K metro 0 – Francoforte – La notizia economica più importante della giornata europea riguarda la Banca centrale europea e il possibile ritorno a una politica monetaria più restrittiva. Isabel Schnabel, componente del Comitato esecutivo della BCE, ha dichiarato oggi che i tassi di interesse dovranno probabilmente salire ancora perché l’attuale livello non sarebbe sufficiente
K metro 0 – Francoforte – La notizia economica più importante della giornata europea riguarda la Banca centrale europea e il possibile ritorno a una politica monetaria più restrittiva. Isabel Schnabel, componente del Comitato esecutivo della BCE, ha dichiarato oggi che i tassi di interesse dovranno probabilmente salire ancora perché l’attuale livello non sarebbe sufficiente a riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2% nel medio periodo. È un segnale particolarmente significativo perché arriva dopo che la BCE aveva già effettuato a giugno il primo rialzo dei tassi in quasi tre anni.
Il problema centrale è l’energia. La guerra in Medio Oriente ha provocato un forte aumento dei costi energetici e il rischio è che lo shock non rimanga confinato ai carburanti e alle bollette, ma si trasferisca progressivamente a trasporti, produzione industriale, alimentari e servizi. Schnabel ha avvertito che l’inflazione potrebbe rimanere sopra il 2% per un periodo prolungato. La questione è delicata perché l’economia dell’area euro, pur mostrando una certa resilienza, non è abbastanza forte da rendere indolore una nuova stretta monetaria.
I mercati stanno già cercando di anticipare la decisione. Reuters riferisce che gli operatori si aspettano un possibile rialzo nella riunione di settembre, mentre la BCE non sembra intenzionata, almeno per ora, a impegnarsi pubblicamente in una lunga sequenza di aumenti. La decisione definitiva dipenderà anche dai dati sull’inflazione di agosto e dalle nuove proiezioni economiche.
La conseguenza più immediata riguarda il costo del denaro. Un rialzo dei tassi significa finanziamenti più costosi per famiglie e imprese e può rendere più onerosi mutui, prestiti e investimenti. Ma esiste anche il problema opposto: se la BCE non interviene davanti a un’inflazione energetica persistente, il rischio è che lo shock diventi più difficile da controllare in seguito.
La situazione è quindi particolarmente complessa. L’Europa si trova davanti a una possibile combinazione di energia cara, inflazione persistente e crescita ancora fragile. L’IMF aveva già segnalato che lo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente rappresentava un rischio per la crescita europea, mentre la BCE continua a monitorare attentamente l’effetto dei prezzi energetici sulla domanda e sull’inflazione.
La partita di settembre sarà perciò molto più importante di una normale decisione sui tassi: dirà quanto la BCE ritenga duraturo il nuovo shock energetico e quanto sia disposta a sacrificare crescita e credito per evitare che l’inflazione torni a radicarsi.













