Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno firmato un accordo che amplia la presenza militare americana nell’isola senza modificarne formalmente la sovranità. Dietro l’intesa c’è una questione molto più ampia: il controllo strategico dell’Artico e il futuro equilibrio tra Washington, NATO, Russia e Cina. K metro 0 – New York – Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia
Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno firmato un accordo che amplia la presenza militare americana nell’isola senza modificarne formalmente la sovranità. Dietro l’intesa c’è una questione molto più ampia: il controllo strategico dell’Artico e il futuro equilibrio tra Washington, NATO, Russia e Cina.
K metro 0 – New York – Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno raggiunto un nuovo equilibrio sulla sicurezza dell’Artico. L’accordo trilaterale firmato a New York, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, rafforza considerevolmente la capacità militare americana sull’isola e aggiorna un rapporto strategico che affonda le proprie radici nella Guerra fredda. Il punto essenziale, tuttavia, è distinguere ciò che cambia da ciò che rimane invariato.
La Groenlandia non passa sotto la sovranità degli Stati Uniti. Rimane un territorio autonomo all’interno del Regno di Danimarca e l’intesa riconosce, secondo Copenhagen, sia l’integrità territoriale del Regno sia il diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese.
Ciò che Washington ottiene è invece un ampliamento significativo della propria capacità di operare militarmente in uno dei territori geograficamente più importanti dell’emisfero settentrionale.
Due nuovi siti militari e il rafforzamento di Pituffik
Secondo il testo dell’accordo riportato da Reuters, gli Stati Uniti potranno istituire due nuove aree militari: Narsarsuaq, nella Groenlandia meridionale, e Mestersvig, sulla costa orientale. A queste si aggiunge l’espansione della Pituffik Space Base, oggi principale installazione militare statunitense sull’isola.
Narsarsuaq possiede inoltre un forte valore storico. Durante la Seconda guerra mondiale ospitava la base americana Bluie West One e successivamente perse gran parte della propria funzione militare. Mestersvig, invece, è attualmente utilizzata anche nell’ambito delle attività danesi nell’Artico. Reuters aveva anticipato l’apertura dei due siti alla vigilia della firma dell’accordo.
L’intesa si inserisce nel quadro giuridico costruito dal Defense of Greenland Agreement del 1951, attraverso il quale Stati Uniti e Danimarca avevano già regolato la presenza militare americana sul territorio groenlandese. Il nuovo accordo non nasce quindi nel vuoto: amplia e aggiorna un’architettura di sicurezza esistente da oltre settant’anni.
Secondo Associated Press, l’intesa prevede inoltre che Paesi esterni alla NATO non possano stabilire una presenza militare in Groenlandia.
Sovranità: la distanza tra la posizione americana e quella danese
È probabilmente questo il passaggio politicamente più delicato dell’intera vicenda.
Il presidente statunitense Donald Trump ha presentato l’accordo in termini particolarmente ampi, sostenendo che esso garantisca agli Stati Uniti un controllo permanente sulla sicurezza groenlandese.
La formulazione utilizzata dal governo danese è sensibilmente diversa.
Prima della firma, la premier Mette Frederiksen aveva dichiarato ufficialmente che l’accordo riconosce «la sovranità e l’integrità territoriale del Regno e il diritto del popolo groenlandese all’autodeterminazione». Il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen aveva a sua volta sottolineato che l’intesa riconosce gli interessi della Groenlandia e il suo ruolo nella cooperazione internazionale.
Questa differenza terminologica è sostanziale.
L’espansione delle prerogative militari statunitensi non equivale infatti, sul piano giuridico, al trasferimento della sovranità territoriale. Reuters riferisce inoltre che l’accordo dovrà essere approvato dai parlamenti di Groenlandia e Danimarca prima dell’entrata in vigore; il patto non avrebbe una data di scadenza e potrebbe essere modificato soltanto consensualmente.
Il risultato è quindi una soluzione che permette a Washington di ottenere una presenza strategica più estesa senza realizzare l’ipotesi, evocata ripetutamente da Trump nei mesi precedenti, di un’acquisizione americana della Groenlandia.













