K metro 0 – Riad – Nuovi allarmi per missili e droni in Arabia Saudita, mentre gli Stati Uniti riducono la presenza del proprio personale diplomatico nel regno. Venerdì 30 ottobre le autorità saudite hanno annunciato l’intercettazione di diversi ordigni attribuiti ai ribelli Houthi dello Yemen. Il movimento ha però negato ogni coinvolgimento negli episodi
K metro 0 – Riad – Nuovi allarmi per missili e droni in Arabia Saudita, mentre gli Stati Uniti riducono la presenza del proprio personale diplomatico nel regno. Venerdì 30 ottobre le autorità saudite hanno annunciato l’intercettazione di diversi ordigni attribuiti ai ribelli Houthi dello Yemen. Il movimento ha però negato ogni coinvolgimento negli episodi della giornata, contestando la ricostruzione di Riad. La nuova tensione arriva mentre resta in vigore l’ordine americano di lasciare il Paese rivolto al personale governativo non essenziale e ai familiari dei dipendenti statunitensi.
Secondo le comunicazioni della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, le difese aeree hanno intercettato un drone nella regione di Makkah, un missile da crociera nella parte occidentale del Paese e un altro drone nell’area di Riad. Le autorità hanno inoltre riferito dell’abbattimento di un missile balistico nel sud del regno.
La responsabilità degli attacchi odierni è tuttavia contestata. Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha negato che il movimento abbia condotto operazioni contro l’Arabia Saudita il 30 ottobre, definendo falsa in particolare l’accusa relativa al drone intercettato nella regione di Makkah. Reuters ha riportato sia le dichiarazioni saudite sia la smentita degli Houthi. Non è stato possibile verificare indipendentemente la provenienza degli ordigni segnalati.
Al momento non risultano vittime confermate in relazione alle intercettazioni annunciate venerdì. Il giorno precedente, secondo le autorità saudite, la caduta di detriti di missili intercettati nella zona di Riad aveva provocato un ferito lieve e danni materiali.
In questo quadro si inserisce la decisione degli Stati Uniti di ridurre la presenza diplomatica nel Paese. Il dipartimento di Stato ha ordinato al personale governativo non essenziale e ai familiari dei dipendenti americani di lasciare l’Arabia Saudita per ragioni di sicurezza.
Il provvedimento, in vigore dal 23 ottobre, non costituisce un nuovo ordine di evacuazione annunciato venerdì. La misura era già stata comunicata nei giorni precedenti ed è stata richiamata nell’aggiornamento diffuso il 30 ottobre, riportato dall’agenzia turca Anadolu.
L’ambasciata statunitense a Riad ha avvertito del rischio di ulteriori attacchi missilistici e con droni, oltre che di possibili interruzioni dei collegamenti aerei. Il personale governativo americano è sottoposto a restrizioni nell’utilizzo degli aeroporti sauditi e deve ottenere specifiche autorizzazioni per gli spostamenti.
La decisione di Washington ha un peso politico che va oltre la protezione del personale. L’Arabia Saudita è uno dei principali partner degli Stati Uniti nel Golfo e svolge un ruolo centrale negli equilibri energetici internazionali. Ridurre la presenza diplomatica non significa interrompere la cooperazione con Riad, ma segnala un peggioramento della valutazione americana dei rischi per la sicurezza.
Per il governo saudita, la priorità è proteggere aeroporti, centri urbani e infrastrutture petrolifere da possibili attacchi. La minaccia di missili e droni può infatti avere conseguenze sui trasporti e sui mercati energetici anche quando gli ordigni vengono intercettati.
L’escalation si inserisce nelle tensioni regionali che coinvolgono lo Yemen e l’Iran, sostenitore degli Houthi. La divergenza tra le dichiarazioni saudite e la smentita del movimento yemenita rende però necessario distinguere le intercettazioni annunciate dalle responsabilità ancora da accertare.
Washington mantiene dunque una presenza diplomatica ridotta mentre Riad rafforza la vigilanza sul proprio territorio. L’evoluzione della crisi dipenderà anche dalla possibilità di verificare gli episodi denunciati e di evitare un ulteriore allargamento delle ostilità.













