K metro 0 – Bruxelles – Per milioni di consumatori europei acquistare un capo d’abbigliamento o un accessorio su piattaforme come Shein, Temu o AliExpress potrebbe diventare meno conveniente. Dal 1° luglio l’Unione europea introduce un contributo fisso di 3 euro sulle spedizioni provenienti da Paesi extra Ue con un valore inferiore ai 150 euro,
K metro 0 – Bruxelles – Per milioni di consumatori europei acquistare un capo d’abbigliamento o un accessorio su piattaforme come Shein, Temu o AliExpress potrebbe diventare meno conveniente. Dal 1° luglio l’Unione europea introduce un contributo fisso di 3 euro sulle spedizioni provenienti da Paesi extra Ue con un valore inferiore ai 150 euro, una misura che punta a frenare l’esplosione degli acquisti online a basso costo e a rafforzare i controlli sulle merci in ingresso.
La decisione nasce da un dato che Bruxelles considera ormai insostenibile. Secondo la Commissione europea, infatti, nel corso del 2024 sono arrivati nel mercato comunitario circa 4,6 miliardi di piccoli pacchi, il 91% dei quali spediti dalla Cina. Un flusso che, oltre a mettere sotto pressione le dogane, ha alimentato un modello commerciale fondato su spedizioni dirette ai consumatori, spesso difficili da verificare. Come sottolinea RTVE.es, l’attuale esenzione per gli acquisti sotto i 150 euro era stata pensata in un contesto completamente diverso, quando il commercio elettronico internazionale aveva volumi decisamente inferiori.
Il nuovo contributo sarà calcolato in base alla tipologia della merce. Se un ordine comprende più prodotti appartenenti alla stessa categoria, il costo aggiuntivo sarà uno solo. Se invece il pacco contiene articoli diversi, ad esempio un capo d’abbigliamento, un dispositivo elettronico e un accessorio, il contributo verrà applicato a ciascuna categoria.
Sebbene il prelievo sia formalmente a carico delle aziende che esportano verso l’Europa, è difficile immaginare che non finisca per riflettersi almeno in parte sul prezzo pagato dai clienti.
Per la Commissione europea la questione non riguarda soltanto la concorrenza. Bruxelles sostiene infatti che l’enorme mole di spedizioni rende più complesso verificare il rispetto delle norme europee sulla sicurezza dei prodotti e sulla tutela dei consumatori.
Anche Euronews evidenzia questo aspetto, ricordando che una parte dei prodotti importati attraverso le grandi piattaforme digitali non rispetta pienamente gli standard comunitari. Diverse verifiche effettuate da associazioni di consumatori hanno individuato, in alcuni casi, sostanze chimiche oltre i limiti consentiti e articoli non conformi alle norme europee, soprattutto nei settori dell’abbigliamento e dei giocattoli.
La riforma modifica anche il quadro delle responsabilità. Con le nuove regole saranno direttamente le piattaforme online, e non più gli acquirenti, a essere considerate importatrici dei prodotti. Ciò significa che dovranno rispondere del rispetto della normativa europea e potranno essere chiamate a rispondere in caso di violazioni.
C’è poi un’altra motivazione, meno evidente ma non secondaria: quella ambientale. Milioni di piccoli pacchi spediti singolarmente comportano un impatto significativo sul trasporto internazionale. Ridurre il numero delle spedizioni e favorire una logistica più efficiente rientra tra gli obiettivi della strategia europea per contenere le emissioni legate al commercio online.
Per chi acquista sulle piattaforme extraeuropee la conseguenza più immediata sarà un aumento del costo finale degli ordini, a cui potrebbero aggiungersi tempi di consegna leggermente più lunghi, legati ai controlli doganali.
Per i commercianti europei, invece, Bruxelles ritiene che il nuovo sistema possa contribuire a riequilibrare una concorrenza che negli ultimi anni è stata fortemente condizionata dal diverso regime fiscale applicato alle importazioni di basso valore.
Il contributo da 3 euro rappresenta comunque una misura transitoria. L’obiettivo dell’Unione europea è completare nei prossimi anni la riforma del sistema doganale con un’unica piattaforma digitale comune, che consentirà di monitorare in tempo reale le importazioni e applicare regole uniformi a tutte le merci in ingresso, indipendentemente dal loro valore.
di Sandro Doria













