K metro 0 – Parigi – La Francia è stata il primo Paese al mondo a inserire esplicitamente nella propria Costituzione la libertà garantita di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza. Due anni dopo quella svolta, però, emerge un paradosso: la protezione giuridica dell’aborto non coincide necessariamente con la possibilità di accedervi rapidamente e nelle stesse
K metro 0 – Parigi – La Francia è stata il primo Paese al mondo a inserire esplicitamente nella propria Costituzione la libertà garantita di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza. Due anni dopo quella svolta, però, emerge un paradosso: la protezione giuridica dell’aborto non coincide necessariamente con la possibilità di accedervi rapidamente e nelle stesse condizioni su tutto il territorio.
A lanciare nuovamente l’allarme è il Planning Familial, secondo cui carenza di strutture, tempi di attesa, differenze territoriali e difficoltà nell’ottenere la modalità di interruzione desiderata continuano a pesare sui percorsi delle donne.
La distinzione è essenziale. In Francia il diritto non è formalmente in discussione. L’IVG può essere praticata fino alla fine della quattordicesima settimana di gravidanza, è coperta integralmente dall’assicurazione sanitaria e negli ultimi anni il legislatore ne ha progressivamente ampliato l’accesso, estendendo anche le competenze delle ostetriche.
Il problema si è spostato dal diritto all’organizzazione sanitaria
Il primo barometro realizzato dal Planning Familial con Ifop aveva già mostrato la dimensione della difficoltà: l’89 per cento delle persone intervistate segnalava la persistenza di ostacoli e più della metà delle donne che avevano abortito dichiarava di avere atteso oltre sette giorni per un appuntamento. Una donna su tre riferiva inoltre di avere subito pressioni da parte dell’ambiente circostante, di movimenti contrari all’aborto o di professionisti sanitari.
Sono dati prodotti da un’associazione impegnata direttamente nella difesa dell’accesso all’IVG e vanno letti come tali. Ma l’esistenza di disparità territoriali trova conferma anche nelle statistiche pubbliche.
Nel 2024, ultimo anno per il quale la Drees ha pubblicato un quadro nazionale dettagliato, in Francia sono state effettuate 251.270 interruzioni volontarie di gravidanza, circa settemila più dell’anno precedente. Il tasso è salito a 17,3 ogni mille donne tra 15 e 49 anni.
Dietro il dato nazionale esistono però realtà profondamente diverse. Nella Francia metropolitana il tasso oscillava tra 12,4 per mille nei Pays de la Loire e 23,1 in Provenza-Alpi-Costa Azzurra; nei territori d’oltremare raggiungeva 46,5 in Guyana. Anche gli spostamenti raccontano il problema: una quota delle donne deve lasciare il proprio dipartimento per accedere alla prestazione.
Sta cambiando inoltre il modo stesso in cui si abortisce. Nel 2024 il 45 per cento delle IVG è stato effettuato fuori dagli ospedali e l’80 per cento con metodo farmacologico. Le ostetriche hanno assunto un ruolo crescente: 1.442 hanno praticato IVG negli studi professionali, realizzandone oltre 50 mila.
Questa trasformazione amplia l’offerta, ma apre una seconda questione: garantire non soltanto l’accesso all’IVG, ma, quando clinicamente possibile, anche la scelta tra metodo farmacologico e strumentale.
Il governo francese riconosce che il problema esiste. Dopo la costituzionalizzazione ha annunciato misure per facilitare le convenzioni tra strutture sanitarie e professionisti, sviluppare l’IVG strumentale fuori dagli ospedali e misurare meglio tempi d’attesa e percorsi delle pazienti. La nuova strategia nazionale di salute sessuale 2026-2030 indica esplicitamente tra gli obiettivi l’uguaglianza territoriale nell’accesso a contraccezione e aborto.
Ed è probabilmente qui che si trova la seconda fase della battaglia francese sull’IVG.
L’inserimento nella Costituzione ha risposto alla domanda su quanto solidamente lo Stato protegga quella libertà. Ora resta da rispondere a una domanda più concreta: quanto vale un diritto costituzionalmente garantito se la possibilità di esercitarlo cambia a seconda del luogo in cui si vive?
Per la Francia la sfida non è più soltanto proteggere l’IVG dalla politica. È trasformare una garanzia costituzionale in un servizio sanitario realmente accessibile sull’intero territorio.













