K metro 0 – Tel Aviv – Via libera del governo israeliano alla prima fase del piano di pace per Gaza. Dopo la firma in Egitto tra Israele e Hamas l’ok del governo che determina ufficialmente l’entrata in vigore del cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi israeliani in cambio del rilascio di detenuti
K metro 0 – Tel Aviv – Via libera del governo israeliano alla prima fase del piano di pace per Gaza. Dopo la firma in Egitto tra Israele e Hamas l’ok del governo che determina ufficialmente l’entrata in vigore del cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi israeliani in cambio del rilascio di detenuti palestinesi, è arrivato nella notte. Secondo l’accordo raggiunto tra le parti, in totale è previsto il rilascio di 250 prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane e di circa 1.700 cittadini di Gaza in prigione dal 7 ottobre.
“Il governo ha ora approvato le linee guida per il rilascio di tutti gli ostaggi, vivi e morti”, ha annunciato l’ufficio del Primo Ministro nelle prime ore di venerdì mattina. Tutti i ministri del Partito Sionista Religioso e di Otzma Yehudit – riferisce il Jerusalem Post – hanno votato contro.
Sia Smotrich che Ben-Gvir hanno espresso la loro contrarietà principalmente a causa dello scambio di prigionieri palestinesi previsto per il ritorno degli ostaggi israeliani. Ben-Gvir durante il gabinetto di sicurezza che ha preceduto il Consiglio dei ministri cui hanno preso parte anche l’inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff, e il genero di Donald Trump, Jared Kushner, ha chiesto di mettere il veto sul rilascio di specifici prigionieri inclusi terroristi condannati.
Nessun pressing Usa intanto ci sarà sulla soluzione a due Stati. Alla domanda su quale fosse la sua opinione in merito Trump non ha preso posizione: “Non ho un’opinione. Mi atterrò a ciò che loro concorderanno”. Gli Stati Uniti contribuiranno con un contingente di circa 200 uomini a una forza multinazionale incaricata di monitorare e contribuire all’attuazione del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo hanno riferito funzionari anonimi citati dalla stampa statunitense, precisando che nessun militare Usa entrerà direttamente a Gaza.
“Quello che è successo oggi è un momento storico”, ha detto il presidente palestinese Mahmud Abbas, in un’intervista rilasciata all’emittente israeliana Channel 12. “Abbiamo sperato, e continuiamo a sperare, di poter porre fine allo spargimento di sangue che si sta verificando nella nostra terra, che sia nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania o a Gerusalemme Est”, ha detto Abbas. “Oggi siamo molto felici che lo spargimento di sangue sia cessato. Speriamo che rimanga così e che pace, sicurezza e stabilità prevalgano tra noi e Israele”.
Intanto, le forze armate israeliane hanno bombardato questa mattina all’alba le città di Khan Yunis e Gaza City, nel sud e nel nord della Striscia, nonostante l’annuncio di un accordo di cessate il fuoco tra Israele e il movimento islamista palestinese Hamas la notte scorsa. Lo riferisce l’agenzia di stampa palestinese “Wafa”, secondo cui le forze israeliane hanno bombardato la zona di Al Katiba, nel centro della città meridionale di Khan Yunis, con diversi colpi di artiglieria, mentre alcuni droni sorvolavano la città. Inoltre, l’Aeronautica israeliana avrebbe lanciato all’alba un violento attacco aereo nel centro della città di Khan Yunis. Anche la parte orientale di Gaza City è stata colpita da diversi attacchi aerei e bombardamenti di artiglieria israeliani, secondo quanto riportato da “Wafa”.
La ritorsione di Israele dopo il 07 ottobre, è andata ben oltre qualsiasi possibile interpretazione del diritto internazionale. I bombardamenti israeliani hanno ucciso oltre 62.000 palestinesi. Israele non ha limitato i bombardamenti ai combattenti di Hamas. L’IDF, ha bombardato l’intera popolazione civile di Gaza. Ha distrutto il 92% delle unità abitative e il 70% di tutte le strutture a Gaza. Ha preso di mira ospedali, cliniche ostetriche, centri alimentari, moschee, chiese, campi profughi, personale medico e umanitario.
La situazione infine, si è aggravata ulteriormente poi, con l’emissione di un mandato d’arresto da parte della Corte penale internazionale nei confronti di Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Galant, e con l’aumento delle pressioni da parte dei cittadini, i governi occidentali hanno imposto sanzioni, rivisto accordi e spinto per una soluzione a due Stati.













