Francia, dopo le proteste il governo apre sul salario minimo: obiettivo 1.500 euro netti

Francia, dopo le proteste il governo apre sul salario minimo: obiettivo 1.500 euro netti

K metro 0 – Parigi – Il governo francese valuta un aumento anticipato del salario minimo per rispondere alla mobilitazione sociale che giovedì ha portato centinaia di migliaia di persone nelle strade del Paese. Il ministro del Lavoro Jean-Pierre Farandou ha dichiarato che sarebbe importante superare la soglia dei 1.500 euro netti mensili, rispetto agli

K metro 0 – Parigi – Il governo francese valuta un aumento anticipato del salario minimo per rispondere alla mobilitazione sociale che giovedì ha portato centinaia di migliaia di persone nelle strade del Paese. Il ministro del Lavoro Jean-Pierre Farandou ha dichiarato che sarebbe importante superare la soglia dei 1.500 euro netti mensili, rispetto agli attuali 1.477,93 euro. L’esecutivo sta esaminando la possibilità di anticipare al 1° dicembre la rivalutazione normalmente prevista per gennaio, senza escludere un incremento supplementare.

Intervenendo venerdì mattina su TF1, Farandou ha precisato che le trattative con sindacati e organizzazioni imprenditoriali proseguiranno fino a domenica. L’obiettivo è raggiungere un compromesso prima della conferenza sociale convocata per lunedì 9 novembre dal primo ministro Sébastien Lecornu.

Il ministro ha insistito sulla necessità di intervenire rapidamente, ma ha chiarito che nessuna misura è stata approvata. L’eventuale anticipo della rivalutazione dovrebbe essere deciso la prossima settimana per entrare in vigore dal primo dicembre.

Il governo valuta anche un aumento straordinario, il cosiddetto coup de pouce, che si aggiungerebbe all’adeguamento automatico del salario minimo. In Francia lo Smic viene rivalutato ogni gennaio sulla base dell’andamento dei prezzi e dei salari, con ulteriori adeguamenti durante l’anno quando l’inflazione supera determinate soglie. L’ultimo aumento discrezionale risale al luglio 2012.

La disponibilità dell’esecutivo arriva dopo una giornata di scioperi e manifestazioni che ha coinvolto lavoratori pubblici e privati, studenti e pensionati. Secondo il ministero dell’Interno, giovedì hanno partecipato alle proteste 575.000 persone, mentre la CGT ne ha contate 1,6 milioni. Le cifre divergono sensibilmente, ma entrambe indicano una mobilitazione di dimensioni nazionali.

Le manifestazioni hanno interessato oltre 190 città, provocando interruzioni nei trasporti e disagi nelle scuole. A Parigi il corteo principale si è svolto lungo un percorso autorizzato dalle autorità, mentre in alcune città si sono verificati scontri e arresti. Le rivendicazioni riguardano soprattutto il potere d’acquisto, i salari, la difesa dei servizi pubblici e le prospettive occupazionali.

La soglia dei 1.500 euro netti rappresenterebbe un aumento relativamente contenuto rispetto alle richieste sindacali. La CFDT propone un incremento di 100 euro mensili, mentre la CGT chiede un aumento immediato del 10%, pari a circa 150 euro, nell’ambito di una revisione più ampia delle retribuzioni.

Un secondo nodo riguarda i contratti collettivi. In numerosi settori professionali le tabelle retributive prevedono ancora livelli inferiori allo Smic, anche se i lavoratori devono comunque ricevere almeno il minimo legale. Questa situazione comprime le differenze salariali e può ridurre il beneficio economico degli avanzamenti di carriera.

Farandou ha annunciato che il governo dispone già di una bozza di decreto per incentivare le organizzazioni imprenditoriali ad aggiornare i minimi contrattuali, intervenendo sul sistema delle riduzioni contributive. L’efficacia della misura è tuttavia discussa, anche per la complessità della sua applicazione. Le associazioni datoriali temono che nuovi aumenti del costo del lavoro aggravino le difficoltà delle imprese, soprattutto quelle più piccole, in una fase di rallentamento economico.

La conferenza sociale di lunedì sarà quindi il primo banco di prova per la risposta del governo. Sul tavolo non c’è soltanto il superamento dei 1.500 euro netti, ma la possibilità di riaprire una trattativa più ampia sulle retribuzioni, mentre la protesta continua a esercitare pressione sull’esecutivo.

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