Iran, la guerra si sposta sulle rotte commerciali: 2 navi affondate a Hormuz, rischio di escalation

Iran, la guerra si sposta sulle rotte commerciali: 2 navi affondate a Hormuz, rischio di escalation

Nuovi attacchi nel Golfo mettono a rischio il traffico marittimo internazionale. Washington mantiene la pressione su Teheran, mentre la crisi minaccia anche le forniture alimentari mondiali. K metro 0 – Washington – Lo Stretto di Hormuz torna al centro della guerra tra Stati Uniti e Iran. Due navi mercantili sono affondate nelle acque vicine a

Nuovi attacchi nel Golfo mettono a rischio il traffico marittimo internazionale. Washington mantiene la pressione su Teheran, mentre la crisi minaccia anche le forniture alimentari mondiali.

K metro 0 – Washington – Lo Stretto di Hormuz torna al centro della guerra tra Stati Uniti e Iran. Due navi mercantili sono affondate nelle acque vicine a uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta, mentre si moltiplicano gli attacchi contro il traffico commerciale. Un’escalation che rischia di trasformare il confronto militare in una crisi economica internazionale, con ripercussioni sulle forniture energetiche, sui trasporti e sulla sicurezza alimentare.

Secondo Reuters, la portacontainer GFS Pride, battente bandiera di Singapore, è affondata dopo essere stata colpita il 13 ottobre da un proiettile di origine non identificata. L’impatto ha provocato un incendio a bordo, costringendo all’evacuazione tutti i 21 membri dell’equipaggio, tratti in salvo senza ferite. L’affondamento è stato confermato dall’Autorità marittima e portuale di Singapore.

Un secondo mercantile, la Cape Dao, registrata ad Antigua e Barbuda, è affondato dopo essere stato danneggiato in un attacco risalente al 23 settembre, nel quale aveva perso la vita un membro dell’equipaggio. I due naufragi rappresentano un ulteriore deterioramento della sicurezza marittima nella regione.

La situazione appare particolarmente delicata perché gli attacchi non riguardano più soltanto le petroliere. Anche portacontainer e navi portarinfuse sono esposte a rischi crescenti, con conseguenze potenzialmente gravi per gli scambi commerciali internazionali.

Secondo un’inchiesta di Reuters, Teheran starebbe modificando le proprie tattiche per intensificare la pressione sul traffico navale. Due alti funzionari iraniani, citati in forma anonima, hanno collegato la strategia all’obiettivo di mantenere elevati i prezzi del petrolio e aumentare la pressione politica su Washington in vista delle elezioni americane del 3 novembre. Si tratta di informazioni attribuite a fonti riservate, non di una direttiva militare pubblicamente confermata.

Sul versante statunitense, Donald Trump continua a perseguire una strategia che combina pressione economica, presenza navale e disponibilità al negoziato. Il presidente ha annunciato di voler evitare nuovi bombardamenti contro l’Iran prima delle elezioni di metà mandato, senza escludere operazioni successive. Non risulta tuttavia una nuova autorizzazione ufficiale a una campagna di attacchi sul territorio iraniano.

A preoccupare la comunità internazionale sono anche le conseguenze meno immediate della crisi. Le Nazioni Unite hanno avvertito che il blocco delle spedizioni di fertilizzanti attraverso Hormuz potrebbe provocare gravi difficoltà agricole in Asia e Africa. Un piano per agevolare il transito delle navi resta subordinato a un’intesa tra Washington e Teheran.

La sicurezza dello Stretto assume così una dimensione che supera il confronto militare. Ogni nuovo attacco aumenta i costi dei trasporti, accresce l’incertezza sui mercati e rende più complessa la ricerca di una soluzione diplomatica.

Il rischio maggiore è che la pressione esercitata sulle rotte commerciali provochi una risposta militare più ampia, alimentando una spirale di ritorsioni difficilmente controllabile.

Hormuz è ormai molto più di un teatro operativo: è il punto nel quale la guerra regionale incontra gli interessi dell’economia mondiale. E senza un’intesa capace di garantire la libertà di navigazione, anche un’eventuale pausa nei bombardamenti potrebbe rivelarsi insufficiente a fermare la crisi.

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Joseph Villeroy
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