El Salvador, i processi di massa nel mirino: “Così vengono condannati anche gli innocenti”

El Salvador, i processi di massa nel mirino: “Così vengono condannati anche gli innocenti”

K metro 0 – El Salvador – Decine di migliaia di arresti, maxi-processi e un sistema giudiziario accusato di non distinguere più tra colpevoli e innocenti. È questo il quadro delineato da organizzazioni per i diritti umani e osservatori internazionali sullo stato di eccezione introdotto nel marzo 2022 dal presidente Nayib Bukele per contrastare le

K metro 0 – El Salvador – Decine di migliaia di arresti, maxi-processi e un sistema giudiziario accusato di non distinguere più tra colpevoli e innocenti. È questo il quadro delineato da organizzazioni per i diritti umani e osservatori internazionali sullo stato di eccezione introdotto nel marzo 2022 dal presidente Nayib Bukele per contrastare le gang che, per anni, hanno seminato violenza nel Paese.

Tra le vicende più emblematiche c’è quella di Antonio, arrestato nell’aprile del 2022 mentre rientrava dal lavoro. Aveva 26 anni, era incensurato e, secondo i familiari, non esistevano prove concrete che lo collegassero alla Mara Salvatrucha. Nonostante questo, è stato condannato a trent’anni di carcere al termine di un maxi-processo che ha coinvolto 254 imputati.

A raccontare la sua storia è María, nome di fantasia, amica della famiglia e chiamata a testimoniare in tribunale. Ne riferisce RTVE.es. “L’avviso mi è arrivato soltanto la sera prima dell’udienza”, spiega. Davanti alla giudice ha raccontato che Antonio aveva sempre lavorato come agricoltore e aiutante muratore e che non aveva mai avuto problemi con la giustizia. “Il suo avvocato era convinto che sarebbe stato rimesso in libertà. Le nostre testimonianze, però, non sono bastate”.

La donna ricorda anche il clima di tensione vissuto durante il processo. “Ero terrorizzata. Temevo che potessero arrestare anche me. Avevo il cuore in gola e le gambe mi tremavano”. Molti imputati seguivano l’udienza in videocollegamento. Solo una parte era presente nell’aula del tribunale speciale di San Salvador.

Le critiche si concentrano soprattutto sulla riforma della normativa contro il crimine organizzato, che ha reso possibili i maxi-procedimenti collettivi. Noah Bullock, direttore dell’organizzazione salvadoregna Cristosal, sostiene che oggi sia possibile processare centinaia di persone nello stesso procedimento senza una reale valutazione delle responsabilità individuali. “Il diritto alla difesa è stato di fatto neutralizzato”, afferma, denunciando un sistema che privilegia la rapidità delle condanne rispetto all’accertamento dei singoli fatti.

Dubbi analoghi vengono espressi anche dal giornalista investigativo Óscar Martínez, del quotidiano El Faro, che racconta di aver esaminato centinaia di fascicoli relativi ai primi mesi dello stato di eccezione. In diversi casi, spiega, le motivazioni dei fermi si limitavano a poche righe o al semplice riferimento a un presunto comportamento sospetto, senza ulteriori elementi di prova. Secondo Martínez, parlare di un autentico giusto processo, in queste condizioni, diventa sempre più difficile.

Anche le organizzazioni umanitarie denunciano un prezzo molto elevato sul piano delle garanzie fondamentali. Amnesty International riferisce che centinaia di detenuti sono morti durante la custodia dello Stato e ritiene che alcune violazioni possano configurare perfino crimini contro l’umanità. Il Movimento dei Lavoratori della Polizia Nazionale Civile sostiene inoltre che, soprattutto nella fase iniziale dello stato di eccezione, agli agenti fossero stati assegnati obiettivi numerici di arresti, con il rischio di coinvolgere anche persone estranee alle attività criminali.

Dietro questi numeri ci sono le storie delle famiglie. Elena racconta di non avere più notizie del figlio, arrestato nel 2022. Per anni ha affrontato lunghi viaggi per consegnargli un pacco in carcere, unico modo per sapere che fosse ancora vivo. Oggi, a causa delle difficoltà economiche e dei problemi di salute, non riesce più a farlo. Insieme ad altre donne ha aderito al movimento Madres por la Libertad, nato per chiedere processi equi e il riesame delle posizioni di chi si dichiara innocente.

Il presidente Bukele continua a difendere la propria strategia, attribuendole il drastico calo della criminalità e il ridimensionamento delle maras (bande criminali di strada, ndr). Una linea che continua a godere di un ampio consenso nel Paese, ma che alimenta un acceso confronto internazionale. È proprio sul delicato equilibrio tra sicurezza e Stato di diritto che oggi si concentra il dibattito: da una parte i risultati ottenuti nella lotta alle organizzazioni criminali, dall’altra le crescenti preoccupazioni per il progressivo ridimensionamento delle garanzie giudiziarie e delle libertà fondamentali.

di Sandro Doria

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