K metro 0 – Riyadh – L’Iran ha chiesto agli Stati Uniti di rimuovere il blocco navale nello Stretto di Hormuz e di rinviare i negoziati sul proprio programma nucleare. Tuttavia, secondo quanto riportato dai media, l’amministrazione di Donald Trump si starebbe preparando a mantenere il blocco per un periodo prolungato, con l’obiettivo di costringere
K metro 0 – Riyadh – L’Iran ha chiesto agli Stati Uniti di rimuovere il blocco navale nello Stretto di Hormuz e di rinviare i negoziati sul proprio programma nucleare. Tuttavia, secondo quanto riportato dai media, l’amministrazione di Donald Trump si starebbe preparando a mantenere il blocco per un periodo prolungato, con l’obiettivo di costringere la Repubblica islamica a concessioni più ampie.
Nel frattempo, il traffico nello Stretto di Hormuz è sceso ai minimi dall’inizio del conflitto. I prezzi del petrolio continuano a salire rapidamente a causa delle restrizioni ai movimenti in entrata e in uscita dai porti iraniani. Teheran, inoltre, sta affrontando crescenti difficoltà nello stoccaggio della propria produzione. Ridurre l’estrazione o chiudere i giacimenti, infatti, è un processo complesso e lento. Di conseguenza, anche con una produzione ridotta, il Paese si trova a gestire un surplus di petrolio invenduto, accumulato in serbatoi di fortuna, mentre l’intera economia resta sotto pressione.
Secondo il The Wall Street Journal, durante una riunione alla Casa Bianca lunedì, Trump avrebbe invitato i suoi collaboratori a prepararsi a un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, lasciando intendere di non prevedere una soluzione rapida al conflitto. La strategia punta a contrapporre il blocco statunitense a quello iraniano, nella speranza che la pressione economica induca Teheran a fare concessioni, in particolare sul dossier nucleare. Ieri, sul social Truth, Trump ha scritto che il blocco starebbe portando l’Iran verso uno «stato di collasso».
Il presidente Usa considera il blocco di Hormuz l’opzione più praticabile al momento, ritenendo invece rischiose le alternative: una ripresa dei bombardamenti contro l’Iran oppure una de-escalation che equivarrebbe, di fatto, a un ritiro da un conflitto diretto.
Nel frattempo, i leader dei Paesi del Golfo si sono riuniti a Gedda, in Arabia Saudita, per discutere della guerra: si tratta del primo incontro dall’inizio del conflitto. Gli Emirati Arabi Uniti hanno inoltre annunciato a sorpresa che, a partire dal primo maggio, lasceranno l’OPEC, il cartello che riunisce alcuni dei principali esportatori di petrolio al mondo e che esercita un’influenza significativa sui prezzi globali dell’energia. Da quella data, Abu Dhabi potrà gestire autonomamente la propria produzione, senza dover rispettare le quote imposte dall’organizzazione. La decisione rischia di indebolire soprattutto Riyadh, principale attore dell’OPEC, e di ridurre la capacità complessiva dei Paesi produttori di incidere sull’andamento dei prezzi.













