Hormuz, l’ONU avverte: blocco dei fertilizzanti minaccia sicurezza alimentare

Hormuz, l’ONU avverte: blocco dei fertilizzanti minaccia sicurezza alimentare

K metro 0 – New York – La crisi nello Stretto di Hormuz rischia di avere conseguenze ben oltre il commercio marittimo e i mercati energetici. A preoccupare le Nazioni Unite è soprattutto la difficoltà di far arrivare i fertilizzanti ai Paesi che dipendono dalle importazioni per sostenere la produzione agricola. Se le forniture non riprenderanno

K metro 0 – New York – La crisi nello Stretto di Hormuz rischia di avere conseguenze ben oltre il commercio marittimo e i mercati energetici. A preoccupare le Nazioni Unite è soprattutto la difficoltà di far arrivare i fertilizzanti ai Paesi che dipendono dalle importazioni per sostenere la produzione agricola. Se le forniture non riprenderanno in tempi brevi, alcune economie dell’Asia e dell’Africa potrebbero affrontare una riduzione dei raccolti e nuove pressioni sui prezzi alimentari.

L’allarme è stato lanciato da Jorge Moreira da Silva, sottosegretario generale dell’ONU e direttore esecutivo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i servizi ai progetti (UNOPS), durante un’intervista a Reuters a Bangkok. Il funzionario ha richiamato l’attenzione sulle scadenze agricole: i fertilizzanti devono raggiungere i campi prima delle semine e un ritardo prolungato può compromettere un’intera stagione produttiva.

Al centro della crisi c’è lo Stretto di Hormuz, uno dei principali passaggi marittimi del commercio mondiale, dove le tensioni militari tra Iran, Stati Uniti e Israele hanno ostacolato il traffico delle navi mercantili. L’area del Golfo svolge un ruolo fondamentale anche nell’esportazione di prodotti destinati all’agricoltura. Prima del conflitto, da questo corridoio transitava circa un terzo dell’urea commercializzata a livello internazionale e quasi la metà dello zolfo trasportato via mare, utilizzato nella produzione di fertilizzanti.

Per evitare che le interruzioni delle forniture si trasformino in una crisi alimentare, le Nazioni Unite stanno lavorando a un meccanismo che consenta il passaggio controllato delle navi. La proposta prevede un centro di coordinamento in Oman, incaricato di registrare le imbarcazioni, verificare i carichi e seguire i transiti attraverso lo stretto.

Il sistema potrebbe entrare in funzione entro sette-dieci giorni da un eventuale accordo tra Washington e Teheran. Al momento, tuttavia, manca l’intesa politica necessaria per avviare le operazioni. Secondo Moreira da Silva, anche un flusso limitato ad almeno cinque navi al giorno potrebbe contribuire ad alleviare le difficoltà di approvvigionamento.

L’impatto della crisi potrebbe essere particolarmente pesante per i Paesi con minori risorse finanziarie, già esposti alla volatilità dei prezzi internazionali e agli effetti dei cambiamenti climatici. La scarsità di fertilizzanti non comporta soltanto costi più elevati per gli agricoltori: può indurre a ridurne l’utilizzo, con possibili ripercussioni sulla quantità di prodotti raccolti.

La FAO ha già segnalato il rischio di conseguenze sulla produzione agricola tra la seconda metà del 2026 e il 2027. Anche uno studio commissionato dalla Camera di commercio internazionale evidenzia gli effetti potenzialmente gravi di un’interruzione prolungata dei commerci, prospettando, nello scenario più critico, forti aumenti dei prezzi dei cereali.

La questione assume così una dimensione umanitaria. La riapertura delle rotte per i fertilizzanti non garantirebbe da sola la stabilità dei mercati alimentari, ma potrebbe evitare che le tensioni geopolitiche nel Golfo aggravino ulteriormente le difficoltà delle popolazioni più vulnerabili.

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