K metro 0 – Washington – La sconfitta repubblicana alle elezioni di metà mandato sta modificando anche i rapporti tra Donald Trump e alcuni dei media conservatori che ne hanno sostenuto l’ascesa politica. Il gruppo editoriale di Rupert Murdoch mostra segnali di crescente insofferenza verso la Casa Bianca, mentre il Wall Street Journal attribuisce al
K metro 0 – Washington – La sconfitta repubblicana alle elezioni di metà mandato sta modificando anche i rapporti tra Donald Trump e alcuni dei media conservatori che ne hanno sostenuto l’ascesa politica. Il gruppo editoriale di Rupert Murdoch mostra segnali di crescente insofferenza verso la Casa Bianca, mentre il Wall Street Journal attribuisce al presidente la responsabilità principale del risultato elettorale e invita i repubblicani a interrogarsi sul futuro del partito. Un cambiamento significativo, ma non ancora una rottura dichiarata.
Il voto del 3 novembre ha consegnato ai democratici il controllo della Camera e del Senato, con vittorie anche in Stati tradizionalmente repubblicani. Il risultato ha aperto un confronto interno al partito sulle conseguenze della guerra contro l’Iran, sull’aumento del costo della vita e sulla strategia politica del presidente.
La reazione più netta è arrivata dal Wall Street Journal, che ha indicato Trump come il principale artefice della sconfitta, criticando la conduzione del secondo mandato e sollecitando una riflessione sull’identità del Partito repubblicano dopo la sua presidenza. Una posizione che assume particolare rilievo per il peso del quotidiano negli ambienti economici e conservatori americani.
Anche il New York Post ha cambiato registro. Il tabloid ha rappresentato Trump travolto da uno tsunami blu, il colore dei democratici, descrivendo il voto come una sconfitta storica. Nelle edizioni successive ha dato spazio alle tensioni tra il presidente e il vicepresidente JD Vance, soprattutto sulla guerra in Iran.
Il mutamento è visibile anche su Fox News. Sean Hannity, tra i conduttori più vicini al presidente, ha riconosciuto che il conflitto iraniano ha inciso profondamente sul risultato elettorale. Laura Ingraham ha criticato la difficoltà dell’amministrazione nel spiegare agli americani le ragioni della guerra.
Trump ha reagito attaccando la stessa emittente che per anni ha rappresentato uno dei principali punti di riferimento del suo pubblico. Durante la notte elettorale ha contestato i sondaggi di Fox News, criticato alcuni conduttori e accusato il canale di favorire i democratici. Ha comunque continuato a intervenire nelle sue trasmissioni, segno di un rapporto ancora stretto nonostante le tensioni.
Secondo il Financial Times, che ha raccolto le valutazioni di ex dirigenti del gruppo, Murdoch starebbe considerando gli effetti della sconfitta sugli equilibri politici conservatori. Le fonti descrivono un editore tradizionalmente attento a mantenere influenza sulle future leadership repubblicane. Non si tratta, tuttavia, di dichiarazioni pubbliche del magnate.
La questione ha anche una dimensione commerciale. In ottobre gli ascolti di Fox News nella fascia serale sono diminuiti del 28% rispetto all’anno precedente. Lachlan Murdoch, amministratore delegato di Fox Corporation, ha riconosciuto segnali di stanchezza tra gli spettatori. Il canale mantiene comunque la leadership dell’informazione televisiva via cavo negli Stati Uniti.
Prendere le distanze da Trump comporta un rischio: perdere una parte del pubblico conservatore a vantaggio di concorrenti come Newsmax. Restare strettamente legati al presidente, invece, potrebbe rendere più difficile accompagnare una futura trasformazione del Partito repubblicano.
Il risultato delle Midterm ha dunque aperto una fase di riposizionamento politico ed editoriale. Per l’universo Murdoch, la questione non riguarda soltanto il rapporto con Trump, ma anche il ruolo che i suoi media intendono svolgere nella definizione del conservatorismo americano dopo il 2028.













