Iran-Usa, diplomazia e minacce di guerra: Hormuz al centro del confronto

Iran-Usa, diplomazia e minacce di guerra: Hormuz al centro del confronto

Iran-Usa, Trump valuta nuovi attacchi: negoziati sullo Stretto di Hormuz K metro 0 – Teheran – Stati Uniti e Iran mantengono aperti i canali diplomatici, ma il rischio di una nuova escalation militare resta elevato. Mentre il Qatar tenta di avvicinare le posizioni di Washington e Teheran, la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei avverte che

Iran-Usa, Trump valuta nuovi attacchi: negoziati sullo Stretto di Hormuz

K metro 0 – Teheran – Stati Uniti e Iran mantengono aperti i canali diplomatici, ma il rischio di una nuova escalation militare resta elevato. Mentre il Qatar tenta di avvicinare le posizioni di Washington e Teheran, la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei avverte che qualsiasi nuovo attacco americano o israeliano riceverà una risposta immediata, senza limiti geografici. La Casa Bianca non ha ancora deciso se riprendere le operazioni militari, mentre lo Stretto di Hormuz rimane il principale ostacolo a un’intesa.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato sabato 31 ottobre, a margine del G20 di Atlanta, che il presidente Donald Trump non ha preso alcuna decisione su nuovi raid contro l’Iran. Washington, ha spiegato, privilegia una soluzione diplomatica, pur mantenendo la capacità di intervenire militarmente. Rubio ha inoltre confermato che i contatti diretti e indiretti tra le parti non si sono mai completamente interrotti.

Secondo Reuters, negoziatori iraniani hanno incontrato sabato a Doha i mediatori qatarioti, dopo oltre dodici ore di colloqui svolti venerdì a Teheran. Le consultazioni, coordinate attraverso contatti con Washington, mirano a evitare una ripresa dei combattimenti dopo le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre.

La mediazione riguarda soprattutto le condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas. Teheran chiede la revoca delle restrizioni sui propri porti, lo sblocco dei beni iraniani congelati e il riconoscimento di un sistema di navigazione concordato con l’Oman.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha riferito ad Al Jazeera che, nell’ambito del piano discusso con i mediatori, i tempi tecnici per la riapertura dello Stretto potrebbero ridursi a due giorni, purché vengano soddisfatte le condizioni iraniane. Non si tratta dunque dell’annuncio di una riapertura imminente, ma di una proposta subordinata a un accordo politico.

Sul tavolo c’è anche una lettera inviata dal vicepresidente americano JD Vance alle autorità iraniane. Araghchi ne ha riconosciuto il valore come possibile apertura al dialogo, precisando tuttavia che non sono previsti incontri diretti finché Washington non accetterà le richieste di Teheran. Trump ha ridimensionato la portata dell’iniziativa, collegandola soprattutto alla possibilità di facilitare l’ingresso di forniture mediche nel Paese.

Nel frattempo, Khamenei ha ordinato alle forze armate di rafforzare la preparazione militare e aggiornare l’elenco dei potenziali obiettivi americani e israeliani. Secondo le agenzie iraniane Irna e Tasnim, la Guida suprema ha chiesto una risposta efficace a qualsiasi nuova minaccia, estendendo la deterrenza oltre i confini nazionali. Le dichiarazioni arrivano in un contesto segnato dalla guerra iniziata a febbraio e dalle ripetute minacce di nuovi attacchi. I Paesi del Golfo temono che un’ulteriore escalation possa colpire infrastrutture energetiche e traffici marittimi, con ripercussioni ben oltre la regione.

Il confronto resta quindi sospeso tra due strategie: Washington cerca garanzie prima di alleggerire la pressione sull’Iran, mentre Teheran pretende concessioni concrete prima di riaprire pienamente Hormuz e avviare negoziati diretti. Il successo della mediazione qatariota dipenderà dalla possibilità di superare questa sequenza di condizioni reciproche. Senza un’intesa sulla sicurezza della navigazione, anche un eventuale riavvicinamento diplomatico rischia di restare fragile.

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Nizar Ramadan
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