Libano, l’ONU avverte: il ritiro dei caschi blu rischia di lasciare un vuoto di sicurezza

Libano, l’ONU avverte: il ritiro dei caschi blu rischia di lasciare un vuoto di sicurezza

K metro 0 – Beirut – Il ritiro dei caschi blu dal Libano meridionale rischia di creare un vuoto di sicurezza lungo il confine con Israele e di aumentare la possibilità di nuove escalation militari. L’allarme arriva dal sottosegretario generale delle Nazioni Unite per le operazioni di pace, Jean-Pierre Lacroix, che mercoledì 4 novembre ha

K metro 0 – Beirut – Il ritiro dei caschi blu dal Libano meridionale rischia di creare un vuoto di sicurezza lungo il confine con Israele e di aumentare la possibilità di nuove escalation militari. L’allarme arriva dal sottosegretario generale delle Nazioni Unite per le operazioni di pace, Jean-Pierre Lacroix, che mercoledì 4 novembre ha sollecitato il Consiglio di Sicurezza a chiarire quale presenza internazionale potrà sostituire UNIFIL dopo la conclusione del suo mandato.

Parlando con i giornalisti al termine di una visita in Medio Oriente, Lacroix ha riferito le preoccupazioni espresse dalle autorità libanesi per la perdita di un interlocutore terzo tra le forze armate di Beirut e l’esercito israeliano.

«Pensiamo davvero che l’esercito libanese e le forze di difesa israeliane possano essere lasciati l’uno di fronte all’altro senza alcuna terza parte?», ha domandato il responsabile ONU, sottolineando il ruolo della missione nel prevenire incidenti e mantenere aperti i canali di comunicazione.

Il Consiglio di Sicurezza ha stabilito nell’agosto 2025, con la risoluzione 2790, che UNIFIL cesserà le attività operative il 31 dicembre 2026. Da quella data inizierà un ritiro graduale, da completare entro un anno. La decisione è stata adottata nel quadro delle pressioni statunitensi e israeliane per porre fine alla missione, istituita nel 1978.

Washington e Tel Aviv ritengono che UNIFIL non sia riuscita a impedire il rafforzamento militare di Hezbollah nel Libano meridionale. Beirut sostiene invece che la presenza internazionale rimanga indispensabile, soprattutto mentre il controllo del territorio resta conteso e l’esercito libanese incontra difficoltà nel dispiegamento.

Il problema riguarda anche la popolazione civile. Secondo Lacroix, circa 10mila persone vivono ancora nell’area compresa tra la linea avanzata delle posizioni israeliane e la Linea Blu, il tracciato individuato dalle Nazioni Unite per verificare il ritiro israeliano dal Libano.

In questa zona, i caschi blu contribuiscono a facilitare il passaggio dei convogli umanitari, segnalare le violazioni e coordinare gli spostamenti in condizioni di sicurezza. La loro partenza potrebbe quindi interrompere attività che non si limitano alla sorveglianza militare.

Le difficoltà sono state evidenziate anche dal comandante di UNIFIL, il generale italiano Diodato Abagnara. In un’intervista a Reuters, Abagnara ha spiegato che il trasferimento delle postazioni alle forze libanesi potrebbe risultare particolarmente complesso, poiché oltre la metà si trova in aree attualmente controllate dalle truppe israeliane.

La questione si inserisce in una situazione già fragile. Gli scontri tra Israele e Hezbollah, ripresi nel marzo scorso, hanno provocato nuove distruzioni e sfollamenti. Il quadro di intesa raggiunto a giugno con la mediazione americana prevede il graduale ritiro israeliano e il rafforzamento dell’autorità dello Stato libanese nel sud, ma la sua attuazione procede lentamente.

Francia e Italia hanno avviato consultazioni per valutare una possibile presenza multinazionale dopo UNIFIL. Tra le ipotesi figurano una missione internazionale di sostegno all’esercito libanese e un maggiore coinvolgimento dell’Unione europea. Nessuna soluzione dispone però, al momento, di un mandato definito e condiviso.

Lacroix ha precisato che i piani per il ritiro sono pronti, ma sufficientemente flessibili da consentire un’eventuale nuova presenza delle Nazioni Unite.

Il nodo non è soltanto quanti militari resteranno nel Libano meridionale, ma chi potrà verificare gli incidenti e impedire che si trasformino in scontri più ampi. Senza un accordo sul dopo-UNIFIL, il rischio è che la fine di una missione quasi cinquantennale preceda la costruzione di un sistema di sicurezza capace di sostituirla.

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