Disinformazione, l’Ue si sfila da conferenza dopo le pressioni degli Usa

Disinformazione, l’Ue si sfila da conferenza dopo le pressioni degli Usa

K metro 0 – Bruxelles –  Il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), l’organismo diplomatico dell’Unione europea, ha ritirato il proprio sostegno istituzionale a una conferenza internazionale sulla disinformazione dopo le pressioni esercitate dagli Stati Uniti. La decisione ha suscitato critiche a Bruxelles, riaprendo il dibattito sull’autonomia europea nei rapporti con Washington e sulla libertà

K metro 0 – Bruxelles –  Il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), l’organismo diplomatico dell’Unione europea, ha ritirato il proprio sostegno istituzionale a una conferenza internazionale sulla disinformazione dopo le pressioni esercitate dagli Stati Uniti. La decisione ha suscitato critiche a Bruxelles, riaprendo il dibattito sull’autonomia europea nei rapporti con Washington e sulla libertà di affrontare il tema delle interferenze informative anche quando riguarda Paesi alleati.

La controversia riguarda la conferenza Disinfo2026, organizzata a Vilnius, in Lituania, dall’organizzazione EU DisinfoLab. A provocare le tensioni è stata una sessione dedicata alla possibilità di considerare anche gli Stati Uniti tra i Paesi coinvolti in attività di manipolazione e interferenza informativa straniera, un fenomeno che le istituzioni europee identificano con l’acronimo FIMI.

Secondo quanto riferito da Reuters, il Dipartimento di Stato americano avrebbe sollecitato alcuni governi alleati a prendere le distanze dall’iniziativa, contestando l’impostazione del dibattito. Oltre al servizio diplomatico dell’Ue, anche le autorità lituane e canadesi hanno ridimensionato il proprio coinvolgimento, mentre la Francia ha mantenuto il sostegno istituzionale all’evento.

Il SEAE ha giustificato la scelta spiegando che alcuni contenuti del programma non riflettevano le posizioni ufficiali dell’Unione europea. Una motivazione che non ha convinto diversi esponenti politici e organizzazioni impegnate nel contrasto alla disinformazione, secondo i quali la decisione rischia di trasmettere un segnale di debolezza nei confronti di Washington.

Da parte sua, l’amministrazione statunitense ha contestato l’idea che gli Stati Uniti possano essere indicati come una fonte di interferenze informative ai danni dell’Europa, sostenendo che un simile approccio rischi di compromettere la collaborazione tra alleati.

La vicenda mette in evidenza le crescenti divergenze tra Bruxelles e Washington sul modo di affrontare la disinformazione e sui confini del confronto pubblico. Pur avendo ritirato il proprio sostegno istituzionale, l’Unione europea ha mantenuto i finanziamenti destinati alla conferenza. Resta tuttavia aperta la questione dell’indipendenza delle istituzioni europee nell’affrontare temi politicamente sensibili, soprattutto quando coinvolgono uno dei principali partner internazionali dell’Ue.

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