Israele e Turchia, la rivalità si estende dalla Siria al Mediterraneo

Israele e Turchia, la rivalità si estende dalla Siria al Mediterraneo

K metro 0 – Ankara – La Siria è diventata uno dei principali terreni di confronto strategico tra Israele e Turchia, due potenze regionali che, pur evitando uno scontro diretto, perseguono obiettivi sempre più difficili da conciliare. La competizione si inserisce nella ridefinizione degli equilibri mediorientali, accelerata dall’indebolimento della rete di alleanze costruita dall’Iran nella

K metro 0 – Ankara – La Siria è diventata uno dei principali terreni di confronto strategico tra Israele e Turchia, due potenze regionali che, pur evitando uno scontro diretto, perseguono obiettivi sempre più difficili da conciliare. La competizione si inserisce nella ridefinizione degli equilibri mediorientali, accelerata dall’indebolimento della rete di alleanze costruita dall’Iran nella regione.

Per Israele, la priorità resta impedire che ai propri confini si consolidino forze militari considerate ostili e preservare la libertà di intervento nello spazio aereo siriano. Ankara, al contrario, sostiene il rafforzamento delle istituzioni di Damasco e punta a una Siria stabile, capace di controllare il territorio e contenere le formazioni curde che considera una minaccia alla propria sicurezza nazionale.

La distanza tra le due strategie è emersa con particolare evidenza il 18 agosto, quando Israele ha colpito la base aerea di Abu al-Duhur, nella provincia siriana di Idlib. Secondo un’analisi dell’Institute for National Security Studies israeliano, l’operazione rappresentava un avvertimento contro un possibile dispiegamento di forze turche e sistemi di difesa aerea nell’area. La Turchia considera invece il sostegno al governo di Damasco essenziale per stabilizzare il proprio confine meridionale e naturalmente consolidare la propria influenza regionale.

Il confronto si intreccia con la questione delle minoranze, particolarmente i curdi. Ankara sostiene l’integrazione delle Forze democratiche siriane nelle istituzioni statali, purché venga superata la loro autonomia militare. Israele teme che un rafforzamento eccessivo di Damasco possa alterare gli equilibri di sicurezza stabiliti esclusivamente da Tel Aviv, a partire dal controllo dei cieli, sino all’occupazione militare delle intere alture del Golan.

Proprio il 12 ottobre Ankara ha contestato Israele al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, denunciando le incursioni israeliane nella Siria meridionale, sostenendo che rischiano di compromettere la stabilizzazione del Paese. Ha richiamato l’accordo di disimpegno del 1974 e criticato le attività israeliane lungo la cosiddetta linea Sufa 53, nella provincia di Quneitra.

Le relazioni tra Turchia e Israele sono ai minimi storici, caratterizzate da una forte competizione geopolitica e da uno scontro sistematico che va ben oltre la questione palestinese.

La rivalità si estende anche al Mediterraneo orientale, dove la cooperazione tra Israele, Grecia e Cipro assume un’importanza crescente sul piano energetico, militare e diplomatico. Ankara osserva con preoccupazione il consolidamento di questo asse, che considera potenzialmente deleterio ai propri interessi marittimi e strategici. Specialmente dopo l’accordo del valore di circa 3 miliardi di euro, per la fornitura israeliana alla Grecia di sistemi di difesa antiaerea e antimissile: che ha accentuato le preoccupazioni di Ankara. Per Israele, il rafforzamento dei rapporti con Atene e Nicosia rappresenta anche un modo per diversificare le proprie alleanze regionali.

Sul fronte libanese, intanto, Israele continua le operazioni militari specialmente nel sud del Paese, sostenendo di voler impedire la ricostituzione delle capacità militari del movimento sciita. La pressione sul Libano si inserisce nella più ampia strategia israeliana volta a limitare l’influenza iraniana e a impedire il ripristino delle rotte di rifornimento militare attraverso la Siria.

Questa proiezione su più fronti comporta tuttavia costi diplomatici, bellici ed economici crescenti. Le operazioni israeliane alimentano tensioni con diversi attori regionali e complicano i tentativi di costruire un sistema di sicurezza condiviso. Resta aperta anche la questione del rapporto con Washington, principale alleato di Israele ma legato alla Turchia attraverso la Nato.

Gli Stati Uniti sembrano orientati a preservare una doppia capacità: cooperare con Ankara quando gli interessi coincidono e mantenere alternative regionali quando divergono. In questo quadro, occorre capire se Israele e Grecia si limitino a beneficiare di tale equilibrio oppure cerchino di orientare Washington verso una linea più restrittiva nei confronti di Ankara.

Israele e Turchia condividono l’interesse a contenere l’influenza iraniana, ma divergono profondamente sul futuro della Siria e sugli equilibri del Mediterraneo orientale. La sfida non riguarda soltanto il controllo di singoli territori o rotte strategiche: investe la definizione stessa del nuovo ordine regionale e il ruolo che ciascuna potenza intende esercitare.

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Nizar Ramadan
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