Parigi, alla sbarra la galassia nera delle armi e dell’odio

Parigi, alla sbarra la galassia nera delle armi e dell’odio

K metro 0 – Parigi – Un ex poliziotto, due militari, un arsenale di guerra nascosto tra abitazioni private e caserme, chat Telegram dove si parlava di ebrei, musulmani e militanti di sinistra come possibili bersagli. È il quadro emerso nel processo aperto a Parigi contro sei uomini accusati, a vario titolo, di traffico di

K metro 0 – Parigi – Un ex poliziotto, due militari, un arsenale di guerra nascosto tra abitazioni private e caserme, chat Telegram dove si parlava di ebrei, musulmani e militanti di sinistra come possibili bersagli. È il quadro emerso nel processo aperto a Parigi contro sei uomini accusati, a vario titolo, di traffico di armi e reati legati al terrorismo di matrice ultranazionalista.

L’inchiesta, avviata dal Parquet nazionale antiterrorismo francese, ha portato alla luce una rete di simpatizzanti dell’estrema destra radicale accomunati dall’interesse per il nazismo e dalla disponibilità di un consistente arsenale. Un settimo imputato sarà giudicato separatamente poiché minorenne all’epoca dei fatti.

Al centro dell’indagine figura un ex agente di polizia residente nel dipartimento del Var. Durante le perquisizioni gli investigatori hanno sequestrato pistole, fucili d’assalto, munizioni, granate e altro materiale bellico. Nella sua abitazione sono stati inoltre rinvenuti busti di Adolf Hitler, immagini del regime di Vichy, copie del Mein Kampf e cimeli legati al Terzo Reich. L’uomo ha sostenuto che si trattasse di semplice interesse storico, respingendo ogni accusa di estremismo.

Secondo gli inquirenti, però, l’ex poliziotto avrebbe alimentato per mesi un traffico clandestino di armi destinato a militanti dell’ultradestra. Tra gli acquirenti figurava anche un giovane militare che condivideva la stessa fascinazione per l’universo nazista. Le transazioni documentate avrebbero superato i 15.000 euro.

L’aspetto che più preoccupa gli investigatori riguarda però il contenuto delle conversazioni scambiate sulla piattaforma Telegram. Dalle analisi effettuate dagli inquirenti emergono riferimenti a possibili azioni violente contro musulmani, ebrei, organizzazioni antifasciste e ambienti della sinistra radicale. Secondo diverse ricostruzioni della stampa francese, tra gli obiettivi evocati nelle chat comparivano anche luoghi di culto musulmani.

La vicenda arriva in un momento in cui le autorità francesi guardano con crescente attenzione alla minaccia proveniente dall’ultradestra radicale. Come ha sottolineato di recente Le Monde, il terrorismo d’estrema destra rappresenta ormai uno dei principali fronti di lavoro del Parquet nazionale antiterrorismo, che negli ultimi anni ha aperto numerose inchieste riguardanti gruppi neonazisti, suprematisti e reti clandestine attive sul web.

Secondo il quotidiano francese, il fenomeno si caratterizza sempre meno per organizzazioni strutturate e sempre più per piccoli gruppi o individui che si radicalizzano online, spesso attraverso piattaforme di messaggistica criptata. Un modello che rende più difficile l’attività di prevenzione e di intelligence.

Anche questo procedimento sembra confermare tale evoluzione. Gli imputati non apparterrebbero infatti a una struttura gerarchica tradizionale, ma a una rete informale unita da riferimenti ideologici comuni, dall’interesse per le armi e da una retorica razzista e antisemita.

Sarà ora il tribunale di Parigi a stabilire se il gruppo fosse soltanto un circuito illegale di compravendita di armamenti o se esistesse un progetto più concreto finalizzato alla preparazione di attentati. Una distinzione fondamentale in un Paese che continua a confrontarsi con minacce estremiste provenienti da matrici ideologiche diverse ma ugualmente pericolose.

di Sandro Doria

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