Giordania, sale a nove morti il bilancio dell’attacco a una chiesa ortodossa durante un funerale

Giordania, sale a nove morti il bilancio dell’attacco a una chiesa ortodossa durante un funerale

K metro 0 – Amman – È salito a nove morti il bilancio dell’attacco armato contro una chiesa greco-ortodossa nel sud della Giordania, dove venerdì 23 ottobre un gruppo di uomini ha aperto il fuoco sui partecipanti a una cerimonia funebre. L’ultimo aggiornamento è stato diffuso sabato dalla Direzione della pubblica sicurezza giordana, dopo il

K metro 0 – Amman – È salito a nove morti il bilancio dell’attacco armato contro una chiesa greco-ortodossa nel sud della Giordania, dove venerdì 23 ottobre un gruppo di uomini ha aperto il fuoco sui partecipanti a una cerimonia funebre. L’ultimo aggiornamento è stato diffuso sabato dalla Direzione della pubblica sicurezza giordana, dopo il decesso di un’altra persona ricoverata in ospedale. Decine i feriti, alcuni dei quali in condizioni gravi.

La sparatoria è avvenuta nella località di Hamoud, nel governatorato di Karak, a circa 120 chilometri a sud-ovest della capitale Amman. Secondo le ricostruzioni raccolte dalle autorità e dai testimoni, gli aggressori hanno raggiunto la chiesa di San Giorgio mentre numerose persone erano riunite per un funerale, sparando contro i presenti prima di allontanarsi.

Le testimonianze descrivono momenti di panico all’interno e all’esterno dell’edificio religioso. Alcuni fedeli si sono gettati a terra per cercare riparo, mentre altri hanno tentato di nascondersi. Un sopravvissuto, intervistato da Reuters, ha raccontato di aver inizialmente scambiato gli spari per un’esplosione accidentale. Solo quando i colpi sono proseguiti ha compreso che si trattava di un’aggressione armata.

Le autorità giordane hanno definito l’episodio un attacco terroristico e avviato una vasta operazione per individuare i responsabili. Al momento non risultano rivendicazioni da parte di organizzazioni estremiste. Gli investigatori non hanno inoltre stabilito pubblicamente se gli assalitori siano collegati a gruppi attivi all’interno o all’esterno del Paese.

Il re Abdullah II ha condannato duramente la strage e ordinato una revisione delle misure di sicurezza e delle strategie di contrasto all’estremismo. Durante una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale, il sovrano ha chiesto una risposta ferma contro i responsabili, sottolineando la necessità di proteggere la popolazione e impedire nuovi attacchi.

Il monarca si è recato anche a Karak per visitare i feriti e incontrare i rappresentanti della comunità locale. Nel frattempo, le autorità hanno rafforzato la sorveglianza presso edifici pubblici, sedi diplomatiche e luoghi particolarmente frequentati. Il primo ministro Jafar Hassan ha proclamato tre giorni di lutto nazionale a partire da venerdì, disponendo le bandiere a mezz’asta negli uffici governativi.

La strage ha colpito profondamente la minoranza cristiana giordana, che rappresenta una piccola parte della popolazione di un Paese a maggioranza musulmana. Karak è conosciuta per la presenza storica di comunità cristiane e per una tradizione di convivenza religiosa.

La Chiesa greco-ortodossa ha condannato l’aggressione, ribadendo la volontà della comunità di continuare a vivere nel Paese. Condanne sono arrivate anche dalle autorità religiose musulmane e da rappresentanti internazionali, che hanno richiamato la necessità di difendere i luoghi di culto e la libertà religiosa.

Mentre proseguono le indagini, resta da chiarire il movente della sparatoria. Le autorità cercano gli aggressori e verificano eventuali collegamenti con reti estremiste, senza escludere altre piste investigative.

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