K metro 0 – Tokyo – Il Giappone libererà le proprie riserve petrolifere già a partire da lunedì prossimo, 16 marzo, in risposta alle difficoltà nell’approvvigionamento di greggio dal Medio Oriente causate dalla guerra in Iran e dalla parziale chiusura dello Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato il primo ministro Sanae Takaichi ai giornalisti nella
K metro 0 – Tokyo – Il Giappone libererà le proprie riserve petrolifere già a partire da lunedì prossimo, 16 marzo, in risposta alle difficoltà nell’approvvigionamento di greggio dal Medio Oriente causate dalla guerra in Iran e dalla parziale chiusura dello Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato il primo ministro Sanae Takaichi ai giornalisti nella serata di oggi, 11 marzo, alla vigilia di un incontro tra i leader del G7 per discutere di un rilascio coordinato delle riserve in consultazione con l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie).
Il premier Takaichi – secondo Nova – ha precisato che il Giappone si prepara a liberare riserve petrolifere private pari a 15 giorni di consumo e riserve statali equivalenti a un mese. Il Paese detiene attualmente riserve complessive pari a 254 giorni di domanda interna, un margine considerevole in un momento in cui le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz alimentano preoccupazioni per la sicurezza energetica. Oltre il 90 per cento del greggio importato dal Giappone proviene dal Medio Oriente e transita principalmente attraverso lo stretto, di fatto bloccato da circa 11 giorni, con un calo atteso nel numero di petroliere in arrivo.
Il segretario capo di gabinetto Minoru Kihara ha dichiarato in conferenza stampa che “la pace e la stabilità nella regione mediorientale, compresa la sicurezza energetica, sono di estrema importanza per il Giappone”. Il ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria ha istituito la scorsa settimana una task force d’emergenza per monitorare i possibili effetti su approvvigionamento, attività aziendali e prezzi, mantenendo aperta l’opzione di rilascio delle riserve strategiche qualora la crisi si prolunghi. Il ministro del Commercio e dell’Industria Ryosei Akazawa ha impartito disposizioni ai funzionari affinché tengano sotto stretto controllo la stabilità delle forniture energetiche.
Le riserve petrolifere nazionali e private del Giappone furono costituite all’epoca della crisi petrolifera del 1973, quando il Paese si mosse per rafforzare la propria sicurezza energetica contro gli shock di approvvigionamento. In linea di principio, le riserve possono essere liberate solo in presenza di un rischio di interruzione significativa delle forniture. Il Giappone aveva già liberato riserve petrolifere nel 2022, aderendo a un’azione collettiva coordinata dall’Aie per allentare una crescente stretta globale sulle forniture in seguito all’invasione russa dell’Ucraina: in quella occasione, il governo rilasciò 22,5 milioni di barili, equivalenti a circa 11-12 giorni di domanda interna. Secondo l’ultimo libro bianco sull’energia del governo, il Medio Oriente ha rappresentato il 95,5 per cento delle importazioni giapponesi di greggio nell’anno fiscale 2024. Gli Emirati Arabi Uniti sono il principale fornitore di greggio del Giappone, seguiti da Arabia Saudita e Kuwait. Nell’ottica della sicurezza energetica, Tokyo ha a lungo cercato di diversificare le fonti di approvvigionamento, ma la dipendenza dal greggio mediorientale si è acuita dopo che le importazioni dalla Russia sono state ridotte negli ultimi anni.













