K metro 0 – Washington – Gli Stati Uniti non escludono una nuova offensiva militare contro l’Iran, mentre Teheran avverte che non consentirà alle navi da guerra americane di avvicinarsi alle proprie acque territoriali. La tensione nel Golfo Persico torna a salire dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che continua ad alternare minacce di intervento e
K metro 0 – Washington – Gli Stati Uniti non escludono una nuova offensiva militare contro l’Iran, mentre Teheran avverte che non consentirà alle navi da guerra americane di avvicinarsi alle proprie acque territoriali. La tensione nel Golfo Persico torna a salire dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che continua ad alternare minacce di intervento e aperture diplomatiche, senza chiarire se Washington abbia già deciso di riprendere i bombardamenti.
Interrogato sabato 24 ottobre sulla possibilità di un nuovo attacco, il presidente americano ha evitato di indicare tempi precisi, sostenendo che potrebbe scegliere la via militare oppure raggiungere un accordo con la Repubblica islamica. Trump ha ribadito di ritenere Teheran interessata a negoziare, pur mettendo in dubbio la sua disponibilità a rispettare un’eventuale intesa.
Le parole del presidente seguono quelle pronunciate venerdì durante un comizio in Florida, quando aveva evocato una nuova operazione sul modello di Epic Fury, il nome attribuito alla campagna militare americana contro l’Iran. In precedenza Trump aveva tuttavia escluso nuovi attacchi prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Non risulta quindi confermata una data per un’eventuale offensiva.
La risposta iraniana è arrivata attraverso i vertici militari. Il generale Ali Abdollahi, comandante del quartier generale congiunto delle forze armate, ha dichiarato che le unità statunitensi non saranno autorizzate a entrare nel Golfo Persico né ad avvicinarsi alle acque iraniane. L’avvertimento riguarda anche lo Stretto di Hormuz, al centro del confronto tra i due Paesi per il controllo delle rotte energetiche.
Sul piano politico, il presidente Masoud Pezeshkian ha accusato Washington di aver compromesso i precedenti tentativi di negoziato, pur ribadendo la necessità di arrivare a una soluzione. Secondo quanto riferito dall’ambasciatore iraniano in Pakistan, Teheran avrebbe proposto di riaprire lo Stretto di Hormuz in cambio della fine del blocco navale americano contro i porti iraniani. La proposta, trasmessa attraverso la mediazione di Islamabad, non avrebbe finora prodotto un’intesa.
La crisi ha conseguenze anche sulla presenza diplomatica statunitense nella regione. Il Dipartimento di Stato ha disposto una riduzione del personale nelle ambasciate in Giordania, Libano, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, dopo informazioni di intelligence su presunti piani iraniani per colpire cittadini americani. Le sedi rimangono aperte, ma operano con organici ridotti. Washington sostiene che queste misure precauzionali non siano direttamente collegate alla preparazione di nuovi bombardamenti.
A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono gli scontri nello Yemen e le minacce dei ribelli Houthi contro l’Arabia Saudita, mentre le tensioni attorno a Hormuz continuano a condizionare il traffico marittimo e i mercati energetici.
Tra dichiarazioni militari, iniziative di sicurezza e tentativi di mediazione, resta dunque aperta la possibilità di un accordo. Ma le posizioni di Washington e Teheran rimangono distanti, soprattutto sulle condizioni per la riapertura dello stretto e sulla revoca delle misure di pressione economica americana.













