza energetica e alimentare. Per questo le regole di ripartizione e di stoccaggio delle acque, insieme allo scambio di informazioni, devono essere rispettate da entrambe le parti.

Quindi la gestione delle risorse idriche è fondamentale per la sicurezza alimentare, lo sviluppo economico e la stabilità dell’Asia meridionale. Alla luce delle recenti decisioni arbitrali, quali iniziative ritiene necessarie per assicurare il rispetto dell’IWT e tutelare gli interessi delle popolazioni che dipendono dal sistema fluviale dell’Indo?

Il Pakistan resta impegnato a risolvere pacificamente tutte le controversie con l’India, in linea con il proprio principio fondante di buon vicinato, e confida che a Nuova Delhi prevalga il buon senso, in modo da riaprire i canali del dialogo sulle questioni fondamentali, compresi i confini e le acque condivise, a beneficio delle rispettive popolazioni. Il Pakistan ha già avanzato un invito formale in tal senso.

Il Pakistan è disponibile a un confronto trasparente. Per continuare a trarre vantaggio dall’IWT, dobbiamo tornare a servirci delle istituzioni previste dal Trattato stesso, come la Commissione permanente per l’Indo, garantire il regolare scambio di dati idrologici e di informazioni sulle piene, e rispettare i meccanismi di consultazione e di risoluzione delle controversie stabiliti dalle disposizioni dell’IWT.

Inoltre, la decisione della Corte di imporre misure inibitorie nei confronti dei provvedimenti provvisori adottati dall’India in merito al progetto idroelettrico Ratle, dimostra che l’IWT funziona. L’India è tenuta ad astenersi dal proseguire determinati lavori di costruzione legati al progetto, in attesa della pronuncia dell’Esperto neutrale nominato dalla Banca Mondiale.

Nel complesso, la dimensione umanitaria non può e non deve essere trascurata. La trasmissione tempestiva dei dati sulle piene, ad esempio, salva vite umane su entrambi i lati del confine. La cooperazione su questi temi dovrebbe restare al riparo dalle convenienze della politica interna indiana.

Infine, il Pakistan sta investendo anche nella propria capacità di resilienza, attraverso lo stoccaggio idrico, l’irrigazione efficiente e l’adattamento climatico. Si tratta di sforzi interni che si affiancano a un approccio basato sulle regole e che non incidono in alcun modo sull’IWT.

In un contesto regionale segnato da tensioni persistenti, quale contributo possono offrire la comunità internazionale, l’Unione Europea e l’Italia per favorire il rispetto degli accordi internazionali e un dialogo costruttivo tra Pakistan e India sulla cooperazione idrica?

La comunità internazionale ha un legittimo interesse a far rispettare gli obblighi pattizi tra due Stati dotati di armi nucleari, situati nella regione più densamente popolata del mondo, la quale sta già vivendo una situazione di instabilità che ha ripercussioni particolarmente gravi sul Pakistan.

L’Unione Europea si distingue per il suo impegno a favore del multilateralismo e del diritto internazionale, e ha dunque l’autorevolezza per promuovere il dialogo e il rispetto delle norme internazionali. Il Pakistan apprezza il partenariato con l’Unione Europea, così come i rapporti tradizionalmente cordiali e di cooperazione con l’Italia, e le invita a svolgere un ruolo costruttivo per convincere l’India a rispettare i propri obblighi internazionali.

Il messaggio del Pakistan è chiaro: l’India non deve sottrarsi al dialogo, ma cercare di risolvere le divergenze sull’IWT secondo le procedure previste dal Trattato e in conformità con le decisioni della Corte arbitrale, regolarmente costituita.

Il Pakistan resta aperto e impegnato a un confronto trasparente. Il Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri pakistano ha scritto di recente al Segretario Generale delle Nazioni Unite, chiedendo che l’India si astenga con effetto

immediato da qualsiasi atto che possa bloccare, deviare, limitare, manipolare o comunque alterare il flusso delle acque che spettano legittimamente al Pakistan. In questo contesto, l’Unione Europea e l’Italia possono svolgere un ruolo determinante.

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